Benvenuti nel mio blog personale!

Visto che si tratta del mio primo post all’interno del blog, vorrei prima spiegarvi da dove nasce l’idea di questo nome.
Ho deciso di chiamare così questo spazio in omaggio ad una delle più grandi saghe letterarie, e poi cinematografiche, dell’ultimo secolo: sto parlando di Harry Potter, il maghetto più amato di tutti i tempi, scaturito dalla fervida immaginazione della scrittrice inglese, oggi famosa in tutto il mondo, J. K. Rowling.

Il Pensatoio, in particolare,  è un oggetto magico utilizzato dal preside della scuola di Hogwarts, Albus Silente, per rivedere i suoi ricordi. Ha l’aspetto di un lavabo di pietra poco profondo, sul quale sono incise rune e strani simboli. E’ riempito da una sostenza argentata che assomiglia a gas liquido. Al suo interno vi sono contenuti i ricordi che le persone decidono di estrarre dalla propria mente tramite l’utilizzo della bacchetta magica, e che assumono la forma di filamenti lattiginosi.
Le persone possono così rivivere i ricordi più importanti della propria vita ogni volta che desiderano o, come nel caso di Harry, vedere quelli degli altri dal proprio punto di vista.

Questo è il senso  che ho voluto dare al mio blog: rielaborare frammenti di ricordi, di sensazioni, di esperienze che ho vissuto in prima persona o ai quali ho assistito, che hanno lasciato un segno indelebile dentro di me. Una sorta di magazzino virtuale dove possa inserire liberamente, e senza limite di spazio, riflessioni e considerazioni personali.

Oggi ho deciso di parlarvi di La La Land, il film di Damien Chazelle, candidato a 14 premi Oscar, che sta sbancando il botteghino delle sale di tutto il mondo. Vincitore di sette Golden Globe, del Premio del Pubblico al Toronto International Film Festival e di altri numerosi riconoscimenti, viene già definita dal pubblico la pellicola dell’anno, nonostante sia appena iniziato, ma io non voglio parlarvi di questo film dal punto di vista tecnico (a questo ci penseranno i miei colleghi della sezione “Cinema”) o fornirvi una sterile recensione (ne trovate quante volete su internet, sia entusiaste, che negative), piuttosto, voglio condividere con voi le sensazioni e gli spunti di riflessione che questo musical è riuscito a fornirmi.

Che La La Land sia un film che vuole far sognare lo si capisce fin dall’inizio: la prima scena, infatti, si apre con un’inquadratura sugli automobilisti stressati e annoiati, bloccati nel traffico di Los Angeles (quanti di noi si possono facilmente riconoscere in loro?), che, improvvisamente, decidono di scendere dalle proprie auto e di mettersi a ballare e cantare tutti insieme.

Quasi un tentativo di esorcizzare le paure e gli ostacoli che questa società super frenetica e alienante ci pone davanti ogni giorno. Un modo per “staccare la spina” ed evadere da un mondo che sembra ormai lasciare sempre meno spazio alla libertà espressione e alla creatività, e, anzi, ci stritola fra lavoro, impegni, riunioni e code interminabili da percorrere per spostarci da un posto ad un altro.

La La Land è esattamente questo: una parentesi di spensieratezza e di follia all’interno di un contesto grigio, piatto e dominato dalle logiche del mercato e dell’arricchimento personale.
All’interno di questa parentesi troviamo Mia (Emma Stone), un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini alle star del cinema di Hollywood, e Sebastian (Ryan Gosling), un musicista jazz, che sbarca il lunario suonando negli eleganti piano bar di LA. Tra i due esplode un’intensa e travolgente storia d’amore, alimentata dalla grande passione che i due nutrono per i propri sogni (diventare un’attrice Mia, aprire un locale jazz tutto suo Sebastian), in un rapporto di complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco.

Ma saranno propri i sogni, ciò che li aveva fatti innamorare e quello a cui avevano dedicato tutta la loro vita, a mettere in crisi il loro rapporto.  O meglio, il risvolto materialista e razionale dei sogni, trapiantati nella realtà del XXI secolo, dominata da un sistema socio-economico in grado di trasformare i sogni in macchine produttrici di incassi. Quando il successo investirà prima la vita di Sebastian e poi quella di Mia, i due dovranno scendere a compromessi con la realtà in cui si trovano a vivere, con le bollette da pagare e con un futuro che appare sempre meno roseo all’orizzonte. Vivere per il proprio sogno o trasformarlo in uno strumento commerciale per guadagnarsi da vivere?

È questo il dilemma che i due protagonisti si trovano a vivere in prima persona e che li porterà a dover prendere una decisione drastica, in seguito alla quale le loro vite saranno destinate a cambiare per sempre. Il regista sembra quindi volerci sussurrare che, a volte, per sopravvivere ci si deve adattare, anche a costo di perdere l’amore della nostra vita. Perché l’amore, si sa, così come può nascere, allo stesso modo può finire, ma i sogni no.

I sogni continuano a vivere con noi e dentro di noi. E nessuno potrà mai portarceli via. Non importa quanto la realtà che ci circonda possa fare schifo, noi potremo sempre rifugiarci dentro i nostri sogni.

Dopo tutto siamo a Los Angeles, ci ricorda continuamente la pellicola, siamo nella città “che venera tutto e che non dà valore a niente”, la città dei sogni troppo spesso infranti e delle luci.

La città dove, anche quando piove, non importa, perché domani, sì domani, sarà un altro giorno di sole!