Il quartiere Della Vittoria, come il limitrofo Prati, presenta assi viari decisi, estremamente lunghi, frutto di una schematizzazione urbana studiata a tavolino dai vari Piani Regolatori che fra fine Ottocento e inizio Novecento definirono il tessuto cittadino della neonata Capitale del Regno d’Italia. Solo l’attuale viale Giuseppe Mazzini presenta un andamento curvilineo, scelta che spezza la fitta trama monotona degli isolati.

Il quartiere è composto da edifici residenziali a otto, nove piani, viali fittamente alberati, basiliche e chiese austere nelle forme e nei materiali di rivestimento; basiliche come il Sacro Cuore di Cristo Re, edificio piacentiniano sito proprio su viale Mazzini. Nell’isolato accanto ad essa si trova il palazzo della Direzione Generale della RAI, progettato e realizzato fra il 1962 e il 1965 dall’ingegnere Alessandro Fioroni e da un giovanissimo architetto, Francesco Berarducci, allievo del rinomato Pier Luigi Nervi.

Direzione Generale della RAI. Credits@wikimedia

Grazie alla visite organizzate da OHR2019 siamo riusciti a entrare per visitare gli spazi di rappresentanza.

La sede Rai

Si tratta del primo edificio interamente costruito in acciaio sul suolo romano, caratterizzato un’intelaiatura metallica issata su fondazioni in cemento armato, substrato a sua volta ben ancorate al terreno mediante l’ausilio di pali cementizi; si tratta di una scelta dettata dalla consistenza stessa del fondo, reso alluvionale dal vicino corso del Tevere.

L’edificio si sviluppa su circa 37.000 mq, comprendendo uffici amministrativi, ambienti di rappresentanza e la Biblioteca Centrale Paolo Giuntella.

Planimetricamente i blocchi che compongono la sede si inseriscono nel contesto cittadino cercando di spezzare la trama urbana, arretrando dal filo stradale i prospetti e movimentandoli con leggere rotazioni. La forte connotazione contemporanea voluta dall’arch. Berarducci è ben evidente nel fronte prospiciente la Basilica del Sacro Cuore; al fine di evitare un eccessivo effetto cannocchiale di via Podgora, il corpo che vi si affaccia viene arretrato di oltre 20 m verso l’interno dell’isolato, negando la fissa rigidità dei fronti stradali novecenteschi.

Il Cavallo posto all’ingresso. Credits@luciobove

Quattro blocchi rivestiti da una parete vetrata continua (curtain-wall), divisi per funzioni, vengono collegati mediante diafani passaggi completamente vetrati, rendendo ben chiaro al primo colpo d’occhio le diverse destinazione d’uso. Oggi questa peculiarità del primigenio progetto è andata perduta a causa delle scale di sicurezza inserite proprio nei punti di innesto dei vai blocchi, adeguamenti normativi doverosi per quanto altamente nocivi sull’impatto estetico della sede RAI; la forma a torre, compresiva di un esuberante volume conico superiore, dà un aspetto “medievale” alla moderna costruzione, annullando la chiarezza volumetrica voluta da Berarducci.

Gli infissi delle facciate sono di alluminio brunito, con le specchiare cangianti che variano il colore a seconda della riflessione solare, mentre i fianchi dei blocchi sono rivestiti di pannelli rosso scuro.

Una delle peculiarità dell’edificio sono proprio i pilastri cruciformi rastremati del piano terra, un omaggio ai maestri del Movimento Moderno di inizio Novecento, Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe; se dal primo Berarducci riprende la scelta di “pensare” – ancora prima di progettare – un edificio sorretto da pilotis, è però dal tedesco van der Rohe che si richiama non solo con il materiale ma anche con la forma a X.

Il pilastro cruciforme bullonato, tecnologia peculiare di Ludwig degli edifici degli anni ’30 , diventa elemento fine a se stesso, libera forma che coniuga struttura, forma ed espressione artistica; il controsoffitto del piano terra è composto da rettangoli di lamiera ossidata, una texture di colori bruni, cromati e argentati che vanno a innestarsi con la parte sommitale dei pilastri, aumentandone la potenza massiva.

Anche l’arte contemporanea trova posto presso gli uffici, primo fra tutte il cosiddetto “Cavallo morente” dello scultore Francesco Messina, posta in corrispondenza dell’ingresso principale; è oramai l’icona della RAI, un suo marchio di fabbrica.

Il rinomato Cavallo simbolo della Rai. Credits@luciobove

Gli eventi quali Open House permettono a chiunque di scoprire angoli urbani inusuali, solitamente inaccessibile, visitabili dai romani e dai turisti tutti: sono occasioni uniche da non perdere.