Recentemente abbiamo parlato di grattacieli (se te lo sei perso vai a dare un’occhiata all’articolo per aver un’idea più chiara della sua realtà oggi) e a questo proposito abbiamo una new entry che probabilmente si farà conoscere non tanto per la sua altezza quanto per la sua particolare forma.

La famosa catena di locali Hard Rock Cafè, originale per il suo stile sociale, retrò and made in U.S.A. ha riscosso un enorme successo dalla sua nascita nel 1971. Già nel 1995, la società si stava trasformando e da semplice locale sociale, che ospitava tradizionale cucina americana, decise di ampliare la sua offerta con l’apertura del primo Hard Rock Hotel e Hard Rock Casinò a Las Vegas.  Successivamente nel 2007, l’azienda viene acquistata dai Seminole, tribù di nativi americani, e la sua sede venne spostata a Orlando, in Florida. Si contano ad oggi 191 luoghi in 59 paesi del mondo in cui è presente almeno un Cafè.

Conquistata già da tempo la fama mondiale, la società ha deciso di spingersi oltre dando forma al suo successo. Infatti, lo scorso 24 ottobre 2019 è stato inaugurato il Seminole Hard Rock Hotel & Casinò ad Hollywood, una cittadina nella contea di Broward in Florida, vicino la palpitante Miami.

Non si tratta solo di un ristorante, di un hotel o di un casinò ma di un vero e proprio Resort targato Hard Rock, il cui pezzo forte è l’iconico Guitar Hotel: una struttura a forma di chitarra di oltre 121 metri di altezza, 34 piani e 638 lussuose camere e suite, la cui realizzazione è costata circa un miliardo e mezzo di dollari.

Come ogni grattacielo degno di nota, nasconde capolavori di ingegneria, architettura e design, a partire dalla sua pelle esterna realizzata interamente con circa 16.800 pannelli di vetro e illuminazione a led ad alte prestazioni che trasforma la facciata principale in un maxi-schermo che ospita spettacoli luminosi tutti i giorni.

La fase progettuale e la realizzazione dell’intero Resort è stata affidata a Klai Juba Wald, azienda specializzata in architettura ed interni, in collaborazione con DCL e FLOAT4, le quali hanno gestito tutte i dispositivi tecnologici e luminosi del progetto, con particolare attenzione sulla facciata, trasformando l’edificio in una spettacolare scultura dinamica.

Commenta Antoine Saint-Maur, direttore multimediale di Float4.

Prima di uno spettacolo, abbiamo un momento in cui l’installazione è in uno stato dormiente; le luci sono ambient, fluide. In quel momento, vogliamo che gli ospiti possano riunirsi in anticipo, anticipando collettivamente l’inizio dello spettacolo. Questa è la sensazione che vogliamo creare con gli spettacoli; vogliamo creare un momento in cui ospiti e fan dell’Hard Rock si incontrino per assistere a una celebrazione quotidiana.

All’interno del Resort è possibile, inoltre, trovare ristoranti, parchi, piscine, spa, laghi artificiali, più di 3000 slot machine, 228 tavoli da gioco, musica e intrattenimenti vari con spazi espositivi e di esibizione quotidiane.

Per chi ha un occhio un po’ più attento e critico riguardo l’architettura e le sue declinazioni, forse è possibile individuare un altro tipo di lettura che va oltre questa apparente bellezza affogata da vizi, spettacoli, e tecnologie varie.

Nella realtà contemporanea il concetto del “bel composto”, ossia dell’unità tematica e visiva delle varie arti, tra cui l’architettura, sta man mano svanendo per far fronte a problemi e necessità non solo urbane ma anche commerciali. L’obiettivo non è più costruire un capolavoro che sfidi i secoli e che appaghi il desiderio di bellezza propria dell’essere umano, ma quello di affidare a qualche architetto di grido la progettazione di un edificio che attragga per la sua spettacolarità eccentrica, a qualunque costo senza badare a spese o alla sua durata nel tempo, senza badare al contesto in cui è inserito, privando l’opera di un vero senso estetico. In questo caso si potrebbe quindi parlare di una vera architettura di marketing gonfiata dal consumismo che risponde ad esigenze prettamente commerciali rappresentando l’ego del successo.

Come Walter Benjamin filosofo, scrittore, critico letterario tedesco, ci ricorda in uno dei suoi capolavori:

“…l’aura del lavoro artistico viene svalutata dalla sua riproduzione meccanica e pone fine alla creatività che splende.”

(“L’ opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” – 1935).

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