Il famoso museo londinese di arti applicate Victoria & Albert ha inaugurato la sua nuova veste il 30 giugno, e fino al 7 luglio celebrerà la sua riapertura con REVEAL, un festival culturale gratuito alla scoperta dei suoi spazi, con istallazioni luminose, eventi e performance di danza.

Il progetto di riqualificazione avviato nel 2011 appartiene all’architetta inglese Amanda Levete, già vincitrice del prestigioso Stirling Prize, e al suo studio AL_A, che nel 2016 ha realizzato il sinuoso Museo MAAT sul lungofiume di Belém a Lisbona.

Entrambi i musei ospitano delle importanti collezioni permanenti di arte e produzione dei rispettivi Paesi, esponendo oggetti ed opere che raccontano la storia del luogo e dei suoi cambiamenti, ma anche dei suoi abitanti.
Lo studio di Amanda Levete ha infatti scelto di dare un ruolo fondamentale alla relazione che essi hanno con il contesto non solo fisico, ma anche antropologico, creando importanti permeabilità e spazi ibridi per il museo e per la città, da destinare alla cultura e all’arte, ma anche all’incontro e alla convivialità.

La nuova piazza Stackler Courtyard disegnata dallo studio AL_A ©Hufton+Crow

Il progetto per il V&A crea un nuovo ingresso al museo, prima molto introverso nei suoi accessi e nei suoi percorsi, aprendosi finalmente sulla nota Exhibition Road, vera e propria arteria culturale di Londra, che ospita alcuni fra i più importanti musei cittadini. Lo storico colonnato di Ashton Webb diventa l’accesso principale, e dietro di esso si apre Sackler Courtyard, la prima piazza al mondo rivestita con 11.000 piastrelle artigianali in ceramica in omaggio alla ricca collezione di porcellane del Victoria & Albert, creando uno spazio che appartiene tanto alla città quanto al museo. Come ha infatti sottolineato la progettista londinese, questo “è un progetto tanto culturale quanto urbano: volevamo portare il museo in strada e la città dentro il museo”.

 

Il colonnato Ashton Webb, nuovo ingresso al Victoria & Albert Museum di Londra. ©Hufton+Crow

 

La nuova piazza Stackler Courtyard disegnata dallo studio AL_A ©Hufton+Crow

 

Il progetto per il MAAT di Lisbona si è contraddistinto invece per i suoi spazi espositivi disposti sotto una copertura dolcemente ondulata, concepita per creare un nuovo spazio pubblico praticabile in questo caso sopra le gallerie, un tetto calpestabile aperto alla cittadinanza, che offra un diverso punto di vista verso la città.


Lo stesso scopo ha il Museo di Liverpool, progettato questa volta dallo studio danese 3XN ed inaugurato nel 2011, che decide di ripercorrere la storia della città dal punto di vista sociale, dedicando ampio spazio alla musica (e in particolare ai Beatles, che qui la storia l’hanno fatta veramente) e che ha scelto di “raccontare” e mettere in mostra la città attraverso un espediente architettonico molto interessante: l’edificio ha grandi vetrate inclinate alle due estremità dell’edificio, rivolte alla città e al porto, che sembrano simbolicamente aprirsi alla storia del luogo, mettere in relazione le opere esposte con il luogo in cui esse sono nate e al contempo permettere ai passanti di guardare all’interno in un intenso dialogo fra spazi interni e spazi esterni.

Ma uno dei primi musei per la memoria della città fu insospettabilmente avviato nel 1866 per la città di Parigi dallo stesso che ne cancellò definitivamente una parte, l’urbanista Georges Eugène Haussmann. In un periodo di grandi sventramenti e modifiche, quelle che crearono i grandi boulevards parigini, si rivelò comunque importante mantenere traccia della storia della città all’interno del Museo Carnavalet. Il museo ospita ricostruzioni di interni ed esterni, carte e mappe che ne ripercorrono l’evoluzione, percorsi riguardanti i principali eventi storici ma anche molte opere d’arte. Nel 2016 il Museo ha chiuso le sue porte per impegnarsi in un grande lavoro di ristrutturazione fino al 2020.

Il Museo della città di Liverpool realizzato dallo studio danese 3XN nel 2011. © visitliverpool.com

Dai progetti menzionati emerge dunque una nuova interpretazione del ruolo dei musei nella città contemporanea, ai quali viene data una notevole importanza che richiede una riflessione sulle trasformazioni e sul ruolo che ha l’architettura nel ripensamento dei luoghi della cultura, in particolare quelli che parlano della città, per la città.
Lo spazio museale è in grado di assorbire ogni tipo di impulso culturale riconducibile alla memoria della città e farlo riemergere in un unicum, ancora di più con l’inclusione della cittadinanza stessa trasformandolo in un’estensione dello spazio di incontro pubblico. La storia di un luogo non è dimensionata solo agli eventi politici, o solo alle correnti artistiche, ma è necessario ripercorrere in libertà la storia fisica delle città: la città è un connettore trasversale di storia, economia, società, cultura, ambiente, tradizione e innovazione, ed è essa stessa la più grande opera d’arte da mettere in mostra.

Visitatori sul tetto del MAAT di Lisbona ©Hufton+Crow

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