Ludwig Mies van der Rohe, nasce ad Aachen nel 1886, con il nome di Maria Ludwig Michael Mies, figlio di uno scalpellino presso cui il giovane Mies lavora per diversi anni. Tra il 1903 e il 1904, coglie l’occasione di collaborare con lo studio di Max Fisher, per il quale si occupa di decorazioni a stucco e successivamente, tra il 1905 e il 1907 si trasferisce a Berlino lavorando presso Bruno Paul come disegnatore di mobili.

La prima vera occasione per fare architettura avviene nel 1908, anno in cui entra nello studio berlinese di Peter Behrens con il quale lavora fino all’apertura del proprio ufficio nel 1912.

Ludwig Mies van der Rohe

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Ambasciata tedesca a San Pietroburgo – Behrens & Mies van der Rohe © Dmitriy Guryanov

I suoi primi progetti indipendenti si ispirano a Schinkel e al neo-Rinascimento schinkeliano diffuso a Berlino all’inizio degli anni ’20. Alla fine della prima guerra mondiale Mies fu attirato, come Gropius, dalla frenesia e dall’entusiasmo per l’espressionismo, e disegnò allora i suoi rivoluzionari grattacieli in vetro (1919-1921). Quando la Germania trovò la strada del suo razionalismo responsabile e serio, che ne caratterizza l’architettura tra gli anni ’20 e ’30, Mies eccelse anche su questa via.

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Progetto per un grattacielo di vetro sulla Friedrichstrasse

La vera qualità dell’architetto si rivelò per la prima volta nel padiglione tedesco all’esposizione di Barcellona nel 1929, con la sua pianta aperta e una magistrale composizione spaziale in materiali preziosi (marmo, travertino, onice, acciaio, cristalli), che denuncia la tendenza a raggiungere il massimo livello qualitativo e il più immacolato grado di finitura.

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Padiglione tedesco per l’esposizione di Barcellona del 1929 © ArchiDiAP

I principi compositivi del padiglione di Barcellona vennero messi alla prova nel campo dell’abitazione privata nella Casa Tugenghat a Brno con pilastri cromati e tramezzi preziosi.

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Casa Tugendhat, 1930 © metalocus

Dal 1930 al 1933 Mies diresse il Bauhaus, prima a Dessau, poi a Berlino quando la scuola si trasferì, nell’ultima travagliata fase della sua esistenza, fino alla chiusura da parte dei nazisti. Emigrato nel 1937 in America, nel 1938 divenne direttore della facoltà di architettura presso l’Armour Institute (oggi Illinois Institute) of Technology di Chicago. Per esso, nel 1939, progettò un nuovo campus completo, poi sviluppatosi. Gli edifici sono caratterizzati da una cubica semplicità – involucri che si adattano facilmente alle diverse esigenze dell’Istituto – e da un’esattezza perfetta di dettagli, in forza della quale ogni singola membratura da una sua inconfondibile caratterizzazione.

Illinois Institute of Technology, Chicago, 1938 © metalocus

Queste qualità pervadono tutta l’opera di Mies: “Non voglio essere interessante; voglio essere valido”, asserì in un’intervista. Il numero delle sue opere, notevolmente ridotto fino a tutta la seconda guerra mondiale, aumentò in seguito considerevolmente. Tra le residenze private, la Casa Farnsworth a Plano, Illinois (1950) è il suo capolavoro.

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Casa Farnsworth, Illinois, 1950 © Artribune

L’architetto fu incaricato da Edith Farsworth, nel 1945, di realizzare un rifugio per il weekend nel lotto di sua proprietà. Il progetto è stato sviluppato in tempo per poter essere inserito in una personale al MoMA (1947). Collocata in un contesto (al tempo) rurale a 80 Km da Chicago – nei pressi del fiume Fox e a sud della cittadina di Plano – la casa, di 140 mq, è divenuta uno dei simboli del movimento moderno.

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Farnsworth House © Chicago Tribune

Le caratteristiche della casa sono immediatamente evidenti ed il rimando al padiglione di Barcellona del 1929 è chiaro. L’edificio è composto di tre sottilissime lastre in CLS bianco che sembrano fluttuare nel bosco. Sparisce il podio in travertino, che viene sostituito dal vuoto: la casa si solleva da terra, sorretta da bianchi ed esili pilastri posti all’esterno dello spazio coperto. L’uso di pareti vetrate apre l’interno verso l’ambiente circostante, limitando l’opacità alle due chiusure orizzontali, che racchiudono l’ambiente abitabile.

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Farnsworth House, sezione © MoMA

La pianta è composta da semplici rettangoli, dei quali due – patio scoperto e patio coperto –  ravvicinati e collegati da una piccola rampa di scale. All’interno Mies applica il concetto dell’open space, un grande spazio disponibile ad adattarsi alle esigenze di più persone. Al centro di questo si trova l’unico volume interno opaco: una cellula di servizi contenente guardaroba, bagno e cucina. Lo spazio restante è caratterizzato dalla presenza di elementi mobili che suggeriscono una suddivisione spaziale non rigida.

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Farnsworth House, pianta © MoMA

Con questa abitazione arriva all’apice della ricerca architettonica su dinamiche dello spazio abitato, innovazione tecnologica e visiva.

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Farnsworth House, interni © farnsworthhouse.org

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Farnsworth House, interni © Victor Grigas

 

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