L’anno 2000 segna l’accesso ad un nuovo millennio con una Expo, a tema Umankind, Nature, Technology, Energetic and space economy (Umanità, Natura, Tecnologia; Economia dell’energia e dello spazio), la sede scelta per l’evento è Hannover in Germania, famosa per gli impianti tecnologici ed industriali altamente innovativi. Lo studio olandese MVRDV presenta il padiglione olandese, nazione natale dei progettisti, che richiama l’alta innovazione del sito.

“Holland creates Space”: the theme for the Netherlands Pavilion at the 2000 World Expo in Hannover was intended to showcase a country making the most out of limited space”. Viene così descritto dai progettisti il padiglione che ricerca nuove forme dello spazio espositivo. La conoscenza comune della tipologia “padiglione” associa la forma ad uno spazio effimero e spesso di ridotte dimensioni.

Lo studio MVRDV progetta una struttura in elevazione per cinque piani, con a ogni livello una trasformazione dello spazio, suggerendo in questo modo una perdita di tutti i connotati che identificano un edificio espositivo.

Ogni piano ha una configurazione spaziale indipendente dagli altri. Sezione del Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Credits ©mvrdv

La sperimentazione dei progettisti, in questo edificio, avviene con l’applicazione della tipologia a “distribuzione avvolgente”: l’intero spazio interno edificato è dedicato all’esposizione mentre il sistema distributivo viene posto all’esterno dell’intera struttura. Il collegamento verticale, presenta l’elemento chiave della direzione del percorso in uno spazio espositivo, ed è accezione comune integrarlo all’interno del macchinario architettonico, come nel caso del Guggenheim di New York di F.L.Wright dove diventa l’elemento centrale per la composizione dell’edificio. MVRDV, nel progetto del padiglione olandese, porta l’elemento di distribuzione a partecipare attivamente al componimento del prospetto, assumendo il movimento delle persone come elemento compositivo di facciata. Questo è il primo tema innovativo del padiglione: il fruitore del museo diventa esso stesso parte dell’edificio che visita.

Scala esterna posta tra il piano-giardino e l’ultimo piano coperto. Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Credits ©mvrdv

Questo edificio trasforma l’orizzontalità, caratteristica tipica del territorio olandese, in verticalità: gran parte del paesaggio olandese è stato tematizzato per ogni piano con una conseguente evoluzione degli ambienti durante l’esposizione. Ogni livello ha una configurazione differente e unica, ed ogni sala rappresenta una parte dell’Olanda. Questa proposta dello studio MVRDV è evidenziata dalla presenza di interpiani differenti, elementi strutturali in successione e configurazioni spaziali che mutano durante l’esposizione. Questo tema verrà ripreso solo nel 2017 da Rem Khoolhaas per il progetto della Torre di Fondazione Prada a Milano.

Il fruitore inizia la visita percorrendo una rampa inclinata in calcestruzzo armato che si snoderà attorno ai volumi in elevazione della struttura, raggiungendo ogni sala espositiva e coinvolgendo lo spettatore con differenti suggestioni. Il quarto piano è dedicato alla natura presentando un giardino, elemento di evoluzione del percorso progettuale di MVRDV, introducendo una scelta innovativa con l’inizio del nuovo secolo: il passaggio da Tetto-giardino lecorbusiano al Piano-giardino, dove il visitatore si trova in uno spazio naturale coperto con alberi e con struttura portante realizzata essa stessa con elementi vegetali, robusti tronchi d’albero: è la natura stessa a sostenere i piani successivi.

Il piano-giardino e la vegetazione che diventa parte del progetto. Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Credits ©mvrdv

L’apice delle suggestioni viene raggiunto in cima all’edificio, dove vi si trova un lago. Qui l’elemento che ogni visitatore si aspetta di trovare al livello zero si trova in cima all’edificio, una vera e propria provocazione da parte dello studio di architettura che pone l’acqua, elemento che spesso viene assunto come problematico in Olanda, dove vi sono zone al di sotto del livello di essa, come culmine di un edificio espositivo.

Con l’aggregazione di elementi strutturali e scelte compositive a volte in antitesi, il progetto del Padiglione di MVRDV crea un’inversione della sensazione di risalita verso il culmine dell’edificio: il percorso si alleggerisce man mano che il visitatore raggiunge le sale superiori, raggiungendo lo strato d’acqua in copertura, come se fosse una discesa alla valle e non una risalita attraverso montagne in cemento.

Tetto praticabile con la presenza acqua e pale eoliche. Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Credits ©mvrdv

Una struttura ricca di evoluzione nel campo architettonico, ma cosa ne rimane oggi di questo padiglione?

A seguito dell’Expo 2000 l’edificio è stato completamente abbandonato e oggi si trova in una condizione di rischioso degrado.

L’innovazione, che ha identificato il progetto di MVRDV, è andata a sfumarsi insieme agli altri edifici dell’area espositiva oggi in disuso. Questo è un problema dovuto ad un’intera generazione di edifici che presentano l’impossibilità di riuso e smontaggio. Per questo motivo Expo ha deciso di imporre la rimovibilità dei padiglioni come richiesta chiave di ogni esposizione futura. Negli ultimi anni ogni Esposizione mantiene un landmark dell’evento come per esempio l’Expo 2015 a Milano ha permesso il mantenimento del padiglione Italia dello studio Nemesi e l’albero della vita. In questa linea il Netherlands Pavillion può esser considerato il Landmark di Expo 2000, che può rinascere solamente attraverso delle nuove proposte di utilizzo dell’elemento, che non è solamente un edificio di un limitato uso ma può essere riconosciuto come il monito per il nuovo millennio che ha aperto le porte all’innovazione compositiva e strutturale con un’attenzione alla sostenibilità e all’impatto ambientale dell’edificio stesso.

Il Netherlands Pavillion è il primo edificio ultra-contemporaneo, anzi oltre-contemporaneo. Come descritto da MVRDV:

“Nella sua idea, Expo 2000 ha presentato una tipologia ancora non testatae quindi ha funzionato come laboratorio; un paesaggio sperimentale. La proposta non solo ha risparmiato spazio ma ha risparmiato energia, tempo, acqua e infrastrutture. Un mini-ecosistema o un futuro kit di sopravvivenza ha esplorato come garantire una luce adeguata e affrontare la mancanza di terra. Expo 2000 è un simbolo per la natura sfaccettata della società: presenta la nozione paradossale che, con l’aumentare della diversità, aumenta anche la coesione.”

L’edificio nelle condizioni attuali: si può notare come le pale eoliche siano l’unico elemento effettivamente rimosso, tutto il resto è in stato di degrado. Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Credits ©Jonas Klock

Stato attuale. Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Netherlands Pavilion, Expo 2000 Hannover. MVRDV 2000. Credits ©Jonas Klock