Per quanto sia lento e dolce il ritmo del sognare, ho sempre trovato nella bruttezza del mondo melodie ben più originali. Se il bello strizza l’occhio a visioni angeliche e un po’ naïf, il brutto è quel pozzo di creatività a cui attinge ogni avanguardia. Ombre, metamorfosi e distorsioni sono, in fondo, fatte di genialità.

L’immaginazione mi ha sempre fatto volare alto. Mi ha fatto dimenticare di confini, restrizioni e di ogni possibile forma di opposizione. Mi ha spinto ad uscire di casa e cercare la mia strada. Ma è una strada fatta di fango e di indicazioni non se ne vede neanche l’ombra.

 La realtà è sempre stato il banco di prova della fantasia, la sua sintesi perfetta.

Ed è un bene.

La realtà, la disarmonia, l’inaspettato hanno l’assurda capacità di trasformare in materia grezza le aspirazioni e le finte utopie che ci vengono vendute. Hanno la strana capacità di raffinare e di inquinare al tempo stesso ogni prodotto dell’immaginazione. Al pari di un filtro, l’ostacolo si offre come occasione di testare quello che si ritiene importante.

Immaginare è lecito, ma superare i prodotti della propria immaginazione un imperativo. È un po’ una maledizione e un po’ una cura, ma sbattere la testa contro un muro è forse il miglior modo per abbatterlo.

E allora continuo a scrivere nella speranza che queste parole siano un giorno abbastanza forti da superare le barriere, che siano queste astratte o meno.

Foto di proprietà di © Alessio De Santis

In copertina: Francis Bacon, Tre studi per un ritratto di Lucian Freud (1964)