The Twist è l’ultimo successo di BIG Bjarke Ingels che sorge in uno dei più grandi parchi di sculture d’Europa, a 80 km da Oslo. Il nuovo landmark ibrido che si configura allo stesso tempo come museo, scultura e ponte, collega le due rive boschive del Kistefos Scultpure Park, a Kevnaker, sul fiume Randselva, e completa il percorso dei visitatori.

Il Kistefos Sculpture Park è stato fondato nel 1996 dall’uomo d’affari e collezionista d’arte Christen Sveeas in un territorio che ospitava l’azienda di proprietà di famiglia. Oggi il parco comprende un museo industriale, gallerie espositive e un complesso di sculture, che si arricchisce di anno in anno grazie all’apporto di artisti internazionali, tra cui Anish Kapoor, Olafur Eliasson, Lynda Benglis, Yayoi Kusama, Jeppe Hein e Fernando Botero.

Il progetto è stato svelato nel 2015 dopo essere stato decretato vincitore di una competition internazionale nella quale svariati progettisti sono stati invitati ad immaginare un nuovo museo che fungesse da collegamento tra due realtà territoriali altrimenti distanti e diventasse esso stesso un’accattivante destinazione culturale.

La nuova suggestiva destinazione culturale ©BIG Bjarke Ingels

David Zhale, partner di BIG, ha rivelato che una delle principali preoccupazioni del team era ridurre al minimo l’espressione dell’ingegneria per mantenere pura la forma, proprio come pura è l’arte. Infatti, il primo processo importante è stato quello di comprendere quale fosse la migliore strategia insediativa. Dopo intensi sopralluoghi si è arrivati a concepire che la superficie del fiume, ossia il punto in cui sorge oggi il museo, collega tutto: le rive del fiume, la montagna e la valle, l’arte e la natura, il verticale e l’orizzontale. Come afferma Ingels, “è il luogo in cui le cose si incontrano ed è dove è avvenuta la svolta.”

Costruito intorno ad una storica fabbrica di cellulosa, The Twist è concepito come un raggio curvato di 90 gradi nel centro per creare una forma scultorea che attraversa il Randselva. La torsione non costituisce un mero vezzo estetico, bensì diventa l’espediente tecnico per risolvere il salto di quota tra la riva boscosa del fiume a sud e la zona collinare adiacente la riva a nord.

Infatti, la semplice rotazione del volume gli permette di sollevarsi e collegare le due parti. Ponendosi come un percorso continuo, entrambi i lati dell’edificio fungono da ingresso principale: i visitatori attraversano un ponte di 16 metri rivestito in alluminio e raggiungono uno spazio a doppia altezza dal quale si ha una veduta completa dell’estremità a nord , collegata allo stesso modo da un ponte pedonale lungo 9 metri.

 

La doppia geometria curva del volume è inclusa in uno spessore di 40 cm di ampi pannelli di alluminio assemblati “come una pila di libri”, distaccati leggermente a formare un’apertura a ventaglio. Lo stesso principio è stato utilizzato per gli spazi interni, nei quali un rivestimento in doghe di legno di abete in pannelli bianchi larghi 8 cm, corrono lungo pavimenti, pareti e soffitti, costituendo un unico fondale per le esibizioni temporanee che avranno luogo in queste aree. Da entrambe le direzioni, i visitatori vivono l’esperienza di un percorso come se si trovassero all’interno di un otturatore di una macchina fotografica. Dall’ingresso a nord, una vetrata a tutt’altezza, mentre si curva verso l’alto, offre una veduta panoramica sul mulino della vecchia fabbrica e sul corso del fiume, attraverso una striscia lucernario di 25 cm. Grazie alla sinuosità delle forme delle vetrate, la varietà della luce crea tre differenti gallerie: una ampia e illuminata naturalmente con vista a nord; una alta e scura illuminata artificialmente con vista a sud; e infine un grande spazio scultoreo, nel centro, frutto della torsione delle due parti. Il grande potenziale di questi spazi consiste nel la possibilità di unirli o dividerli, rendendoli flessibili per qualsiasi tipo di esposizione. Ancora, una scala di vetro conduce al livello inferiore del museo, sulla sponda nord del fiume, dove la parte inferiore dell’edificio diventa il soffitto dei locali adibiti a seminterrato e servizi. Un’altra parete di vetro a tutt’altezza permette ai visitatori di accostarsi quasi alla riva del fiume sottostante, arricchendo ancor di più la loro esperienza immersiva come se ci si trovasse nelle idilliache periferie di Oslo.

Concludendo, The Twist, che ha da poco aperto le sue porte, appare a tutti gli effetti come una installazione artistica di grande formato che snella, solida e potente, si attorciglia eppure a malapena tocca il terreno. Raccoglie il consenso di tutti e soprattutto del fondatore del parco, Sveeas che afferma di aver programmato quest’opera quasi vent’anni fa ma di non aver mai trovato nessun progetto che le rendesse davvero giustizia e adesso invece è felice del successo di questo progetto, in quanto “..ora abbiamo una sorta di ponte naturale per fare un giro e vedere l’intera area, oltre che un nuovo edificio piuttosto unico.”

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