Il passato “moderno” della storia di Roma ha portato ad una successione di trasformazioni urbane adatte ad ospitare le infrastrutture moderne e la nuova dinamica urbana. Fra questi cambiamenti l’azione di costruzione delle strutture pubbliche ha coinvolto un gran numero di progettisti che, con forme pure e una razionale progettazione, sono stati gli attori principali della trasformazione urbana in atto.

Dopo anni, l’uso di questi edifici e la mancata manutenzione con un proporzionale aumento dei costi di mantenimento hanno favorito l’avvento dell’abbandono delle strutture pubbliche e la creazione di vuoti urbani nella metropoli. Il fenomeno dell’abbandono dei luoghi interessa ogni città del mondo, è un processo inevitabile legato a dinamiche sociali, economiche e produttive. Questi luoghi molto spesso restano espressione di un’opportunità mancata e hanno il potenziale per poter trasformarsi in una occasione per la città.

La città di Roma colleziona numerosi segni di abbandono lasciandone il dominio alla natura o alle occupazioni abusive. Spesso oggetto di questo fenomeno sono le strutture sanitarie che a seguito di manovre politiche e finanziarie, raggiungono una  graduale dismissione, fino ad un’inesorabile chiusura. Tra i casi celebri della storia romana troviamo la chiusura dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà 1999, il San Giacomo degli Incurabili a via del Corso, che nel 2008 chiude le porte alle cure pubbliche e nel 2015 il termine dell’attività dell’Ospedale Forlanini, che dopo ottantuno anni dalla sua attività viene sgombrato e confinato.

Questi casi presentano un identità notevole nel contesto urbano e sociale dei quartieri e mostrano come un’opportunità mancata di riuso e riconversione delle strutture esistenti porti ad un’occasione persa da parte delle amministrazioni di dare una nuova luce a queste strutture.

Hospitàle: un’esperienza di riuso temporaneo creativo. Ospedale San Carlo Forlanini di Roma. Eleonora Rieti, Mirta Ottaviani e Ilaria Mattioli. Credits © Rieti+Ottaviani+Mattioli

L’approccio ecologico nella progettazione odierna non concentra l’attenzione solamente sull’utilizzo dei materiali e tecnologie a basso impatto, ma volge il suo interesse al nuovo utilizzo delle costruzioni in abbandono, dimostrando come la conversione o l’inserimento di una nuova funzione nell’architettura esistente possa riattivare il processo di interesse  e curiosità legato ai vuoti urbani costruiti.

La proposta progettuale di Eleonora Rieti, Mirta Ottaviani e Ilaria Mattioli, pone l’attenzione sul riuso della struttura derelitta dell’ospedale San Camillo Forlanini di Roma, con un intervento di uso temporaneo degli ambienti e l’inserimento per fasi di diverse funzioni adatte a convivere nella struttura preesistente.

Un intervento temporaneo e transitorio. Temporaneo perché ha un tempo definito, senza necessariamente modificare in maniera irreversibile il sito di progetto. Transitorio perché di passaggio ad un altro stato e che permette di testare degli usi prima di una riconversione definitiva.

Hospitàle: un’esperienza di riuso temporaneo creativo. Ospedale San Carlo Forlanini di Roma. Eleonora Rieti, Mirta Ottaviani e Ilaria Mattioli. Credits © Rieti+Ottaviani+Mattioli

L’idea progettuale presenta un’analisi dello stato di fatto dell’edificio con l’individuazione di aree e porzioni esistenti in uno stato di conservazione migliore, con l’inserimento di prime funzioni che possano trascinare, attraverso un autofinanziamento, tutti i successivi interventi.

La prima fase consiste nella riapertura del parco che avvolge la struttura e, con una successione di piccoli interventi, la riabilitazione delle zone verdi e dei punti panoramici adibendo due zone al pernottamento, campeggio e foresteria per la partecipazione ad attività e workshop creativi.

La seconda fase, L’hospitàle incontra il quartiere, è volta al coinvolgimento delle associazioni e organizzazioni del quartiere Monteverde inserendo spazi dedicati alle associazioni e attività lucido-sportive all’interno della struttura. Inoltre l’incontro dell’edificio con un’attività di grado sovra-urbano come la facoltà di Medicina, inserita con aule e biblioteche al piano terra del corpo B, porta l’attenzione dell’attività di riconversione dell’ospedale all’interesse metropolitano.

Hospitàle: un’esperienza di riuso temporaneo creativo. Ospedale San Carlo Forlanini di Roma. Eleonora Rieti, Mirta Ottaviani e Ilaria Mattioli. Credits © Rieti+Ottaviani+Mattioli

La fase successiva, L’hospitàle diventa casa, propone l’inserimento di spazi di alloggio e accoglienza, ostello e ambienti di co-working nei rami più esterni dell’edificio. Una sperimentazione di Housing Sociale, che coinvolge differenti tipologie di famiglie per una convivenza unica e diversa.

L’ultima fase proposta dal gruppo di progettazione, presenta un piano di intervento privato nel riuso della struttura, con spazi adibiti alla cultura e al lavoro. L’obiettivo è la riattivazione di tutte le porzioni della struttura in disuso e infine, la risistemazione del teatro nel corpo, il quale ospiterà spettacoli, ma anche conferenze ed eventi privati.

Una proposta complessa ed una progettazione per fasi che mostra come la riattivazione di una struttura pubblica possa portare ad una rivincita sociale e abitativa di uno dei quartieri residenziali a più alta densità abitativa della storia di Roma.

Hospitàle: un’esperienza di riuso temporaneo creativo. Ospedale San Carlo Forlanini di Roma. Eleonora Rieti, Mirta Ottaviani e Ilaria Mattioli. Credits © Rieti+Ottaviani+Mattioli

Artwave.it ringrazia le progettiste Eleonora Rieti, Mirta Ottaviani e Ilaria Mattioli per la condivisione del materiale e delle immagini.

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