Di Francesca Maria De Matteis

 

[…] Ride la casa del padre

Zeus tonante, delle dee alla voce delicata

che si diffonde; e risuona la cima dell’Olimpo nevoso

e la dimora degli immortali; […].

(Esiodo, Teogonia, vv.40-43, trad. di G. Arrighetti)

 

Al confine tra le due regioni della Macedonia e della Tessaglia, il Monte Olimpo si staglia imponente nella Grecia nord-orientale. Il territorio che lo circonda è pianeggiante e attraversandolo in macchina si riesce ad ammirare la straordinarietà di questo rilievo. Alto 2.917 metri, non è difficile immaginare il motivo per cui gli antichi greci lo identificavano come la dimora degli dei. Quasi perennemente avvolto da una coltre di nubi che nasconde la vetta e buona parte delle pendici, il monte sembra fare di tutto per dissuadere curiosi, turisti e scalatori dall’impresa. La scalata del Monte Olimpo appare, infatti, come una sfida affascinante e impegnativa.

Fonte: filoseventi.it

Per una superficie di 120 km2 attorno al Monte Olimpo si estende il Parco Nazionale che da esso prende il nome. Istituito nel 1938, ventun anni dopo la prima conquista della vetta del monte più alto del Paese, comprende anche la valle di Tembi. Qui scorre il fiume Peneo, che sfocia più a nord, nel golfo di Salonicco.

Una tipica strada di montagna, in salita e piena di curve ma perfettamente asfaltata e percorribile anche con un’utilitaria, si snoda lungo il versante boschivo. Ai lati del tragitto una fitta vegetazione di sempreverdi, pini e faggi, ripara dal cocente sole greco, che altrimenti renderebbe insopportabile la salita. Le indicazioni scarseggiano e non sembrano essere previsti cartelli informativi, ma in poco tempo si arriva ad un piccolo parcheggio. Qui finisce la strada percorribile con veicoli motorizzati e con essa anche il nostro viaggio in macchina.

Siamo a Prionia, quota 1100 metri. Guardando la vetta, sulla sinistra c’è un piccolo ristorante, sulla destra un eloquente cartello di legno con una cartina che indica l’inizio del percorso. Da qui parte il sentiero. Non particolarmente impervio o impegnativo, questo alterna tratti piuttosto pianeggianti e ombrosi, a zone più esposte e rocciose. Nonostante proprio all’inizio della camminata si incontri un pittoresco laghetto di montagna che sembra terminare all’interno di una bassa caverna scavata nella roccia, non è possibile rifornirsi d’acqua lungo il percorso. Unica eccezione, una fontanella a circa un’ora di marcia dal parcheggio. In tre ore circa si raggiunge il rifugio A, Spilios Agapitos, prima tappa dell’escursione.

Fonte: YouTube

Una costruzione spartana ma efficientissima, come anche la donna che la gestisce. Poliglotta ma di poche parole, non lascia niente al caso e con professionalità accoglie gli ospiti. Non ci sono acqua calda né lenzuola, ma a prezzi abbordabili è possibile dormire su letti comodi e godersi un pasto caldo a qualsiasi ora. Un negozietto piuttosto fornito mette a disposizione attrezzatura tecnica da montagna e qualche souvenir. Il coprifuoco alle 22 porta via luce, riscaldamento delle zone comuni e connessione Wi-Fi. Sulla montagna cala il silenzio, si accendono le stelle e, prestando attenzione, è possibile riuscire a sentire il richiamo di qualche animale notturno.

Alle 7 di mattina del giorno dopo tutti sono già nel pieno delle loro attività e il rifugio già da un’ora brulica di alpinisti più o meno esperti, ma tutti entusiasti e un po’ assonnati. L’obiettivo è la vetta. Il dislivello da coprire è di circa 800 metri e il percorso appare impegnativo. Nelle tre ore di marcia che separano da Mytikas il paesaggio varia più volte. In poco tempo la vegetazione che circonda il rifugio lascia il posto a un paesaggio roccioso, per un tratto ghiaioso e piuttosto scivoloso, che verticalmente sale fino ai due terzi del sentiero. L’ultima parte è la più impervia e, per questo, richiede maggior attenzione. Caratterizzata da roccia nuda a precipizio, ai più prudenti impone caschetto protettivo e guanti per appigliarsi alle sporgenze.

Fonte: planettrektravel.eu

Dopo tre ore, la vetta è conquistata e, scattata la foto di rito accanto alla bandiera greca che da decenni accoglie gli escursionisti, si condivide la conquista con i compagni di viaggio incontrati durante l’ascesa. In altre quattro ore di marcia, questa volta in discesa, si torna al parcheggio, distrutti ma soddisfatti e con un’altra incredibile esperienza da raccontare.