Di Francesca Maria De Matteis

 Il Danish Architecture Center è noto per essere il centro danese di architettura, design e cultura urbana, che promuove lo sviluppo di un approccio sostenibile e inclusivo alla realtà cittadina. Fondato nel 1985, grazie a un accordo tra settore pubblico, rappresentato dal governo danese e dal “Ministry of Business” e dal “Ministry of Culture”, e privato, la Realdania foundation. Il DAC è attualmente ospitato dal BLOX, una struttura all’avanguardia sotto tutti gli aspetti, artistici e tecnologici. È aperto a tutti, a chiunque voglia sperimentare e vivere una realtà parallela ma perfettamente in armonia con la città che la circonda.

Fonte: dac.dk

Progettato e costruito per essere “un città dentro una città”, il DAC di Copenaghen catapulta i propri ospiti in una dimensione che a molti turisti potrebbe apparire futuristica e distopica. Ed è proprio questo l’effetto inevitabile che questa modernissima costruzione vuole provocare: stupore e meraviglia, in un contesto vibrante e produttivo. Non vuole però spaesare o mettere a disagio. Accoglie chi vi entra in un ambiente dinamico ma tranquillo, interattivo e pacifico. Un salto nella modernità per chi proviene da paesi meno abituati a tali innovazioni, un tuffo in una tranquilla quotidianità per chi lo vede quasi ogni giorno.

L’edificio ospita esibizioni e mostre, residenze private, uffici e classi dove si tengono lezioni, negozi e ristoranti. Tutto nello stesso edificio. Tutto a distanza di poche rampe di scale, mobili e non, che si incastrano e si articolano in un gioco di volumi sorprendente. Non è difficile incontrare nella stessa sala o sullo stesso piano dell’edificio studenti, turisti e lavoratori in carriera. Parola chiave della costruzione è “connessione”. Oltre a mettere in stretta relazione i vari spazi dei quali si compone, infatti, la struttura è perfettamente integrata nello spazio urbano di Copenaghen, connettendo la città al porto.

Fonte: dac.dk

Ogni dettaglio è stato pensato per incoraggiare e promuovere il movimento. Fisico e intellettuale. Attento alla salute del corpo, come allo stimolo produttivo della mente. Il consiglio delle guide è quello di camminare all’interno dell’edificio, senza cedere al richiamo degli ascensori, che pure sono a disposizione dei fruitori dell’area. Cogliere il senso più profondo di tale progetto significa proprio assecondarne i propositi di dinamica e movimento che ne stanno alla base della realizzazione. Scopo principale è quello di far sentire il visitatore come all’interno di una città, che, però, allo stesso tempo è inserita e ben armonizzata con quella più grande all’interno della quale è inserita. Ma da cui è indipendente e autonoma.

La zona più esplicitamente dedicata all’esibizione, e quindi interamente aperta al pubblico, è dislocata su più livelli. Modellini, plastici e studi di architettura si alternano a sale che celebrano i progressi dell’ingegneria e delle nuove tecniche costruttive. L’esposizione autunno-inverno di quest’anno, infatti, appare come sempre poliedrica ed eclettica, senza però prescindere dalle tematiche di fondo del progetto. “Designed by Danes” è una sezione dedicata alla celebrazione di due importanti artisti danesi: Ove Arup Jørn Utzon, achitetto della Opera House di Sydney, in Australia. Ove Arup, invece, pioniere nel suo campo, combinò arte, filosofia e scienza, rivoluzionando l’architettura e l’ingegneria di oggi. Anche lui collaborò al progetto di Sydney e a lui va il merito di aver collaborato alla realizzazione del Centre Pompidou di Parigi.

Fonte: dac.dk

Entrando nell’edificio, tutto appare perfettamente ordinato e ben pianificato. Lo spazio si adatta perfettamente alle esigenze e alle diverse necessità degli utenti. Installazioni con l’autocelebrante slogan “Made in Denmark”, forniscono brevi ma incisivi focus sulla storia del Paese e dell’architettura locale. Un accento particolare è posto sul recente dibattito e sugli ultimi trend, che caratterizzano una società in continuo cambiamento come quella attuale.