di Francesco D’Andrea

Con i primi giorni del mese di aprile iniziano le celebrazioni per il centenario del Bauhaus, la cui fondazione nel 1919 portò alla nascita della prima facoltà di arte, artigianato e design che dettò i principi di una nuova metodologia per l’architettura e design moderno.

Il fondatore della scuola, Walter Gropius nacque a Berlino nel 1883 e dopo aver compiuto gli studi a Monaco, diventa allievo nel 1908 di Peter Behrens assieme a Ludwig Mies van der Rohe. Una  generazione di progettisti che avevano in comune la forte ambizione di voler mutare radicalmente la figura dell’architetto nella società, da semplice progettista di edifici a intellettuale aggiornato in grado di intervenire consapevolmente nell’universo delle forme, dando vita alla figura del designer: il versatile e multiforme disegnatore della realtà.
Finita la grande guerra nel 1919, a soli 36 anni, l’architetto crea a Weimar la Staatlitches Bauhaus dall’unione dell’Accademia di belle arti con la Scuola di Arti e Mestieri, un esperimento innovativo nel campo dell’architettura, una scuola democratica alla quale potevano accedere tutti i cittadini a partire dall’età di 17 anni senza nessun limite.

L’obiettivo promosso da Gropius era quello di far diventare il Bauhaus l’istituzione più influente attraverso la metodologia del lavoro in stretta collaborazione tra teoria e pratica, in maniera interdisciplinare, e collaborando con docenti di prestigio come Paul Klee e Wassily Kandinsky.

Il fine della Bauhaus non era quello di diffondere uno stile, un sistema, un dogma ma di esercitare un’influenza basilare nel design dell’era moderna.  Gropius credeva fermamente di dover offrire un qualcosa che potesse soddisfare le esigenze di quell’epoca industriale, dando vita a creazioni spoglie e prive di ornamenti allo stesso tempo con forme semplici e severe.

Nel 1925, data che segna l’affermazione degli studi di design all’ interno della Bauhaus, la sede si sposta a Dessau e dove è stato concepito l’oggetto iconico della sede stessa e del design di oggi: la sedia No. B3 conosciuta come “Wassily Chair“, disegnata da Marcel Breuer, il cui nome risulterà essere un omaggio a Wassily Kandinsky per l’ interesse mostrato dall’artista nel vedere la sedia progettata da Breuer a cui immediatamente domandò cosa fosse. Quindi, con la ricerca e lo studio di nuove forme, viene abbandonata poco alla volta quell’arte decorativa ormai antiquata e sovrabbondante di ornamenti (la Bauhaus censura infatti quest’arte tipica del Rinascimento), rimuovendo tutte le componenti ornamentali, inutili e ingombranti della classica poltrona di quella società, facendo emergere l’essenzialità e la purezza della struttura; in merito Walter Gropius diceva: “Allora tutto diventa limpido, puro, pulito, come in un ospedale”

La sedia Wassily è la prima del suo genere che presenta una struttura tubolare da 20 mm di diametro in acciaio cromato piegato, mentre la seduta, lo schienale e i braccioli sono realizzati in cuoio. Breuer elabora il design della poltrona usando come riferimento i tubolari e il design all’epoca già ventennale della bicicletta Adler; altro studio e fonte d’ ispirazione è la sedia rosso e blu di Gerrit Thomas Rietveld, architetto ed ebanista. Nel 1927 la sedia subisce una variazione industriale costituendo il telaio della versione attuale, formato da un tubo continuo e senza giunzioni che piegandosi perimetra uno spazio cubico. Due anni dopo Thonet assorbe l’azienda produttrice Standard-Mobel Lengyel fondata dallo stesso Marcel Breuer, ad oggi i diritti sul disegno sono della Knoll di New York che conserva l’originalità nella produzione applicando la firma del Designer e il numero di serie sul telaio. Ancora oggi con più di novant’ anni di storia la sedia è sempre attuale ed elegante, consona a qualsiasi ambiente.

wassily chair attuale © Knoll

wassily chair © Knoll

Nel 1932 la Bauhaus si sposta a Berlino e l’anno successivo, dopo innumerevoli attacchi del nazismo, verrà chiusa dal governo nazionalsocialista perché espressione di tendenze internazionaliste; così gran parte degli studenti vengono arrestati e parte di artisti, soprattutto architetti, vengono accolti negli Stati Uniti, patria dell’ architetto Frank Lloyd Wright.

È strabiliante apprendere come l’estrema volontà e perseveranza degli artisti non ha mai abbattuto i loro animi, anche in periodi difficili come quello del nazismo, dal quale molte volte erano costretti a fuggire o nascondersi; così oggi primo aprile onoriamo gli studi dei padri fondatori il frutto dei quali è tutt’ora visibile e tangibile nel design odierno.

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