L’intenzione di raccontare l’architettura classica nasce dalla volontà di rendere riconoscibile e motivato il valore artistico ad essa attribuito. L’obiettivo è quello di presentare, sotto forma di articolo, uno studio diagrammatico e funzionale, per la conoscenza minima dei monumenti.

 

L’Anfiteatro Flavio: il Colosseo

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“Veduta dell’Anfiteatro Flavio, detto il Colosseo”, Giovanni Battista Piranesi, 1757

Dopo la morte di Nerone, seguì un periodo di disordini ed imperatori effimeri. Solo con i Flavi, ed in particolare con il fondatore della dinastia, Tito Flavio Vespasiano, si torna alla politica delle grandi opere pubbliche, che già Augusto aveva sperimentato per ottenere il favore popolare. L’Anfiteatro Flavio, opera di maggior rilievo sotto i Flavi, nasce nel complesso della Domus Aurea, dove probabilmente risiedeva lo stagnum, lago intorno al quale erano disposti vari monumenti ed elementi paesistici. Rappresenta il primo anfiteatro stabile in muratura costruito a Roma, dove fino ai tempi di Nerone, strutture simili erano state sempre realizzate in legno.

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Veduta prospettica del Colosseo, Gaspare Vanvitelli, 1700

Le pareti esterne misurano un’altezza di 48,50 m e formano un volume su pianta ellittica con gli assi che misurano 156,00 e 188,00 m, mentre internamente l’arena ha gli assi di 54 e 86 m. Nelle gradinate potevano trovare posto dai 45.000 ai 75.000 spettatori. Il tipo architettonico dell’anfiteatro non deriva dal teatro, ma il nome indica la costruzione della cavea tutto intorno all’arena. La forma interamente chiusa permette di adottare uno schema composto da 80 cellule trapezoidali, di cui la prima coincide con l’ultima sull’asse principale dell’ellisse. Le funzioni principali che compongono l’anfiteatro sono: cavea (contiene le gradinate), arena, sale di esercitazione e spogliatoi.

Veduta sull’arena © Francesco Mazzi

Lo schema costruttivo è facilmente riconoscibile anche in facciata: la cellula compositiva di base è l’arco inquadrato dall’ordine, ripetuto 80 volte per 3 livelli sovrapposti, mentre un attico con 80 finestre (alternate su due livelli differenti), corona l’edificio e sorregge le antenne a cui veniva sospeso un colossale velario per ombreggiare l’arena. Ognuno dei 3 livelli principali è caratterizzato da semicolonne con diversi tipi di capitelli: tuscanici al piano terra, quindi ionici e poi corinzi. I restanti elementi degli ordini (base, architrave e fregio) sono identici in tutti e tre i piani; solo la cornice del terzo piano presente una dentellatura che crea in facciata un gioco d’ombre. L’attico è, invece, caratterizzato da lesene che ripetono l’ordine corinzio.

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Livelli © Diego Sanna

Nel Colosseo erano previsti: ingressi differenziati per ogni settore e per l’arena; facilità di accesso e deflusso degli spettatori; efficienti impianti di adduzione e smaltimento delle acque. Il sistema costruttivo utilizzato consiste in pilastri di travertino, tamponamenti in tufo, poi in mattoni, e volte rampanti in cementizio. La costruzione dell’edificio è stata velocizzata grazie all’organizzazione di quattro cantieri diversi.

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Sezione © Diego Sanna

 

I restauri di Stern e Valadier

All’inizio dell’800, dopo essere servito a più funzioni tra le quali quella di luogo sacro e cava di pietra, il Colosseo versava in stato di totale abbandono. Coperto da erbacce e staticamente compromesso, era diventato un deposito di letame e luogo di mercato.

 

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Sperone progettato da Stern © Diego Sanna

Per superare i problemi statici, nel 1806, Raffaele Stern propose di costruire un grosso sperone in muratura. Per ragioni di economia e distacco formale dall’opera, l’architetto ha scelto di progettare una superficie priva di ordini architettonici: questa ha il compito di sostenere l’edificio; la sua bellezza deriva dalla funzionalità. Il concetto del restauro archeologico, operato da Stern, è accentuato dal congelamento dei conci prossimi alla caduta degli archi limitrofi all’intervento.

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Restauro del Valadier © Diego Sanna

Circa 20 anni dopo il restauro di Stern, Giuseppe Valadier intervenne sul lato opposto del Colosseo. Questo presentava gravi dissesti, dovuti probabilmente alla mancanza di gestione delle acque. L’intervento, che assolve la funzione statica di uno sperone, consiste nella ricostruzione di una parte della struttura attraverso nuove arcate. L’ordine, uguale a quello dell’edificio antico, si distingue da esso solo attraverso il diverso utilizzo dei materiali: viene ripreso il travertino per le basi dei piloni, le imposte degli archi, le basi delle colonne e i capitelli; mentre è impiegato il laterizio per la restante parte. Rispetto al restauro di Stern, questo nasce da esigenze di ordine statico, ma prosegue con l’obiettivo di rispettare (riproducendolo) il valore estetico del monumento.

Scorcio © Francesco Mazzi