di Anna Frabotta

 

L’odore. La prima cosa che forse colpisce della città più affascinante d’Europa è il suo odore, anzi i suoi odori che riempiono le narici e ne fissano indelebile il ricordo. Al naso arrivano in sequenza il profumo dell’incenso e quello dell’asfalto dopo la pioggia, quello della carne cotta alla brace, ma anche l’odore di un armadio chiuso per troppi anni, di vestiti e naftalina e di vita che prepotente torna a vedere la luce.

È l’odore, insieme ai rumori, alle voci, alle preghiere dei Muezzin che rispondono coralmente alle campane delle Chiese, in un melting pot che ne conferma lo spirito multiculturale, a far innamorare di Sarajevo. Se arrivarci potrebbe non essere semplice (nonostante la relativa vicinanza, non esistono ad oggi voli diretti che dall’Italia portano nella capitale bosniaca), andarvene sarà ancora più difficile perché, è una promessa, non vorrete più farlo.

Panoramica dallo Yellow Bastion.

Prima di partire vi consigliamo di prepararvi, visitare una città così magica non può trasformarsi in una semplice vacanza, ma deve essere un viaggio a tutti gli effetti, uno di quelli che iniziano quando siete ancora a casa e raggiungere la meta è soltanto un’idea che inizia a farsi strada nella vostra testa. Enjoy Sarajevodi Michele Banti, Sarajevo mon amourdi Jovan Divjak, The art of survival (una guida pratica  tragicomica per sopravviere a quattro anni di assedio e isolamento) e poi l’immancabile Ivo Andric con i suoi Racconti di Sarajevo e con l’immenso Il ponte sulla Drina, sono le letture che vi consigliamo per conoscere la storia e il carattere di questa città segnata da aspri conflitti, ma anche dalla sua incredibile capacità di resistere e riscattarsi.

Prima di raccontarvi il classico itinerario alla scoperta di Sarajevo, vogliamo consigliarvi quello che nessuna guida turistica vi consiglierà mai.

Partiamo quindi non dal centro, ma dalla periferia della città: meritano una visita gli affascinanti quartieri socialisti di Sarajevo,come Dobrinja e Alipasino Polije, dove l’imponente architettura brutalista si scontra con le ferite di guerra ancora visibili sui volti crivellati dei palazzi. Se camminare tra questi giganti di cemento può apparirvi alienante e triste, a ripagarvi sarà la scoperta di una delle facce più autentiche della città che, lontana da indiscreti occhi turistici, vi racconta di una dittatura amata e odiata al contempo. E a ripagarvi sarà anche  la grigia meraviglia di questi alveari umani verticali che, stagliandosi in altezza, si staccano da uno sfondo costituito da alture costellate dalle basse casette della vecchia Sarajevo (ovviamente deve piacere il genere).

I palazzi crivellati di Dobrinja. Foto di ©Anna Frabotta

Restando sempre in periferia, imperdibile è anche  una visita ai siti delle Olimpiadi Invernali del 1984, l’ultimo grande evento che la città ha ospitato prima delle guerra e di cui ancora va orgogliosa (l’immagine del lupetto, mascotte dei giochi olimpici, ancora ammicca da cartoline, portachiavi, tazze, calamite e souvenir di ogni sorta).

Tra questi il Centro Olimpico Skenderija, a pochi passi dal centro, costruito nel 1960 in pieno stile titino (leggi socialista e brutalista) oggi ospita negozi ed eventi, ma non nasconde il suo volto decadente.

Pista da Bob sul monte Trebevic. Foto di ©Anna Frabotta

Per i più impavidi, è d’obbligo una gita sul Monte Trebević alla ricerca (sarà una vera e propria caccia al tesoro!) della vecchia pista da bob, oggi ancora in buone condizione. Percorrerne una parte a piedi vi lascerà con emozioni e suggestioni che difficilmente vi scrollerete di dosso, dopotutto non capita tutti i giorni di passeggiare su una pista di cemento diventata tela di streetartist, immersi nel verde di una rigogliosa montagna. Tra l’altro, facendo un giro molto lungo, nel raggiungere il monte Trebević incontrate anche le piste da sci dell’incantevole Jahorina.

Centro Olimpico Skenderija. Foto di ©Anna Frabotta

 

Torniamo adesso all’itinerario più classico, ma altrettanto affascinante.

Arrivati a Sarajevo, sarete probabilmente colti da una serie di emozioni contrastanti, vi sembrerà di essere in un altrove lontanissimo nonostante vi troviate ad un’ora (potenziale) di aereo da casa. A regalarvi questa estraniante, ma piacevole, sensazione è Baščaršija, la città vecchia di Sarajevo che, col suo brulicante labirinto di stradine piene di negozi, botteghe artigiane, ristoranti, locali, vecchi bazar, ma anche moschee, sinagoghe e chiese, vi rapirà con il suo fascino a metà tra il mondo turco e quello austro-ungarico.

Perdersi e girovagare tra le acciottolate strade di Baščaršija vi farà sentire come in un gioco dei doppi dove la povertà degli occhi dei bambini che chiedono l’elemosina (molto pochi a dir la verità) si riflette nei bagliori emanati dai gioielli delle donne col burka che si rifugiano negli hotel cinque stelle luxury del centro. A fare da controcanto a queste quotidiane scene di vita gli unici vacanzieri (turisti a tutti gli effetti, di quelli che un po’ fanno storcere il naso) che incontrerete: i gruppi, spessissimo di italiani, diretti a Medjugorje e Mostar, che passando solo qualche ore nella Gerusalemme d’Europa non riescono che a solleticarne la parte più superficiale.

Bazar a Barskarsija. Foto di ©Anna Frabotta

Proprio grazie a questo cocktail umano di culture, lungo la via principale della città vecchia, Ferhadija, troverete campeggiare la scritta “Sarajevo meeting of cultures”, monito e testimonianza di pace e tolleranza religiosa. Mentre percorrerete in lungo e in largo Baščaršija, troverete rimandi continui e necessari alla sua storia recente, come le Rose di Sarajevo, 150 macchie rosse che, a discapito del nome, di poetico non hanno nulla, ma ricordano i punti esatti in cui le granate toccavano l’asfalto durante il più lungo assedio che l’Europa abbia mai conosciuto.

Saltiamo però la lezione di storia e vediamo quali sono le cose imperdibili da visitare nella città vecchia:

1) Piazza dei Piccioni: chiamata così per ovvi motivi, la vita di questa piazza ruota intorno al Sebily, una splendida fontana del 1891. Da qui potrete immergervi nel vivace vicolo dei calderai, il Kazandziluk, e ammirare la Baščaršija Mosque. È anche un ottimo posto dove potervi fermare a degustare le specialità del luogo: i cevapi, salsicciotti di carne macinata serviti nel pane e accompagnati dal kajmak (una densa crema di latte semi-acida), e il burek (un rotolo di pasta sfoglia ripieno di carne macinata) in primis.

2) I luoghi di culto tra cui: la Moschea Gazi Husrevbey, forse la più bella moschea della città con il suo minareto a pianta circolare in contrasto con l’elegante torre dell’orologio; la Cattedrale Ortodossa, magnifico esempio di architettura serbo-bizantina che sovrasta la Trg Oslobodenja, una piazza in cui potrete imbattervi in avvincenti e seguitissime partite di scacchi giganti; il Velika Avlija, il quartiere ebraico e la vecchia sinagoga che risale al 1500; la Cattedrale Cattolica del Sacro Cuore.

Un partita a scacchi in formato gigante nella piazza di Trg Oslobodenja. Foto di ©Anna Frabotta

3) Il Ponte Latino, il più antico ponte ottomano della città entrato nella storia perché teatro di una delle pagina più buie del ‘900, l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este per mano di Gravilo Princip.

4) La Biblioteca Nazionale (Vijecnica), data alle fiamme durante l’assedio degli anni ’90 che ne ha interamente distrutto il corpus librario, oggi è la sede del consiglio comunale. Il biglietto di ingresso, che costa solo 2€, vi permetterà di ammirarne i meravigliosi interni e le mostre che ospita.

5) Il mercato Pijaca Markale, tristemente passato alla storia per le due stragi (nel 1994 con 68 morti e nel 1995 con 43 morti) di cui è stato protagonista, oggi rapisce con i profumi e i sapori autentici che i suoi ricchi banchi di leccornie regalano.

6) Yellow Bastion: partendo dalla Piazza dei Piccioni, risalendo le colline di fronte alla città vecchia e superando l’Alifakovac Cemetery, arriverete facilmente a questo bastione che offre una vista mozzafiato di Sarajevo a tutte le ore del giorno e della notte, imperdibile al tramonto!

Via dei Cecchini. Foto di ©Anna Frabotta

Lasciandosi alle spalle la città vecchia, vi consigliamo una passeggiata a Novo Sarajevo, dove vi imbatterete nella famosa “Via dei cecchini” (chiamata così perché i soldati serbi appostati nelle alture circostanti sparavano su chiunque tentasse di attraversarla) e, vestito di giallo crema, nell’inconfondibile Holiday Inn, celebre per aver ospitato la maggior parte dei corrispondenti di guerra durante il conflitto. Da non perdere a Novo Sarajevo anche una rilassante e romantica passeggiata lungo il fiume Mijaka, magari mentre  andate alla ricerca del Museo Nazionale della città.

Spostandovi nei quartieri di Ilidza e Butmir (se non avete un’auto prendete un taxi), arriverete in uno dei musei più interessanti di Sarajevo: il Tunel Spasa. Il museo preserva un tratto di 20 metri di quello che è stato ribattezzato “Tunnel della Vita” perché riuscì a garantire i rifornimenti di viveri e armi durante i quattro anni di assedio subiti da Sarajevo, entrarci significa rivivere le paure e le speranze di quegli anni terribili.

Infine, per quanto riguarda gli aspetti più pratici, è importante sapere che: la moneta è il marco bosniaco (1KM è uguale all’incirca a €1,95); in estate è molto caldo, ma può valere la pena andarci ad agosto per non perdere il Sarajevo Film Festival (10-17 agosto 2018); non serve il visto, ma è indispensabile il passaporto; il modo più semplice per arrivarci è in macchina, in alternativa potete raggiungere la costa croata in traghetto e da qui spostarvi con i regolari autobus di linea.

Baskarsija. Foto di ©Anna Frabotta

I locali top di Sarajevo

Non solo storia e cultura, Sarajevo è soprattutto una città che ha voglia di vita e lo dimostra con i suoi locali. Sono tre quelli che ci sono entrati nel cuore e che vi consigliamo di visitare:

1) Čajdžinica Džirlo (nella Città vecchia), come recita la descrizione sulla sua pagina Facebook, “nessuno dovrebbe lasciare Sarajevo senza prima aver visitato questa tipica sala da tè”, degustato salep e caffè bosniaco e ascoltato gli aneddoti e i consigli di Džirlo che, avendo vissuto per dieci anni a Bologna, parla un perfetto italiano.

Dzirlo. Foto di ©Anna Frabotta

2) Tito Cafè: si potrebbe dire che il nome è tutto un programma, perché da Tito Cafè, un inconfondibile bar nascosto sul lungo fiume nei pressi del Museo Nazionale, si respira un’atmosfera che definire Jugonostalgica sarebbe riduttivo. Ideale per un brindisi a base di Rakija, la tipica grappa bosniaca.

3) Kino Bosna: forse un po’ fuori mano (si trova ad Alipasino), questo affascinante locale ricavato in un vecchio cinema è un must per vivere la notte di bosniaca come dei veri sarajeviti.