La definizione di arte per l’Islam, risiede nell’atto umano di espressione e spiegazione di una visione personale del mondo, un mezzo per rappresentare quei segni superiori provenienti dalla sfera divina. Comprendere la natura che ci circonda diviene, nei millenni, il mistero fondamentale che solo tramite la religione e la preghiera può essere scoperto.

La prima professione di fede della religione islamica ci dice “ilaha illà allah” – non esiste dio al di fuori di dio, che recenti interpretazioni hanno parafrasato come “non esistono parti al di fuori del tutto”. Da questo concetto basilare è possibile intuire l’ intrinseco legame che esiste tra la religione islamica e l’arte della misurazione.

Alhambra, XIV secolo Granada, Spain. @alhambra.org

La geometria è l’antica tecnica araba che ricerca la forma geometrica e tenta di dare una dimensione finita misurandola. Lo studio delle forme e delle misure ha portato la cultura islamica a domandarsi quale sia la forma geometrica primordiale, la forma generatrice di tutte le cose, trovando risposta nel concetto di Punto. Esso è l’elemento adimensionale assoluto, nessuna dimensione minima o massima nessuna ampiezza o raggio, il punto è l’unico elemento geometrico che non è possibile misurare.

Grande sala del Bazar, XVII secolo. Kashan, Iran @panoramio.com/photo

La ricerca della dimensione astratta del punto ha portato la cultura islamica ad associare questo elemento alla figura di Allah, dio generatore di ogni cosa: così come dal gesto del creatore, dal moto del punto nascono le linee, le forme e lo spazio che presenta una misura ed un ordine.

“Dove c’è ordine e bellezza, non può non esserci Allah”

L’ interpretazione del Corano, appena letta, è utile a comprendere quanto è la geometria a determinare l’ordine del mondo, ma come rappresentare ciò che non conosciamo? La dimensione oltre la forma fisica, come rappresentare Dio?

Da queste domande nasce l’arte islamica, fondata sull’astrazione delle forme geometriche come mezzo per la contemplazione del divino e delle leggi astronomiche, nonché la misura del mondo.

Mausoleo di Fatima el Masuma, Qom Iran

Tornando al punto, immaginandolo in movimento esso si trasforma in un’entità finita e misurabile che muta costantemente. Un punto che ruota intorno ad un baricentro forma una circonferenza. L’incontro di tre circonferenze tangenti permette la scoperta di un triangolo equilatero, nato congiungendo i punti di tangenza, o di un esagono accostando sette cerchi.

In questo modo possiamo prendere il controllo della geometria, ricercando questi rapporti nella natura. Il famoso riferimento alla curva aurea ha origine in questi ragionamenti, accostando i lati maggiori di un triangolo isoscele di base e collegando i vertici con semicirconferenze, per poi evolversi nella curva calcolata dalla successione di Fibonacci, che indica la perfezione e la proporzione.

Triangolo d’oro e Spirale di Fibonacci

L’incontro delle forme è alla base dell’arte islamica. Partendo da una figura semplice di base, un cerchio solitamente, e seguendo il suo sviluppo nascono tutte le composizioni. L’arte incontra poi la materia, il colore e il rilievo, tutte componenti che permettono attraverso geometria di contemplare la divinità.

Moschera dello Sceicco Zayed, Ahbu Dhabi, Emirati Arabi Uniti

L’architettura islamica basa la propria composizione sull’incontro delle forme e il bilanciamento delle masse attraverso la materia matematica, ben conosciuta nel mondo arabo.

La particolarità del pensiero architettonico islamico è la sconnessione tra forma e funzione, ricerca dell’architettura europea per gran parte dello scorso secolo. I modelli compositivi seguono regole semplici, a cui vengono adattate le funzioni degli spazi, definendo così usi sempre differenti che rispecchiano le epoche e i seconli differenti. Un modello a corte su cui affacciano diversi ambienti, ivan, può ospitare funzioni abitative di diversi ceti sociali da una madra ad un palazzo reale, fino ad un mausoleo monumentale.

L’architettura islamica spesso viene identificata con l’aggettivo “chiusa”, chiusa internamente, ermetica verso l’esterno attraverso un muro di cinta che contiene la corte interna aperta verso il cielo.

Madrasa Nadir Divan-Begi,1622. Bukhara Uzbekistan @Jean-Pierre Dalbéra/Wikipedia

Elemento di riconoscimento è il portale, la porta d’accesso alla costruzione viene intesa come l’elemento filtro che divide il pubblico dal privato come una separazione tra due mondi, su cui tramite epigrafi e simboli venivano esplicate le regole da seguire e i metodi di purificazione che permettono l’ingresso.

La moschea, invece, è oggetto dell’arte araba per ecellenza, nonché per l’architettura. Moschea deriva da masjid, luogo in cui ci si prostra. La religione islamica non indica un luogo privilegiato per svolgere la preghiera, quindi la moschera diventa nei secoli il centro di dottrina ed istruzione legata alla cultura e alla religione islamica; infatti il Corano indica solo la Mecca come unico haram, santuario in cui volgere la propria preghiera.

Moschea di Nasir Al-Mulk, Shiraz Iran.
@MohammadRezaDomiriGanji for 500px.com

Grandi costruzioni ermetiche al cui interno mostrano ambienti e segreti meravigliosi. Un’architettura che diventa quasi scultorea, che basa la cura dei propri rapporti sulla geometria e proporzioni. Non è difficile trovare nei palazzi reali grandi spazi cupolati creati tramite l’accostamento di forme triangolari che si sovrappongono e raggiungono la chiave.

Alhambra, XIV secolo Granada, Spain. @alhambra.org

I giardini vengono definiti come luoghi prediletti del piacere terreno e sono gli unici che possono confrontarsi con il paradiso. La volontà di imitare le forme del paradiso, porta l’uomo islamico ad incorrere nel peccato, progettando giardini che sfidano quasi il concetto di meraviglia. Il modo per non cadere nel peccato, senza rinunciare alle meraviglie e ai piaceri della composizione paesaggistica, è attribuire ai giardini nuovi significati, sociali e concettuali, che giustifichino determinate scelte e forme.

Citando in esame il caso dell’Alhambra di Granada, Spagna, una raccolta di incantevoli giardini arabi nell’Andalusia in cui architettura, geometria e natura trovano rapporti di armonia in ogni dettaglio.

Patio de loro Leones Alhambra, XIV secolo Granada, Spain. @Wikipedia.org

Famosa è la composizione del Patio de los Leones, in cui tramite architettura prende forma materica una simbologia: il patio è metafora del paradiso, chiuso e protetto dal mondo esterno, offre una zona perimetrale d’ombra in cui è possibile osservare ma non entrare nel giardino paradisiaco al suo interno. L’uomo abile e valoroso deve riuscire a trovare la via per raggiungere l’apice della forma, o il suo baricentro compositivo. Il patio dei leoni racchiude tutto questo realizzando un porticato su colonnine e coperto da archetti scultorei, dove non riconosciamo più le forme canoniche dell’elemento arco a sesto acuto, ma un connubio di architettura e elementi base geometrici che tendono alle composizioni in basso rilievo. Al centro dell’opera vi è la fontana dei leoni da cui partono quattro canali d’acqua che suddividono il patio e distribuiscono l’acqua ai giardini circostanti. Qui la metafora che permette di cogliere il valore morale e ne giustifica le scelte ben innovative rispetto alle indicazioni religiose: il leone da cui sgorga l’acqua del sistema fontana, alimenta i canali e nutre il giardino. Il leone, quindi, fa crescere le piante e dà la vita, la quale viene interpretata come metafora del potere islamico.

Alhambra, XIV secolo Granada, Spain. @alhambra.org

In questo modo chi si occupa della progettazione in genere, dall’architettura al paesaggio, non tenta di imitare la creazione divina, ma dà un’interpretazione molto personale all’indagine dell’uomo verso la scoperta di dio e del paradiso, che è l’obiettivo di ogni uomo religioso. L’architettura del mondo islam, è uno degli esempi migliori con cui confrontare le abitudini progettuali che conosciamo, cercando di coglierne l’alta dote di funzionalità, risparmio energetico naturale e di flessibilità degli ambienti.

Alhambra, XIV secolo Granada, Spain. @alhambra.org