di Rosa Scognamiglio

Essere chiamati a realizzare il luogo in cui tante persone devono coesistere per svolgere il proprio lavoro tutto il giorno tutti i giorni costituisce una responsabilità morale oltre che professionale. Una sfida che gli architetti Matteo Thun e Luca Colombo hanno accettato immaginando il nuovo nucleo di Davines come un grande villaggio, un centro di aggregazione che trasmette ai propri dipendenti un senso di familiarità e condivisione.

Il complesso nasce in una zona industriale di Parma, all’interno di un lotto periurbano in stretta prossimità all’asse autostradale. La strategia insediativa ha mirato a sfruttare al massimo l’area, dedicando il 20% a uffici e produzione e il restante 80% ad aree verdi, ricostituendo la tipologia rurale del cortile, tipica della zona.

Il disegno lineare e minimale distingue due macroaree funzionali: il villaggio uffici, ossia l’ambito di lavoro, con spazi destinati alla gestione delle attività laboratoriali e direzionali e altri dedicati alla socialità e al ristoro; il PCM adibito alla produzione, al confezionamento dei prodotti, alla logistica e al magazzino.

Davines Village, l’accesso alla comfort zone (credits matteothun.com)

Morfologicamente l’area direzionale si sviluppa su un disegno di pianta lineare con elementi tipologici inclinati a due piani raggruppati intorno ad una grande area verde. Il cuore pulsante del complesso è costituito da una serra in vetro e acciaio ultrasottile che riprende il significato di un’antica corte e accoglie il vero punto di socializzazione conviviale, con spazi di relax e di ristorazione. Una facciata continua segue tutto il profilo e, attraverso un sistema in vetro e legno lamellare, conferisce all’intervento ritmo e regolarità. I volumi trasparenti e luminosi sono completati da una copertura a falde inclinate e un rivestimento esterno in pannelli di laminato in zinco-titanio di zintek®. Il sistema edificio – impianto viene integrato e risolto all’interno di queste fasce che contengono tutti i dispositivi necessari, attivi e passivi.

Il progetto delle aree esterne risponde appieno ai recenti progressi in ambito tecnico, prediligendo specie autoctone che incrementano la biodiversità locale e rendono l’intervento perfettamente integrato con il paesaggio circostante. L’ingresso è segnato da caprini bianchi, frassini, tigli, peri ornamentali e dall’albero di Giuda, mentre le aree parcheggio sono ombreggiate da filari di gelso e, infine, siepi arbustive definiscono il confine tra spazi diversi. Particolare attenzione è stata rivolta alla corte a sud, in cui una tipica pavimentazione in pietra fiorentina circonda una grande vasca rettangolare centrale di acqua con ninfee. A concludere, un orto scientifico si sviluppa attraverso una forma circolare demarcata da alloro e platani a spalliera con al centro una fontana e piccoli canali che disegnano un quadrato inscritto nel cerchio.

Davines Village, il ritmo e la trasparenza dei volumi (credits matteothun.com)

Davines Village, acqua luce e natura (credits matteothun.com)

Gli architetti sono riusciti nell’intento di realizzare un luogo basato sulla filosofia di Davines di “incoraggiare chi ci circonda a prendersi cura di se stessi, dell’ambiente in cui vivono e lavorano e delle cose che amano, puntando sulla bellezza sostenibile“. Così, il paesaggio si fonda con un’architettura a misura di uomo, in cui la luce e la natura fanno da protagoniste, dando vita ad un ambiente di lavoro positivo, naturale e capace di ricreare un’atmosfera appagante e distensiva, soddisfacendo i principali obiettivi di una filiera produttiva che funzioni perché a funzionare sono prima di tutto i rapporti e gli stimoli tra i dipendenti.

Non meno importante, in tema di cambiamenti climatici, la scelta di intervenire a tutela del paesaggio è segno della volontà di lasciare una traccia nel territorio: progettare uno spazio in cui acqua, natura e luce sono le componenti predominanti dell’architettura, subordinando gli elementi artificiali, significa scegliere una strada volta alla convivenza e al rispetto di ciò che non appartiene all’uomo, in linea con le recenti tematiche del progresso scientifico e tecnologico. In questa direzione, l’intervento del team di Matteo Thun e Luca Colombo mostra come si possa creare un’architettura resiliente che lavora nelle pieghe, che si adatta alla mutevolezza della natura in modo intelligente e creativo e che concepisce la crisi come un fattore di speranza, per fare meglio di ciò che si è fatto.

Davines Village, un luogo di socialità nel verde (credits matteothun.com)

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