Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è un raro scrigno di natura, arte e spiritualità adagiato lungo il crinale dell’Appennino tosco-romagnolo. Immeritatamente questo è un luogo poco conosciuto tra gli italiani che solitamente sono abituati alle vacanze al mare. Eppure, a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, è arrivato il momento di ripensare il proprio modo di viaggiare.

Questo lembo di terra, sospeso tra le montagne e il cielo, ha tutte le carte in regola per entrare nel circuito del cosiddetto “Turismo di prossimità”. Natura incontaminata, scrigni dell’arte, centri termali e antichi luoghi dello spirito sono la combinazione vincente per avventurarsi in un soggiorno diverso dal solito. Ovviamente vi consigliamo di programmare la vacanza anticipatamente in sicurezza e soprattutto di rimanere informati e aggiornati tramite i canali ufficiali del Ministero della Salute.

Veduta aerea Parco Nazionale Foreste Casentinesi

Veduta aerea del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi © Andrea Bonavita

 

Bagno di Romagna: tra folklore e benessere

Gli abitanti di Bagno di Romagna, che si fregia della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, giurano di aver avvistato gli gnomi. Per di più sostengono che qui ci sia la presenza di un’importante colonia popolata da queste creature fantastiche. Per questa ragione gli hanno dedicato un sentiero didattico che si addentra nel vicino bosco adatto per grandi e piccini.

Ma l’acqua è l’elemento caratterizzante di questa cittadina. Sono presenti ben 3 strutture termali che sfruttano le proprietà bicarbonato-alcalino-sulfuree, minerali e ipertermali presenti nell’alta Valle Savio. Qualità curative conosciute già ai tempi degli antichi romani che, allo stesso modo, ancora oggi rigenerano il corpo e l’anima.

Passeggiando per il piccolo ma ben conservato borgo, inoltre, non si può non notare la forte influenza toscana. Su tutti, sono due i monumenti che spiccano. La Basilica di Santa Maria Assunta è un vero scrigno d’arte, per riassumere, sono presenti preziose opere di artisti come Andrea della Robbia, il Maestro di Sant’Ivo, Neri di Bicci e Michele Tosini. L’altro edificio degno di nota è il Palazzo del Capitano. Di origine mediavale, con la sua singolare facciata costellata di stemmi e lapidi ci narra la secolare dominazione del Granducato di Toscana su questa porzione di Romagna. Oggi il palazzo ospita un polo culturale e turistico, tra cui il Centro Visita del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

 

Camaldoli: le foreste dello spirito

Lasciandoci alle spalle la Romagna ed entrando in Provincia di Arezzo, appena al di là dal confine, troviamo uno dei luoghi più evocativi e suggestivi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Un luogo costruito dall’uomo per potersi avvicinare a Dio. Stiamo quindi parlando del Sacro Eremo di Camaldoli: fondato intorno all’anno 1025 dal monaco, ora santo, Romualdo. Figura che promosse la Congregazione Camaldolese, un ramo riformato dell’Ordine di San Benedetto. Oggi la confraternita, grazie alle sue numerose attività, è una vivace fucina culturale che incoraggia il dialogo tra le religioni.

L’Eremo è una vera e propria “cittadella della spiritualità” immersa nella pace della natura a circa 1.100 metri sopra il livello del mare. L’intero perimetro del complesso è circondato da un muro in sassi a guardia della comunità. Dopo aver oltrepassato il portale d’ingresso si accede al cortile interno, punto dal quale è possibile iniziare la visita. Perciò non perdetevi la Chiesa di San Salvatore Trasfigurato, la Farmacia, la Foresteria che accoglie pellegrini e turisti, e ancora la Biblioteca, il Refettorio e soprattutto l’antica Cella di San Romualdo che preserva, oggi come allora, gli spazi intimi del monaco-santo.

Eremo di Camaldoli Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Eremo di Camaldoli, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi © Francesco Gasparetti is licensed under CC BY 2.0

 

Ridracoli: l’oro blu delle Foreste Casentinesi

Rientrati in Provincia di Forlì-Cesena ci dirigiamo successivamente verso il Lago di Ridracoli, un invaso artificiale sorto negli anni ’80 del XX secolo a seguito della costruzione dell’omonima diga. L’opera titanica ha richiesto svariati anni di progettazione e costruzione. Quando si giunge a Ridracoli ci si trova di fronte ad un gigante in calcestruzzo. Alto 103m e largo ben 432m, riesce a contenere la forza di 33 miliardi di litri d’acqua che dissetano circa 1 milione di persone sparse tra la Romagna e la Repubblica di San Marino.

Nei pressi della Diga, a partire dall’estate del 2004, è presente IDRO – Ecomuseo delle Acque di Ridracoli. Visitare il centro naturalistico-tecnologico offre un’interessante esperienza didattica, ci si tuffa alla scoperta dei segreti della flora e della fauna presenti nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Non va dimenticato che questa realtà è attrezzata per lo svolgimento di numerose attività all’aria aperta. Tra escursioni di trekking, gite in canoa, giri in battello, pedalate in e-bike, pic-nic e battute di pesca c’è solo che l’imbarazzo della scelta.

 

Sasso Fratino: la riserva UNESCO delle Foreste Casentinesi

La perla più preziosa del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è senza dubbio la Riserva naturale di Sasso Fratino. Un ecosistema unico in Italia. Viene custodito da decenni con gelosia affinché riesca a preservare la sua ricca biodiversità: infatti dal 1959 è una riserva integrale dello Stato. Qui l’uomo non vi può accedere (eccezione fatta per soli motivi di studio) e gli alberi nascono, crescono e invecchiano per secoli seguendo unicamente le leggi della natura.

La vegetazione è caratterizzata principalmente da faggi e abeti bianchi. Faggi che ricordiamo essere secolari, tra i più antichi di tutto l’emisfero boreale, molti superano il mezzo millenio di vita. Queste caratteristiche, nel 2017, hanno permesso all’UNESCO di inserire la Riserva all’interno della Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Come abbiamo accennato pocanzi, sebbene l’accesso a Sasso Fratino è interdetto, l’ampia buffer area circostante, oggetto anch’essa del riconoscimento UNESCO, è accessibile tramite la ben segnalata rete di sentieri del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

 

Santa Sofia: tra antico e contemporaneo

Concludiamo il nostro viaggio all’insegna della natura e dell’arte a Santa Sofia, un piccolo ma vivace borgo dell’alta Valle del Bidente membro della rete delle Città Slow. Questa cittadina è soprannominata la “Piccolissima Firenze” per via degli evidenti influssi del fu Granducato di Toscana. Infatti risalta subito all’occhio il bel campanile civico del Palazzo Comunale che ricorda vagamente la Torre dell’Arnolfo di Palazzo Vecchio.

Dopo aver vagato tra i vicoli di Santa Sofia e ammirato gli scorci più caratteristici, per concludere, non può mancare una visita alla Galleria d’Arte Contemporanea “Vero Stoppioni”. La collezione permanente nasce grazie al Premio d’Arte Campigna e comprende in particolare i più interessanti movimenti artistici italiani della seconda metà del secolo scorso, come ad esempio: neorealismo, informale, pop art, astrattismo, nuova figurazione, fino a giungere alle più recenti tendenze. Tra i tanti artisti presenti va menzionato il grande pittore Mattia Moreni, di cui la galleria ne espone una sua piccola ma significativa collezione.

 

Immagine di copertina: Veduta aerea del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Fonte: www.andreabonavita.com © Andrea Bonavita
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