Altare della Patria, la mole del Vittoriano di Roma

Altare della Patria di Roma, o mole del Vittoriano, è forse il monumento nazionale più amato dagli italiani, che col suo bianco candore illumina la Città Eterna

L'Altare della Patria, conosciuto anche con il nome di mole del Vittoriano, o Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II è forse il simbolo che meglio rappresenta l'Italia nel mondo. È senza dubbio una delle attrazioni più visitate da chi visita la città eterna e passeggia nei pressi di via dei Fori Imperiali e i mercati di Traiano con la sua colonna.

Ai nostri giorni non è soltanto un simbolo della nostra identità nazionale ma anche un importante spazio espositivo, grazie al Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano e al Sacrario delle Bandiere. Nell'Ala Brasini vengono allestite mostre di grande successo, che portano migliaia di visitatori ogni anno in questo simbolo dell’Italia Unita.

Storia dell'altare della Patria

Inizialmente concepito come monumento alla dinastia dei Savoia, l'Altare della Patria divenne successivamente luogo per la sepoltura del Milite Ignoto, il corpo di un militare italiano morto durante la Grande Guerra, che rappresenta tutti i caduti e i dispersi nelle varie battaglie.

Il progetto che vinse il concorso bandito nel 1882 per la mole del Vittoriano fu quello di Giuseppe Sacconi, che si ispirò ai maestosi santuari ellenistici, come l’Altare di Pergamo ( oggi interamente conservato al Pergamon Museum di Berlino); una sorta di foro moderno che avrebbe accolto i cittadini, simbolo dell’Italia unita e che avrebbe affiancato i monumenti circostanti della Roma repubblicana ed imperiale.

Altare della Patria (fonte: wikimedia commons)
Altare della Patria (fonte: wikimedia commons)

L’intento del Sacconi era anche quello di rappresentare, allegoricamente e geograficamente, tutta l’Italia, attraverso personificazioni di virtù, città, regioni e mari. L’unica raffigurazione non simbolica è la statua di Vittorio Emanuele II a cavallo, che si erge proprio al centro della struttura.

Il progetto originale si basava su una struttura in travertino, per cercare di “imitare” i grandiosi edifici romani, successivamente però fu impiegato il marmo Botticino, un materiale molto più malleabile del travertino.

La prima pietra fu posta ufficialmente nel 1885, durante il regno di Umberto I, che nel 1900 verrà assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci, durante una visita ufficiale a Monza.

Per procedere alla costruzione fu abbattuta l’originaria area medievale che comprendeva la Torre di Paolo III, l’arco di San Marco e i tre chiostri del convento dell’Ara Coeli: queste demolizioni provocheranno negli anni successivi un’aspra critica da parte degli storici e dei critici d’arte che vedranno nell’edificio un anacronistico tentativo di riportare a Roma la classicità imperiale, soprannominando il monumento “torta nuziale” o “macchina per scrivere”.

Il complesso statuario delle regioni, situato sopra il sommoportico, trae ispirazione dalle allegorie delle provincie che venivano poste sui monumenti celebrativi dell’antica Roma.

All’epoca della costruzione vi erano soltanto 16 regioni, ognuna venne affidata ad uno scultore diverso: alte 5 metri, hanno dei simboli, degli oggetti scolpiti che ricordano la regione che rappresentano. Lo stesso vale per le rappresentazioni scultoree delle città, rappresentate anch’esse col loro stemma e la loro simbologia, tutte realizzate da Eugenio Maccagnani.

Mario Pintolini
Editor della sezione arte
Appassionato di arte e di musica, scrivo per artwave nel mio tempo libero per far conoscere a più persone possibile le mie passione e punti di vista.