Ha appena aperto le porte la sedicesima edizione della Biennale di Architettura di Venezia e uno tra i padiglioni più interessanti dei giardini risulta essere senz’altro quello della Spagna. Dopo la vittoria nel 2016 del Leone d’Oro per l’esposizione “The Unfinished” che ha esaminato l’architettura dopo la crisi della costruzione, il padiglione spagnolo di quest’anno esplorerà il tema del futuro dell’architettura, offrendo uno sguardo verso un tipo di formazione comune nelle diverse scuole di architettura, che si estende ad altri spazi di apprendimento e creando un dialogo con altre discipline. La mostra, chiamata “Becoming” e curata dall’architetto Atxu Amann, ha occupato la maggior parte del suo budget per restaurare l’edificio in cui si trova, ricoprendo le pareti interne di 143 proposte che sono oggi unificate attraverso 52 concetti rilevanti per la nostra disciplina.

Utilizzando come punto di partenza questi 52 aggettivi che qualificano l’architettura e stabiliti in un’open call, la mostra fornisce uno spazio per proposte eterogenee, riflessioni sull’architettura e sulla rivendicazione degli ambienti di apprendimento come spazio per la critica e la creazione architettonica. Essendo questa un’open call, all’interno potrai vedere proposte che rivedono criticamente il passato, altre che ridefiniscono gli spazi quotidiani del presente, che immaginano un futuro basato sulla sostenibilità, il benessere e la giustizia sociale, così come le visioni che fondono il mondo reale con quello virtuale. Ad esempio, sarà la prima volta che il padiglione mostra tesi di dottorato sull’architettura.

“Becoming” ha anche invitato alcuni collettivi di studenti a presentare un progetto per trasformare lo spazio esterno del padiglione spagnolo. L’intervento vincente è stato realizzato e può essere visto durante la Biennale e rimarrà nel padiglione in maniera permanente una volta finito. Nei circa 1000 metri quadrati di carta da parati che circonda il padiglione, la grafica, come metodo di indagine, costituisce un linguaggio sociale che consente di stabilire conversazioni in cui confrontarsi con l’intoccabile, rivederlo e metterlo in dialogo con altre discipline e, come veri e propri agenti attivi, partecipare a una costruzione collettiva del mondo.

Partecipazione attiva che si può osservare chiaramente nel giardino temporaneo posto alla fine del padiglione spagnolo. La proposta è quella di recuperare questo spazio abbandonato, riconoscendo il carattere spontaneo della natura. Per fare questo, tutti i visitatori sono incoraggiati a partecipare alla riprogrammazione del giardino, seminando nel terreno vari bulbi offerti dall’esposizione. Una volta che la Biennale sarà finita, questo spazio sarà nuovamente abbandonato, ma il giardino rimarrà, potrà continuare a crescere e a trasformarsi autonomamente, finché non verrà riutilizzato nella prossima Biennale.

 

 

 

 

 

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