L’intervento di rigenerazione urbana del quartiere milanese City-life ha portato ad una modifica dell’immagine metropolitana grazie all’edificazione delle imponenti architetture verticali firmate da Zaha Hadid, Daniel Libeskind e dal Pritzker Prize 2019 Arata Isozaki. Il quartiere del settore nord ovest di Milano presenta una storia dal passato industriale e fieristico, che ha contribuito al susseguirsi di numerose evoluzioni e rivoluzioni, mantenendo la sperimentazione dell’architettura come mezzo mastro operativo.

City Life Milano. Planimetria dell’intervento. In alto a destra della planimetria è presente il Centro congressi di Milano su progetto di Bellini. Credits @city-life.it

Tra gli elementi che compongono le volumetrie urbane si distingue la forma amorfa e libera di una copertura leggera che sovrasta uno spazio costruito e che compone il Convention Center Fondazione Fiera Milano “MICO”.  Il progetto, firmato da Mario Bellini e realizzato tra gli anni 2008-2012, nasce dall’esigenza di riabilitare il vecchio polo fieristico in emergenza e declino, e di creare un momento di connessione tra la nuova area milanese e la zona del Portello.

Mario Bellini, 1935, inizia la sua carriera esclusivamente come designer producendo il celebre P101 della Olivetti, e dopo aver diretto Domus per diversi anni, fonda il proprio studio di design e architettura. I primi approcci alle volumetrie architettoniche seguono fortemente lo stampo modernista, con un’evidente influenza di Le Corbusier nell’utilizzo di forme pure e nette. Nel 2005 la vittoria al concorso per la nuova Ala di arte islamica del Louvre di Parigi, porta all’architetto l’occasione di poter rapportare il proprio lavoro con un’architettura storica di immenso spessore. A seguito del concorso le sue realizzazioni vedono un evidente avvicinamento all’architettura contemporanea organicista, seguendo un processo di liberazione della forma.

Questa nuova poetica dell’architetto è visibile nel coronamento proprio del MICO: l’architettura diventa pura forma, tanto da annullare ogni collegamento esplicito ed implicito con l’aspetto funzionale: le nuove destinazioni d’uso inserite nell’intervento del Mico sono contenute nel cuore di un unico “tetto alla moderna”. All’interno dell’edificio, ampliamento di un vecchio progetto dello stesso Bellini, l’International Milan Trade Fair Portello District, realizzato tra 1987-1997, si trovano sale conferenza ed ampi spazi per esposizioni temporanee. La sala conferenza maggiore presenta una forma ellittica ed è estroflessa dalla struttura tanto da andare a modificare la conformazione del coronamento, che si sviluppa intorno ad esso.

A parità di funzione corrispondono forme differenti, mentre l’intero guscio esterno è omogeneo, come ad indicare una volontà di unitarietà dell’intero progetto.

Render notturno con illuminazione della cometa. Mico di Milano, Mario Bellini Architetti, 2012. Credits ©MarioBelliniArchitects

Questo coronamento è stato associato  dallo stesso architetto alla forma ideale di una “cometa” dove un enorme involucro in alluminio micro-forato ricopre come un velo leggero l’intero edificio scatolare e in stato d’abbandono, dando nuova vita e riconoscibilità al luogo.

Il concept del progetto e la realizzazione hanno purtroppo negli anni di cantiere seguito due strade diverse, incontrando numerosi ostacoli e diversi cambiamenti di design dovuti ai costi e ai tempi. L’intervento di Bellini  avrebbe dovuto esser completamente illuminato nelle ore serali, aumentandone la riconoscibilità, ma il sistema led utilizzato a tale scopo non sembrano emulare la volontà del progettista.Facile capire come l’idea programmatica del progetto e la sua realizzazione non coincidano. Si nota un tentativo di di fare un’architettura “alla contemporanea”, forse senza i risultati sperati?

Tecnologicamente l’involucro presenta delle incongruenze con la tecnica costruttiva usata: l’utilizzo di pannelli rettangolari e non triangolari, come invece è usuale fare, in modo da riuscire a creare forme organiche senza collisioni evidenti di spigoli, e come lo stesso Bellini aveva utilizzato in un suo progetto precursore, crea dei contrasti evidenti nelle giunzioni tra i pannelli. La scelta di operare tramite elementi incongruenti sono state dettate dall’ottimizzazione dei costi, infatti sembrerebbe che parte delle lastre in alluminio micro-forato siano delle stesse dimensioni e con simile piegatura; questo accorgimento ha ridotto notevolmente sia il costo di produzione ma soprattutto la manodopera, tramite un montaggio ritmico e veloce.

In questo particolare del prospetto della Ex-fiera del portello si nota come parte del nuovo coronamento presenta alcuni pannelli con le stesse dimensioni. Mico di Milano, Mario Bellini Architetti, 2012. Credits ©MarioBelliniArchitects

In ambito locale questo coronamento, che non ha ancora trovato un’ identità nel dialogo con il contesto ultra-moderno, potrebbe essere assunto come un nuovo punto di partenza per l’architettura contemporanea milanese. Un inizio ideale per gli sviluppi formali di una città in evoluzione che subisce sempre più un influsso estero, ma che ben poco si presta alle declinazioni locali: in fin dei conti le torri Hadid o Libeskind presentano un tema altamente de-contestualizzato e potrebbero esser posizionate in un altro sito o in un’altra capitale europea, mentre la cometa di Bellini grazie alla sua conformazione e unicità direzionale, può esser costruita solo per Milano con un intrinseco legame con la città.  Forse la sfida attuale di Milano è proprio questa: presentare se stessa nel panorama internazionale guardando all’originalità locale.

Mico di Milano, Mario Bellini Architetti, 2012. Credits ©MarioBelliniArchitects