“Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire, della sua gente (con una emigrazione indotta o forzata senza pari in Europa); infine, con un’operazione di lobotomia culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della memoria”.

Rileggendo queste citazioni di Pino Aprile, pugliese doc, si ripensa a tutto il male che è stato fatto alla regione, o meglio, al bene che finora non è mai stato compiuto. Tutto quello che la Puglia è oggi, non lo deve a nessun altro, se non a se stessa.

Santa Maria al Bagno

Nonostante le criticità logistiche che la affliggono (c’è chi ironizza affermando che la Puglia finisca a Bari), è ormai una delle mete più gettonate in Italia, in pochi anni è riuscita a spiazzare alcuni territori meta del turismo di massa, che in passato detenevano il primato per arrivi e presenze.

Quest’anno la Puglia è stata decretata la regione più bella al mondo secondo National Geographic, Lonely Planet e  New York Times: le motivazioni alla base della lusinghiera decisione sono i ritmi di vita, i luoghi mozzafiato, le tradizioni da rivivere.

Circondata su tre lati dal mare, si estende per più di 400 Km da nord a sud, quanto basta per raggruppare un’infinità di luoghi patrimonio dell’Unesco, dialetti, gastronomia, culture differenti, leggende.

Si passa dalle camere alloggiate nei trulli della Valle d’Itria alle eleganti masserie del brindisino, che non sono sfuggite alle grinfie delle dive di Hollywood come Madonna ed esponenti dell’elite politica internazionale (la figlia di Trump vuole persino acquistare una casa nella sua adorata Puglia).

Si va dalle orecchiette alle trofie, ai pasticciotti e ai fruttoni passando per i rustici; dal fico d’India che ruba la scena nelle campagne al fico d’India che ruba la scena in riva al mare.

Rustico leccese e duomo sullo sfondo

Sebbene anche il Gargano (provincia di Foggia) sia ritornato alla ribalta grazie a Max Gazzè e alla sua Cristalda e Pizzomunno (il faraglione che si staglia prepotentemente sulla spiaggia di Vieste), e con l’ingresso della foresta umbra nella lista dei siti patrimonio dell’Unesco, il nostro itinerario comincia dal misticismo e dai giochi di luce di Castel del Monte, con la sua pianta ottagonale, senza fossato e senza mura di cinta, fatto costruire nella prima metà del Duecento da Federico II di Svevia.

Castel Del Monte. Fonte: gocasteldelmonte.it

Dopo qualche strada di campagna, tra la terra rossa, le pale eoliche e il mare in lontananza, si aprirà davanti ai vostri occhi la metropoli del sud per eccellenza, Bari. Tra palazzi di cemento e qualche grattacielo spuntano i vicoli della città vecchia e delle signore, baresi doc.,  non hanno mai smesso di preparare orecchiette fatte a mano.

I trulli di Alberobello, dal 1996 tra i siti Patrimonio dell’Umanità assieme a Castel del Monte, sono delle abitazioni rurali di pietra calcarea risalenti al 1300, costruite su un pezzo di terra che Roberto d’Angiò donò al Conte di Conversano per ringraziarlo della sua partecipazione alle crociate. Oggi i trulli sono occupati da negozi, bed & breakfast, ristoranti e persino da un museo.

I trulli di Alberobello. Fonte: fraintesa.it

Forse il nome Lama Monachile non vi dirà nulla, ma se vi dicessero che si tratta delle famose rocce a strapiombo sul mare con una piccola insenatura nel mezzo, vi verrebbe in mente subito Polignano, uno dei luoghi più fotografati dai turisti italiani e stranieri. Il panino con polpo da mangiare davanti al meraviglioso panorama è un must.

Proseguendo poco più a sud si incontra Ostuni, la città bianca: centro storico arroccato su una collina, vicoli stretti e spesso in salita, affacciati su 17 km di costa. Perfetta quasi da sembrare irreale.

Veniamo al più bello, al suon di passi sbattuti violentemente a terra seguendo il ritmo di canzoni in dialetto salentino: è il momento della notte della taranta. Le maestose piazze barocche dei comuni appartenenti alla Grìcia salentina nel mese di agosto fanno da sfondo, a turno, alle rievocazioni del tarantismo; nato forse come forma di ribellione delle contadine nei confronti dei propri padroni, la danza traduce lo stato di trance in cui le donne si trovavano dopo essere state morse dal velenoso ragno che popolava i granai. La leggenda narra che chiunque fosse stata punta avrebbe dovuto recarsi dinanzi la basilica di San Paolo a Galatina, per chiedere la grazia al santo e poter quindi liberarsi dal veleno. La danza era, quindi, una sorta di rito purificatore necessario per tornare alla normalità.

Se nelle serate più gettonate (come la tappa finale di Melpignano) si è perso di vista il reale significato della tradizione, provate a non perdervi la festa che si svolge a Galatina in occasione delle celebrazioni del santo patrono il 29 giugno: viene rievocato l’intero rito, dal morso alla purificazione, in strada, alla luce del giorno, proprio sotto la basilica barocca di San Paolo.

E di giorno non lasciatevi trascinare lontano da ciò che di più prezioso e autentico il Salento può offrirvi: il mare.

Si può tranquillamente andare alla ricerca della spiaggia perfetta: sul lato Ionio con le riserve marine di Porto Cesareo, le sue meravigliose Punta Prosciutto e Torre Lapillo; non troppo distante da Gallipoli, invece, Santa Maria al Bagno (frazione di Nardò) nasconde palazzi in stile coloniale a pochi metri dal mare cristallino. Sul lato Adriatico, merita senz’altro Santa Cesarea Terme, con le sue piscine sull’acqua e nell’acqua e con la suggestiva Baia di Porto Miggiano; Otranto, con la sue baia dei Turchi e Torre dell’Orso, o la Cava di bauxite (quest’ultima, non di certo per un bagno, però).

Il mare cristallino di Punta Prosciutto

Inutile continuare, sicuramente avrete già cercato tutto su Instagram e avrete già preso appunti per il vostro prossimo viaggio!

 

Foto di ©Mariarita Persichetti