Figura controversa quella di Pietro Aretino, acclamato e riverito dalle più ricche corti d’Europa e allo stesso tempo temuto per la sua penna caustica e irriverente. Conosciuto soprattutto per i suoi “Sonetti lussuriosi” illustrati su ispirazione dei dipinti erotici di Giulio Romano, Pietro Aretino non fu solo questo e lo sa bene la critica che nell’ultimo secolo ne ha fatto un vero e proprio caso letterario e lo ha finalmente e ampiamente riabilitato anche grazie alle Gallerie degli Uffizi con la mostra “Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento” visitabile fino al 1°marzo 2020.

L’Aretino è una figura cruciale per il Rinascimento italiano, fu di fatto il primo critico e promotore d’arte, prima ancora di Giorgio Vasari, colui che era nato per pavoneggiarsi, inspirare e muovere le trame di intrighi di palazzo, pur non avendo mai un ruolo politico ufficiale. Oggi lo definiremmo un “influencer” e detta così pensando ad un omone barbuto del XVI secolo fa un po’ sorridere, ma in effetti è ciò che fece, con gli strumenti a disposizione di un uomo del Cinquecento, creando intorno a sé stesso e alla sua figura una sorta di “marchio distintivo”, nonché una sorta di “merchandising” con una serie di oggetti d’arte che si fece creare con la sua effige da alcuni dei più importanti artisti dell’epoca, da inviare come omaggi ai potenti dell’epoca, come pegni della sua stima e della sua amicizia. Primo fra tutti vi è il ritratto che il suo amico Tiziano gli fece da inviare a Cosimo I conservato a Palazzo Pitti che apre questa mostra agli Uffizi di Firenze.

Tiziano, Ritratto di Pietro Aretino, 1545, conservato presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti di Firenze. Fonte: www.Uffizi.it

L’idea della mostra parte dagli studiosi e curatori Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli, proprio grazie già alla presenza nelle collezioni fiorentine del ritratto fatto da Tiziano per l’Aretino e dalla necessità di ricostruire lo sterminato universo d’arte su cui gravitava la conoscenza e la rete culturale di Pietro Aretino, non abbastanza studiato sino ad allora ed è la prima mostra su questo personaggio storico mai realizzata.

L’esposizione segue un duplice criterio espositivo cronologico ed iconografico, comprendendo oltre cento reperti artistici con prestiti internazionali tra pittura, grafica, libri a stampa, scultura, arti decorative, che raccontano la vita e l’attività di Aretino nei luoghi simbolo del Rinascimento da lui vissuti.

Ci sono quattro sezioni cronologiche che seguono la vita di Aretino fin dagli inizi ad Arezzo e a Perugia, proseguendo per Roma e poi fino a Mantova e Venezia. Accanto a queste sezioni cronologiche ci sono poi due sezioni che sono iconografiche e documentarie, che si intitolano rispettivamente “Segretario del mondo” e “Imago Petri”. Esse rappresentano, nel primo caso, il quadro dei rapporti con le alte sfere di potere politico, Pietro Aretino si autodefinisce in una delle sue famose lettere autoreferenziali “Segretario del mondo”, vantando tutto il suo arco di conoscenze. Egli sostiene di essere colui che riesce a intrattenere rapporti e relazioni approfondite con tutto il mondo che conta ed è tributato e temuto ovunque.

Nell’ultima sezione “Imago Petri” si celebra l’iconografia di Aretino, si attesta una raffigurazione del sé che è anche strumento di autopromozione dell’epoca.

La mostra include infine anche un “cameo cinematografico” per rendere omaggio alla profonda amicizia tra Aretino e Giovanni dalle Bande Nere, vengono proiettati segmenti del film di Ermanno Olmi “ Il mestiere delle armi”,  dedicato alla figura del grande condottiero mediceo, nel quale la figura di Pietro Aretino, interpretato dall’attore Sasa Vulicevic, svolge il ruolo di voce narrante e compare in numerose scene.

La mostra è quindi un omaggio alla straordinaria vita di questo finissimo intellettuale, esperto di poesia, letteratura ed arte, vero e genuino testimone di un momento irripetibile e d’oro per la cultura internazionale. Egli tocca con mano i principali centri artistici, la Roma delle Stanze Vaticane, conosce e scambia epistole con i principali artisti del Rinascimento, vive appieno la nascita del Manierismo. Incoraggia nuovi artisti capendone in primis la grandezza, come nel caso di Leone Leoni. Continua il suo processo artistico in ogni città e in ogni corte, è protagonista delle vicende storiche più importanti. Dopo il Sacco di Roma del 1527 fugge a Venezia e si rende indispensabile nella collaborazione con Tiziano e Sansovino alla renovatio urbis del Doge Andrea Gritti.

Le sue vicende sono raccontate dal suo stesso autore,  la corrispondenza di Pietro Aretino è una fonte inesauribile di notizie storiche, politiche e traccia perfettamente il ritratto di un’epoca. Egli stesso raccolse le sue epistole confluite in sei libri per un totale di più di tremiladuecento lettere, di cui la maggior parte indirizzate ai più importanti artisti del XVI secolo; di fatto crea con essi una sorta di genere letterario nuovo.

Con questi fitti scambi epistolari con artisti e uomini di potere delle corti italiane, francesi, inglesi e spagnole, Aretino assume il ruolo di tramite, intermediario e patrono nell’invio di quadri, medaglie, sculture, cui accompagna sue lunghe lettere con ecfrasi descrittive e spesso anche un sonetto, il suo obiettivo è quello di rappresentare la pittura attraverso la sua parola.

In mostra sono esposte alcune lettere,  pagine de “I sonetti lussuriosi”  accompagnati da disegni licenziosi, posti comunque a colloquio con opere d’arte che egli poté ammirare, raccomandare, recensire. Un mondo dorato che lo aveva osannato e maledetto allo stesso tempo. Poco dopo la sua morte le sue opere letterarie vennero bandite, ma in realtà continuarono a circolare clandestinamente, ma la sua reputazione venne messa in cattiva luce per molto tempo, oscurandone il lato prezioso e i meriti letterari e il lungimirante gusto artistico.

Questa mostra invece rispolvera tutta la grandezza di un uomo dalla profonda cultura che si circonda dei migliori artisti e mecenati dell’epoca e che amava tramandare le sue scoperte nei modi più originali, pur non essendo un cortigiano che aveva potuto studiare ai livelli di Pietro Bembo e Baldassarre Castiglione, è come e talvolta più di essi raffinato, ha scalato il successo della scala sociale del complesso mondo di cinque secoli fa e giunge splendidamente spregiudicato fino a noi, con la sua penna fecondissima ma tagliente, intrisa di autoreferenzialità.  Non possiamo che dargli ragione mentre ci scopriamo a sorridere leggendo le sue parole:

“Mi dicono ch’io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l’anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice. – Le mie medaglie sono composte d’ogni metallo e di ogni composizione. La mia effigie è posta in fronte a’ palagi. Si scolpisce la mia testa sopra i pettini, sopra i tondi, sulle cornici degli specchi, come quella di Alessandro, di Cesare, di Scipione. Alcuni vetri di cristallo si chiamano vasi aretini. Una razza di cavalli ha preso questo nome, perché Papa Clemente me ne ha donato uno di quella specie. Il ruscello che bagna una parte della mia casa è denominato l’Aretino. Le mie donne vogliono esser chiamate Aretine. Infine si dice stile aretino. I pedanti possono morir di rabbia prima di giungere a tanto onore”.

 

Immagine di copertina Tiziano, Ritratto di Pietro Aretino, 1545, conservato presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti di Firenze. Fonte: www.Uffizi.it
Secondary image Le sale espositive della mostra Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento alle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Fonte: www.Uffizi.it

 

Dettagli evento

Luogo:
Gallerie degli Uffizi di Firenze
Date:
27/11/2019 - 01/03/2020
Orario:
dal martedì alla domenica dalle 8.15 alle 18.50
lunedì chiuso
Costo:
12,00 euro biglietto intero
Sito web:
www.uffizi.it
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