Durante l’ottava edizione di Open House Roma abbiamo avuto il piacere di visitare l’edificio delle piscine CONI, una fra le costruzioni più imponenti del Parco del Foro Italico.

Interno delle piscine CONI. Ph. Alessandro Mancini

Progettato dall’ingegnere architetto Costantino Costantini nel 1934, ripropone in chiave stilistica diversa gli stessi valori volumetrici e cromatici dell’Accademia, progettata dell’architetto Del Debbio. All’interno dell’edificio Costantini disegna la grande piscina coperta contenente i mosaici parietali e pavimentali realizzati da Angelo Canevari e Giulio Rosso.

Il primo piano ospita, invece, il vero gioiello di questo complesso: la Palestra del duce, opera dell’architetto Luigi Moretti, ritenuta un capolavoro di interior design per la sua composizione spaziale e materica che la rendono un ambiente aulico dall’atmosfera metafisica.

Interno della palestra del duce, come si presenta oggi. Ph. Alessandro Mancini

Realizzata da Moretti nel 1936, si tratta di uno degli ambienti più belli e significativi realizzati nel complesso dell’allora Foro Mussolini. La sala, di forma rettangolare, si trova nell’edificio delle Terme ed è un ambiente di grande essenzialità ed eleganza. Moretti delimita lo spazio della sala con due lastre marmoree, ortogonali tra loro, separando così la zona per le esercitazioni da quella destinata ai servizi. Il pavimento della pedana per l’allenamento è realizzato in linoleum nella parte superiore e sughero verde scuro in quella inferiore, mentre il materiale usato per i due ambulacri laterali, per i due setti marmorei e per le pareti è il marmo paonazzetto bianco e nero. Dei due ambulacri, uno unisce l’ingresso all’elegante scala elicoidale, l’altro porta dalla zona dedicata al relax ad un ascensore (attualmente non funzionante) che collega la Palestra alla piscina olimpionica. Ancorati al soffitto della pedana pendevano una sequenza di attrezzi: il quadro, una scala di corda, una pertica, gli anelli, un sacco ed una fune. I fioretti, invece, erano disposti in sequenza sulla parete interna del primo setto. L’angolo del ristoro, collegato al corridoio esterno mediante una porta, era composto da una fontanina con acqua corrente, una ghiacciaia e il portafrutta, tutto in marmo. A completare l’arredo poltrone in stile moderno, un tavolinetto ed una grande pianta verde (oggi non più presenti).
I servizi, disposti su due piani e collegati dalla scala elicoidale, comprendevano al piano terra un bagno, uno spogliatoio ed una piccola stanza per i massaggi, mentre al piano superiore era stato allestito un solarium con luce artificiale.

La palestra è inoltre impreziosita da alcuni mosaici e da statue. Tutti realizzati su cartoni di Gino Severini, i mosaici pavimentali appaiono come policromi, mentre quelli parietali decorati con tessere bianche e nere. Sui primi è raffigurato simbolicamente Icaro che precipita a testa in giù, perché ha osato avvicinarsi troppo al sole, un Sole-Duce ricordato come monito da un leone, segno zodiacale di Mussolini. A fianco di Icaro una figura femminile, l’Italia, con in mano un fascio littorio. L’altro mosaico pavimentale, situato di fronte alla porta dell’ascensore interno, è un’opera cubista realizzata con tessere di vari colori: verde, rosso, bianco, nero e grigio di varie tonalità. I mosaici parietali degli spogliatoi  raffigurano invece attrezzi da schermidore (maschere, sciabola, fioretti e guanti), scudo, giavellotti, un libro, una corona d’ulivo, elmo e camicia nera, un aereo, un cacciatore con arco e tre giovani con un cesto di frutta.

Le statue, opera dello scultore Silvio Canevari, sono in bronzo dorato e rappresentano un arciere e un fromboliere. Entrambe poggiano su un basamento in marmo nero apuano.

Considerata da Moretti elemento fondamentale, la luce valorizza appieno i pieni e i vuoti della sala. Quella naturale delle finestre viene filtrata da due file di tende, quella artificiale proviene invece da lampade “nascoste” all’interno dei montanti delle tende e dell’asse che copre l’attacco degli attrezzi ginnici al soffitto. Così la luce raggiunge l’ambiente riflessa dal soffitto chiaro e dalle pareti in marmo, lucidate a specchio. L’effetto finale, apprezzabile all’epoca, era particolarmente suggestivo, poiché l’illuminazione risultava morbida, accogliente ed uniforme.

«Moretti, con grande coraggio decide, però, di “turbare” questa straordinaria atmosfera metafisica con tre elementi: una grande pianta verde, una Chamaedolea elatio, unico essere vivente che abita questo spazio; una grande tenda “vibrante”, l’elemento mobile, e una scala elicoidale che, con il suo avvitarsi verso l’alto e le sue curve, rompe la rigorosa linearità dell’ambiente. Queste tre “provocazioni” sono destinate ad esaltare le sensazioni colte da chi osserva l’ambiente con attenzione interna e non solo con gli occhi. Un luogo che evoca l’immagine del Duce nell’atto di esercitarsi in compagnia del suo alter ego, riflesso dalle pareti a specchio. Senza dubbio uno straordinario spazio sincretico tra architettura, arte ed emozioni.»¹

Attualmente la sala viene utilizzata come sala convegni e l’effetto voluto originariamente dall’architetto si è in parte perso. Resta però una testimonianza esemplare di architettura razionalista nella capitale e di innovativo utilizzo degli spazi, dei materiali e della luce con effetti sorprendenti, non solo per l’epoca, ma anche agli occhi di chi oggi varca la soglia di un luogo sicuramente unico al mondo.

¹(Paolo Pedinelli, dal convegno “Giornata di Studio sugli Archivi dello Sport Roma”, Foro Italico, Sala delle Piscine, 25 maggio 2004)
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