Se Jean-Paul Marat non avesse sofferto di una dermatite fastidiosa, e a tratti corrosiva, la storia della Francia sarebbe stata, probabilmente, diversa. Politico, medico, giornalista, fu tra i protagonisti della Rivoluzione francese. Vicino ai cordiglieri, fu eletto presidente del temutissimo club dei giacobini. Scampò a diversi attentati orditi dai suoi nemici, i controrivoluzionari, distribuiti in un ampio ventaglio di fazioni. Altri tentativi di abbreviargli la vita furono pianificati ma poi non compiuti perché era bravissimo nel far perdere le proprie tracce, conoscendo a menadito tutti i luoghi riposti e segreti di Parigi e dintorni. Ma era noto ai più che Marat era costretto a passare gran parte della giornata – nonostante la Rivoluzione assorbisse le sue migliori energie – nella vasca da bagno dove, con sali speciali, cercava di lenire l’insopportabile prurito causato dalla dermatite, da lui stesso definita “il mio peggior nemico”. E chi lo voleva morto, doveva dunque trovare anzitutto chi lo avrebbe tradito, rivelando il suo nascondiglio: lì ci sarebbe stata, sicuramente, una vasca da bagno, con lui dentro. E quando la soffiata arrivò, fu la girondina Charlotte Corday, armata di un coltello da cucina, a fare irruzione nel suo covo.

La donna – che voleva giustiziare Marat reo, a suo avviso, di tradire gli ideali della Rivoluzione – si diresse direttamente nel bagno. Sapeva che lo avrebbe trovato là: varcata la soglia, dopo una vibrante schermaglia verbale, lo trafisse. Che in quel fatidico momento Marat avesse in mano un foglio di carta e una penna d’oca, i suoi strumenti preferiti per trasmettere il verbo rivoluzionario, non è cosa sicura. Ma al riguardo non tergiversò il pittore Jacques-Louis David che a quel celebre omicidio dedicò un quadro esso stesso destinato a diventare celebre: “per immortalare Marat e consegnarlo ai posteri secondo giustizia – dichiarò David – non potevo che raffigurarlo così”.

Jacques-Louis David, La morte di Marat, anche noto come Marat assassinato, olio su tela (165×128 cm), 1793, conservato nel museo reale delle belle arti del Belgio di Bruxelles