“È come se un dio, qui, avesse costruito con enormi blocchi di pietra la sua casa.”
Friedrich Nietzsche

È proprio questa l’impressione che si ha passeggiando tra le antiche e imponenti rovine del Parco Archeologo di Paestum.
Fin dalla sua riscoperta, avvenuta intorno alla metà del XVII secolo, Paestum è un luogo che affascina visitatori da tutto il mondo. Divenne subito una delle mete preferite del Grand Tour da parte della giovane aristocrazia europea ma fu anche tappa obbligatoria per numerosi artisti, filosofi e letterati. Solo per elencare i più famosi, oltre al già citato Nietzsche, qui passarono: Canova, Cozens, Goethe, Piranesi, Turner, Winckelmann e tanti altri.

Paestum nel 1858, in un disegno di William Stanley Haseltine. Fonte: www.art.thewalters.org

Il sito sorge nella Piana del Sele, in Provincia di Salerno, in un’area abitata fin dall’Età Paleolitica, ma la città che oggi chiamiamo col nome di Paestum fu fondata solo nel VII secolo a.C. da parte di alcuni coloni greci provenienti da Sibari, in Calabria. Con il loro arrivo decisero di battezzare l’abitato Poseidonia, in onore al dio greco del mare. Nel V secolo a.C. la città cadde in mano ai Lucani, un’antica popolazione italica. Il loro dominio durò fino al 273 a.C., quando i romani la conquistarono e la fecero diventare una colonia di diritto latino. L’abitato prosperò fino al tardo impero, ma con la caduta di Roma il declino diventò irreversibile; le continue incursioni saracene e la diffusione della malaria fecero presto abbandonare e dimenticare Paestum fino alla sua successiva riscoperta.

Porta Sirena, Paestum. Fonte: www.museopaestum.beniculturali.it

Dell’antica città rimane ancora ben visibile la poderosa cinta muraria composta da grandi blocchi di pietra, un tempo costellata da ben ventotto torri di guarda, mentre le porte d’accesso erano quattro e corrispondevano ai punti cardinali. Di queste solo tre sono giunte fino a noi (Porta Sirena, Porta Giustizia e Porta Marina); sciaguratamente la quarta (Porta Aurea) fu demolita agli inizi del XIX secolo per far posto alla costruzione di una strada.

Tempio di Cerere, Paestum. Fonte: www.informagiovaniagropoli.it

Per poter accedere all’area archeologica è necessario prima acquistare il biglietto unico presso l’annesso Museo Archeologico Nazionale e poi dirigersi verso l’ingresso che si trova nei pressi del cosiddetto Tempio di Cerere, in realtà dedicato alla Dea Atena. Questo è l’unico tempio di cui si ha la certezza a quale divinità fosse dedicato, infatti qui furono ritrovate numerose statuette raffiguranti la dea in armi. Il tempio fu costruito nella zona più alta della città attorno al 500 a.C. e presenta ancora intatta l’elegante peristasi composta da sei colonne nei lati minori e da tredici colonne nei lati maggiori, tutte in stile dorico, a differenza di quelle del pronao (oggi quasi del tutto perduto) che erano in stile ionico.

Tomba dell’eroe fondatore, Paestum. Fonte: www.museopaestum.beniculturali.it

Dirigendosi verso sud si prosegue lungo la Via Sacra dove si possono osservare i perimetri delle mura delle case di un quartiere residenziale e il Sacello Ipogeico, una tomba dedicata al fondatore di Poseidonia divenuta poi oggetto di culto eroico.
Dopo aver oltrepassato il quartiere abitativo si arriva finalmente al Foro, il cui impianto risale al III secolo a.C. e su cui si affacciano e vi gravitano i resti di numerosi monumenti.
Gli archeologi hanno potuto riconoscere le strutture di antiche tabernae, i luoghi delle attività commerciali; una Basilica, dove vi si amministrava la giustizia; il Tempio Italico o Capitolium, cioè il tempio dedicato alle tre divinità (Giove, Minerva e Giunone) che formavano la triade capitolina; l’Anfiteatro; l’Ekklesiasterion e il Comitium, i luoghi deputati alle assemblee pubbliche e ai comizi politici.

Tempio di Nettuno, Paestum. Fonte: www.bloomsbury.com

Proseguendo ancora verso sud si giunge alla seconda area sacra dell’antica città, qui infatti si possono ammirare in tutta la loro solennità i due templi più grandi di Paestum.
Il primo che ci accoglie è il cosiddetto Tempio di Nettuno, eretto nella metà del V secolo a.C., la cui intitolazione è incerta: Hera, Zeus e Apollo sono le altre ipotesi. Questo è l’edificio templare meglio conservato di tutto il sito, il più imponente e forse anche il più affascinante, perché il colore dorato della pietra varia di sfumatura al cambiar delle ore del giorno. Le facciate sono costituite da sei colonne doriche mentre i lati lunghi da quattordici. È possibile accedervi all’interno e una volta entrati vi si rimane sorpresi dalla austera e massiccia mole capace ancora di far suscitare forti emozioni. La cella non è più esistente però si possono osservare le due file di colonne che dividevano l’ambiente in due navate.

Interno della Basilica, Paestum. Fonte: www.bloomsbury.com

La Basilica è il terzo ed ultimo tempio, il più antico, e si ipotizza che la costruzione fosse iniziata intorno al 560 a.C. e durò per circa trent’anni. La slanciata peristasi, sempre in stile dorico, dona leggerezza alla struttura ed è composta da nove colonne nei due fronti e da diciotto colonne nei lati maggiori. Nonostante la denominazione impropria, oggi sappiamo che in questo complesso non vi si amministrava la giustizia; fu invece, con assoluta certezza, un luogo di culto, probabilmente dedicato alla dea Hera.

 

Immagine di copertina: Tempio di Cerere, Paestum. Fonte: www. almatravelcentre.com.au