Direttore di riviste, lungimirante architetto, instancabile curioso, sapiente ed erudito designer: Alessandro Mendini era questo e tanto altro ancora.

Nato a Milano nel 1931, si laurea in architettura presso il Politecnico di Milano nel 1959; a partire dagli anni Settanta, Mendini è uno dei protagonisti della produzione del design made in Italy, collaborando con numerose aziende come AlessiVenini e Cartier. La sua variegata produzione gli valse ben tre premi Compasso d’oro – il più importante riconoscimento assegnato dall’Associazione Disegno Industriale – nel 1979, 1981 e 2014.

Compasso d’oro alla carriera, 2014. Credits@designbest.com

L’attività del designer è solo una delle tante svolte dal poliedrico lombardo, affiancata alla direzione di importanti riviste di architettura e  progettazione del disegno industriale quali Casabella (1970-1976), Modo (1977-1981, rivista da lui fondata proprio a fine anni ’70 insieme a Valerio Castelli e Giovanni Cutolo) e Domus (1979-1985; 2010-2011).

Per quanto mi riguarda non è il progetto che mi interessa: io uso la realtà progettuale non coerentemente al suo proprio fine, ma al fine di svolgere il mio naturale atto vitale che è quello di produrre immagini

Alessandro Mendini, 1987

La fama raggiunta grazie alle incontentabili qualità professionali e umane lo ha portato a collaborare con enti internazionali quali istituzioni museali, istituti comunali e comitati regionali, in realtà olandesi, sudcoreane e giapponesi.

Vogliamo ricordare Alessandro Mendini con le cinque opere di design più famose, oggetti che ripercorrono l’intera carriera progettuale dell’architetto.

1 – Poltrona Proust

Forse il pezzo più famoso di Mendini, questa poltrona postmodernista è frutto dell’unione di una poltrona in finto stile rococò del Settecento trovata in Veneto durante un viaggio e del cosiddetto “tessuto Proust”, un intrecciato nato da sollecitazioni letterarie e pittoriche. Nell’immaginario mendiniano la texture del puntinismo del pittore francese Paul Signac (1863-1935) ben si lega alle vicende letterarie del romanzo “Alla ricerca del tempo perduto” dello scrittore Marcel Proust (1871-1922): grandi sensazioni ambientali e d’interni derivate dalla scrittura di Proust e un dettaglio di un prato assolato di Signac hanno dato origine a un disegno apparentemente casuale dove impressionismo, puntinismo e divisionismo coesistono.

La poltrona è stata esposta per la prima volta al palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1978 all’interno della mostra “Incontri ravvicinati di architettura”, curata da Ettore Sottsass e Andrea Branzi; oggi alcune di queste opere, interamente realizzate a mano sotto la personale supervisione di Mendini, sono esposte nelle gallerie di tutto il mondo, compreso il Museo dei mobili di Milano, il Groninger Museum in Olanda e il Museum Kunstpalast di Düsseldorf.

2 – Cavatappi Anna G.

Silhouette slanciata, una faccina sorridente molto simile alle emoji dei nostri giorni e la praticità di un oggetto dalle dimensioni ridotte: questi sono i punti di forza del cavatappi ideato da Mendini per Alessi. Il sodalizio con l’azienda nasce dall’incontro con Alberto Alessi avvenuto nel 1981, collaborazione durata fino al primo decennio di questo secolo.

Si tratta di un approccio ludico, quasi ironico, senza però ricadere nel banale. Un’azione quotidiana come quella di stappare una bottiglia è svolta grazie a un oggetto caricaturale che vuole essere omaggio alla donna, alle aggraziate forme femminili,  rafforzando una tradizione millenaria che associa forme antropomorfe e teriomorfe a utensili domestici, come i candelabri e i tavolini dell’antica Roma.

3 – Colonna di Cartier

Questa “colonna preziosa” è un progetto affidato ad Alessandro Mendini direttamente dalla Fondazione Cartier; esposta per la prima volta a Parigi nel 2002, per creare questa colonna alta 2,30 m ci sono voluti più di 18 mesi di lavoro.

Topazi, peridoti, smeraldi e quarzi citrini sono alcune delle pietre impiegate, collocate sul supporto di resina epossidica dopo 80 ore di polimerizzazione del composto.

Le gemme sono state classificate per categoria prima di essere incapsulate in cilindri di cristallo, inseriti verticalmente all’interno di scanalature di oro rosa.

4 – Lampada Amuleto

Questa lampada da tavolo è frutto della collaborazione fra l’Atelier Mendini e Ramun, marchio coreano che si occupa di apparecchi illuminotecnici; presentata per a prima volta al Salone del Mobile di Milano nel 2013, la lampada è composta da tre cerchi che simboleggiano il Sole, la Luna e la Terra, rispettivamente base, snodo e la corona luminosa di led.

Al cerchio, universalmente simbolo di perfezione, viene associato il numero tre, Triade antica – Giove, Giunone e Minerva – e pensiero legato all’omne trinum est perfectum.

La luce può essere posizionata in qualsiasi direzione grazie alla meccanica degli steli, creando effetti chiaroscurali quali magici, come un vero e proprio amuleto portafortuna.

5 – Tessuto fonoassorbente

Al Salone del Mobile di Milano del 2015 Mendini ha presentato un oggetto frutto della prima collaborazione con Caimi Brevetti: un tessuto fonoassorbente di ultima generazione composto da un’intelaiatura automontate in acciaio verniciato di nero lucido. Ironicamente definito «miracoloso e misterioso» dallo stesso ideatore si tratta di un intreccio formato da fibre di poliestere con ioni di argento unite alla tecnologia Snowsound-Fiber per assorbire il suono; la chiave della riduzione del riverbero acustico all’interno degli ambienti è proprio l’interazione fra questi due composti, nonché la specifica forma che di volta in volta verrà studiata a seconda delle applicazioni .

La richiesta è stata quella di lavorare con un tessuto da tenere floscio. Un tessuto che è in grado di assorbire il suono, sulla base di precisi raggi di curvatura. […] Questa curvatura – una sorta di ameba, che fa anche parte del mio linguaggio – rispetta misure precise, in modo che questo cadere del tessuto e la forma siano massimamente efficaci nell’assorbire il suono.

Scompare a 87 anni una delle ultime figure poliedriche dell’arte italiana, figlio di quel self-made colto e ponderato contraddistinto da una solida formazione accademica e da un costante e irrefrenabile desiderio di superare se stesso. Arrivederci, Alessandro Mendini.

Alessandro Mendini seduto sulla poltrona Magis Proust. Credits@magazine.designbest

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