La penisola italiana è ricca di innumerevoli architetture, appartenenti a molteplici stili legati e periodi storici. Nel corso del tempo, grandi architetti di fama mondiale hanno marcato la nostra nazione lasciando un evidente segno nella storia del territorio, purtroppo per qualche tempo anche sottovalutato, che ha favorito lo sviluppo e la sperimentazione dell’architettura e della socialità intorno ad essa. Questo è il caso dell’operato in Italia di uno dei più rinomati padri dell’architettura moderna, Alvar Aalto.

E’ il novembre del 1965 quando il cardinale Giacomo Lercaro affida al grande maestro finlandese l’incarico di realizzare un luogo di culto cristiano a Riola Vergato, un piccolo paese in provincia di Bologna. Questa chiesa ha una storia travagliata, ricca di alterne vicende, difficoltà economiche e politiche, motivo per il quale intercorrerà molto tempo tra l’affido dell’incarico e l’inizio dei lavori (1976).

L’intervento di Alvar Aalto in Italia, inspiegabilmente poco noto, è ritornato in luce sottoforma di una vera e propria sorpresa in occasione della sesta edizione del Milano Design Film Festival, svoltosi nell’ottobre del 2018, in cui si è tenuta la prima mondiale del docu-film dal titolo “Non abbiamo sete di scenografie. La lunga storia della chiesa di Alvar Aalto a Riola”, diretto dal regista Roberto Ronchi e dalla giornalista Mara Corradi. Tale docu-film ricostruisce la complessa vicenda della storia della chiesa che si è protratta per oltre dieci anni.

Alvar Aalto progetta l’intero complesso parrocchiale secondo un’ottica in cui sembra prevalere fortemente, in termini Vitruviani, l’attenzione al carattere dell’“utilitas” piuttosto che a quello della “venustas” e della “firmitas”: l’architetto finlandese progetta mirando all’adempimento delle funzioni primarie necessarie della chiesa, senza aggrovigliarsi inutilmente nella ricerca di uno stile ridondante e sofisticato. Ne viene fuori un’architettura formalmente semplice, essenziale, dalle linee pulite, morbide e sinuose.

Santa Maria Assunta. Credits: Franco di Capua

La chiesa di Santa Maria Assunta, pur trovandosi in Italia, incarna pienamente il modus operandi, gli aspetti stilistici, la visione e il modo di intendere l’architettura di Alvar Aalto. La predominanza di forme sinuose e dinamiche che definiscono la facciata, così come il minimale arredo interno, rimandano al classico e intramontabile topos della natura e del simbiotico rapporto dell’uomo con essa, del tutto rilevante per il maestro. Aalto diviene, anche in Italia, l’artefice di un’architettura in stretto rapporto con il contesto in cui è inserita, difatti l’opera a Riola Vergato si sposa perfettamente con l’ambiente naturale.

Il concept di fondo, incentrato sulla valorizzazione dell’essenzialità, si esprime anche tramite una forte ed evidente polimatericità: si alternano materiali quali cemento armato, rivestimenti in pietra naturale provenienti dalle cave locali, marmi e legno.

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