Il Centre Georges Pompidou è la curiosa costruzione funzionalista che si inserisce nel tessuto parigino al pieno centro della vita cittadina, un’astronave che nel tempo è diventata parte omogenea di un contesto urbano ormai moderno e non contemporaneo. La sua costruzione ha portato ad una serie di scelte innovative non solo sul piano della tecnologia dell’architettura, ma soprattutto per l’aspetto sociale dell’architettura stessa.

Centre Georges Pompidou, Parigi 2015.
Copertura e dettagli delle strutture. Crédits @ValerioRennola

Centre Georges Pompidou, Parigi. Crédits @paristuristoffice

Nella storia francese è possibile notare come ogni presidente durante il suo mandato dona un edificio o un nuovo piano urbano alla citta capitale, accrescendo la qualità di Parigi al di sopra delle altre citta europee.

Georges Pompidou, presidente francese dal 1969, non è stato da meno. La sua volontà non è stata di creare un’infrastruttura o un monumento, ma un edificio per i cittadini. Pompidou decise di offrire alla città un centro in cui le arti plastiche e pittoriche potessero incontrare la città e i cittadini, dialogando con essi con nuovi scambi di input. Una decisione che rivoluzionò il modo di considerare la cultura pubblica.

“Desidero fortissimamente che Parigi possieda un centro culturale che sia allo stesso tempo un museo e un centro di creazione, in cui le arti plastiche siano vicine alla musica, al cinema, ai libri, alla ricerca audiovisiva ecc. Il museo non può occuparsi solo di arte moderna, per essa esiste già il Louvre. Ovviamente la creazione dovrà essere moderna ed evolvere incessantemente.”                                                   George Pompidou. Le Monde 1972.

Plateau Beaubourg prima della costruzione del Centre Georges Pompidou, Parigi 1960. Credits @centrepompidou

La scelta del luogo dove inserire questa “creazione” fu quasi immediata: il “Plateau Beaubourg”, un ‘area libera nel cuore di Parigi, situata tra la torre dell’antica chiesa medievale di Saint Jacques e i palazzi del Marais. L’area costeggia la Rue Saint Martin, uno dei tracciati più antichi di Parigi, rimasto vuoto negli anni a causa della presenza di esalazioni solforose, di infrastrutture malsane, come anche di malviventi e associazioni criminali, tant’è che con il piano Haussmann venne dichiarato “isolato insalubre n°1”.

Nel 1970, a seguito dell’annuncio delle volontà del presidente Pompidou, venne bandito un concorso internazionale aperto a tutti, a cui accorsero tutti i progettisti di qualsiasi nazionalità ed età. Particolarità e innovazione di questo concorso sono proprio la pubblica partecipazione, diversamente da quello che accade ancora oggi per la costruzione di grandi edifici pubblici, in cui vengono pubblicati concorsi ad invito o con severe restrizioni normative riguardo il grado di professionalità (basti pensare alla Legge Merloni vigente nel nostro Paese).

681 proposte dall’alto livello di tecnica e creatività resero ardua la scelta per la giuria d’eccezione, a cui aderì Philip Johnson, Oscar Niemeyer, Frank Francis, direttore del British Museum, e altre personalità illustre del mondo dell’arte e architettura del panorama europeo.

“La maggior parte delle proposte occupava tutto il terreno del Beaubourg, come un crosso blocco di 30 o 50 metri di altezza, lasciando nascosta l’area di notevole interesse storico”

Così la giuria commentò lo scrutinio dei progetti, giudicando vincitrice la proposta di Renzo Piano e Richard Rogers.

Centre Georges Pompidou, Parigi 2015. Crédits @ValerioRennola

“Senza alcun rammarico: la piazza è bella e il contrasto tra il nuovo edificio e le vecchie case è, a mio avviso, molto esaltante nella loro reciprocità.”                                                                                                                                                                                                  Jean Prouvé 1977.

Il progetto n°493 di Piano e Rogers, vince il bando per la costruzione del Centre Pompidou, grazie alla scelta di liberare lo spazio antistante del museo e all’integrazione di tecnica e originalità in un contesto storico e sedentario.

Centre Georges Pompidou, Parigi 2015.
Lo spazio pubblico antistante. Crédits @ValerioRennola

Centre Georges Pompidou, Parigi 2015. Terrazza Panoramica dell’ultimo livello. Credits @ValerioRennola

La piazza pensata dagli architetti come centro di vita e di scambio, in cui passa, prolungandosi, l’attività del museo stesso, permette di stabilire una connessione tra museo e città. L’idea è stata di creare un edificio vetrato sollevato da terra, completando la volontà di liberazione dagli schemi e portando il sistema impiantistico all’esterno. Gli impianti, da sempre mantenuti nascosti ed antiestetici, diventano i dati di lettura del sistema di facciata del museo.

Centre Georges Pompidou, Parigi 2015.
Il percorso di distribuzione interno-esterno. Crédits @ValerioRennola

Centre Georges Pompidou, Parigi 2015. Fine del percorso di distribuzione con inquadramento su Notre dame.. Credits @ValerioRennola

Un “anti-monumento in movimento”, così i progettisti definirono la loro creazione.

Il Centro Pompidou, è il risultato dello storico dibattito tra forma e funzione che ha perseguito l’architettura per tutto il Novecento, in cui forma e funzione coincidono perfettamente.

Renzo Piano e Richard Roger in visita al Centre Pompidou, Parigi 1977. Credits @RPBW

Renzo Piano e Richard Roger in visita al Centre Pompidou, Parigi 2017. Credits @RPBW

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