Fin dove può arrivare l’architettura? Essa può raggiungere qualsiasi cosa, luogo fisico o astratto che sia.

Oggi vediamo infatti una recente architettura, del villaggio Qinglongwu, immersa nelle profonde foreste di Tonglu in provincia di Zhejiang (Cina) realizzata dagli architetti Atelier Tao + C.

Questa architettura nasce dalla riqualificazione di una vecchia costruzione che presentava una struttura in legno e pareti di fango ormai però segnate dal tempo.  L’obbiettivo degli architetti è stato quello di ripensare e riprogettare questo vecchio edificio, di 232 mq, creando uno spazio ibrido che potesse ospitare diverse funzioni in armonia tra loro: un hotel, una libreria comunitaria e una biblioteca.

Le sfide principali che gli architetti hanno dovuto affrontare sono state diverse.

Al primo posto vi è il problema dell’inserimento e dell’armonizzazione di queste molteplici funzioni all’interno dello stesso spazio per relazionarli al meglio, sia in tema di fruibilità che di armonia degli stessi elementi architettonici. Non meno importante è risultata poi la gestione della privacy all’interno del complesso, per la destinazione d’uso richiesta.

Ulteriore tema su cui gli architetti hanno posto molta attenzione è rappresentato dalla questione materica. Preoccupazione di notevole rilievo infatti è stato il trattamento delle varie superfici, sia interne che esterne, in quanto l’intenzione di base era mantenere la semplicità originale dell’edificio.

Nonostante questi complessi principi regolatori di progetto, l’Atelier Tao + C ha saputo destreggiarsi in maniera ingegnosa e dinamica e, attraverso azioni di integrazione e sostituzione delle parti originali con quelle nuove, sono stati immaginati spazi non convenzionali, dalle prospettive interessanti.  I 7,2 metri di altezza totali della struttura interna sono stati spartiti attraverso l’inserimento di 3 solai sfalsati e intercorsi da soli 1,35 metri di altezza l’uno dall’altro. Una soluzione che restituisce una composizione di pieni e vuoti, sbalzi e doppie altezze che definiscono il complesso come un intreccio di connessioni visive, spaziali, materiche e uditive.

SCALE E PROSPETTIVE

L’elemento di connessione tra tutti questi spazi sono le scale. Esse sono caratterizzate da soli 9 gradini per ogni sezione,  a formare percorsi a zig-zag con curve veloci come fossero sentieri di montagna. In questo modo gli architetti hanno voluto, ancora una volta, richiamare il contesto in cui l’edifico è inserito e coniugarlo all’architettura e al design. Questi percorsi infatti non sono solo punti di snodo e collegamenti ma de veri e propri momenti di condivisione, dove le persone possono soffermarsi per leggere, curiosare, parlare. La particolarità che emerge da questa progettazione è la volubilità dell’prospettiva che si va a creare grazie a questo armonico gioco di volumi e scale. Non puoi vedere l’intero spazio quando sei all’interno di esso, ma sarai in grado di catturare viste inaspettate e diverse ovunque ti fermi o cammini.

L’HOTEL – CAPSULA

La destinazione ricettiva è stata concepita sul modello di un “hotel-capsula”. All’interno di questa struttura sono state progettate 20 camere modulari, la cui aggregazione ha necessitato di un approfondito studio per risolvere la difficile relazione tra la privacy del fruitore e le altre funzioni presenti nella struttura. Per risolvere questo problema, le capsule sono state nascoste e chiuse dagli scaffali delle librerie in bambù, così che la sua freschezza possa priilegiare il comfort degli ambienti interni.

Da uno studio preliminare, analizzando sia la questione capsule che quella dell’ampia fruibilità di cui dispone l’intera struttura, non sembra che il problema privacy sia stato risolto al meglio in quanto le capsule sono ancora troppo esposte e connesse con gli spazi di uso pubblico.

IL RAPPORTO CON IL CONTESTO

Dato lo straordinario paesaggio naturale all’estremità orientale dell’edificio, gli architetti hanno tagliato l’intera parete di questo lato incorporando una struttura trasparente di cornici in legno e pannelli in policarbonato ondulato, introducendo il verde delle montagne e delle foreste all’interno. Le aperture nel soffitto portano anche una ricca luce naturale negli spazi interni così che al crepuscolo, l’intero edificio è illuminato dalla luce sia interna che esterna trasformandosi quasi in una lanterna che offre una fetta di calore alla calma della notte. Insieme alla fragranza di bambù e libri, l’edificio ha un potere di coesione che unisce gli abitanti del villaggio.

L’Atelier Tao + C si è dimostrato capace nella creazione di questo ibrido architettonico, un progetto ben riuscito e composto, ma soprattutto con un’ottima relazione sia con il piccolo contesto urbano, se cosi si può definire anche nel suo piccolo, sia con quello naturale.

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