Fu un aristocratico contadino Cincinnato (ovvero “riccioluto”), vissuto tra il 520 e il 430 a.C., definito da Tito Livio “ultima speranza del potere del popolo romano”. Aveva passato gli ottant’anni quando fu proclamato per la seconda volta dittatore. Amava sia il furore dell’agone politico, sia la quiete della vita agreste. Possedeva un piccolo podere di quattro iugeri fuori Roma. La prima volta che fu nominato dittatore – Roma era segnata da lotte intestine, progrediva l’anarchia e si rendeva quindi necessaria l’affermazione di un potere forte che ripristinasse ordine e disciplina – stava arando la terra: una delegazione di senatori si recò da lui pregandolo di accettare l’incarico. E Cincinnato accettò, dopo che la moglie Racilia gli aveva portato la toga appesa – accanto a vanghe e a rastrelli – a un gancio del capanno: raggiunse Roma, attraversando il Tevere, su una barca noleggiata “a spese dello Stato”. Il suo decisivo intervento portò alla sconfitta degli Equi, sancita nella battaglia del Monte Algido. Il popolo romano gli fu grato ma sia i patrizi che i plebei temevano che il suo potere finisse per nuocere ai rispettivi interessi.

Constatato che la sua presenza non era gradita, Cincinnato decise di fare ritorno all’amato podere. Ma a Roma la situazione non migliorava: crescevano infatti i casi di corruzione tra i politici, i consoli eletti si dimostravano sistematicamente indegni di ricoprire tale carica e l’esercito reclamava una maggiore autorità. Serviva di nuovo un potere forte, capace di conferire alla vita politica lustro e credibilità, e di frenare smodate ambizioni. E per la seconda volta fu proclamato dittatore, e per la seconda volta fu una delegazione di senatori a recarsi nel suo podere: lo trovarono nudo, sull’aratro, impegnato a vangare la terra: nudità simbolo di semplicità rigorosa e austera. Cincinnato accettò l’incarico, indossò la toga – in questo caso doppiamente necessaria – e si recò a Roma, dove riportò l’ordine. Compiuta la missione, ritornò nel suo podere a coltivare la terra. Nessuno lo avrebbe più disturbato.

Lucio Quinzio Cincinnato lascia la campagna per accettare la dittatura