18 maggio 2020 una data che molto probabilmente sarà ricordata per anni: la “fine” del lockdown e l’avvento della Fase 2.1. Le direttive e le linee guida che sono giunte sono chiare e le parole d’ordine sono “distanza interpersonale” e “DPI“, dispositivi di protezione individuale. Le restrizioni che hanno caratterizzato lo scorso periodo sono state lievemente attenuate a seguito all’analisi della decrescente curva pandemica del Covid, e da ora in poi sarà possibile riprendere quella libertà tanto desiderata pur rimanendo vigili. Il desiderio di evasione e ritorno alla normalità si sta scontrando però con l’effettivo timore della popolazione nel dover abbandonare lo spazio protetto dell’abitazione, per ritrovarsi un luoghi affollati e senza protezione. Questo fenomeno stato definito “sindrome della capanna” e si sta propagando proporzionalmente alle aperture delle attività commerciali, servizi per la persona e locali per la ristorazione, con l’alto rischio di un nuovo blocco economico per queste attività.

Ma come è possibile tornare alla normalità in sicurezza? 

Le direttive emanate dal governo impone stringenti regole per l’organizzazione degli spazi pubblici e locali ristoranti, i quali dovranno garantire una superficie libera agli utenti di 4 mq a persona. Tale standard può essere ridotto solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite droplet. A queste nuove regole hanno risposto numerosi designer, assolvendo al compito di trovare la soluzione e l’organizzazione più adatta per ogni singola attività. Oltre a rispettare le regole imposte, la sperimentazione è un occasione per ricercare un nuovo stile ergonomico e sostenibile, che renda piacevole e sicura la vita quotidiana post-pandemia.

Plex’Eat

Designer Christophe Gernigon

La proposta della designer francese Christophe Gernigon con i Plex’Eat, mostra la sua idea del distanziamento nei locali e nei ristoranti, attraverso delle campane di plexiglass che pendono dal soffitto proteggendo l’utente durante le cene con amici e parenti e limitando così il contagio da droplet.

La sua soluzione, nonostante l’immagine utopica, potrebbe essere tra le proposte più efficaci nell’ambito della ristorazione e chissà, forse anche in quella dei servizi alla persona come i parrucchieri, con il famoso caso asciugacapelli. Spiega C. Gernigon: Ho immaginato, durante i miei vagabondaggi creativi notturni di questi mesi di isolamento, un nuovo modo di accogliere i clienti di bar e ristoranti in cerca di uscite. Anche se spero di non arrivarci, è meglio considerare alternative estetiche, progettuali ed eleganti che garantiscano le regole del distanziamento sociale. Ero preoccupato per i ristoratori. Così ho pensato a un dispositivo che ci permettesse di ritrovare la convivialità attorno a un tavolo ma senza correre rischi.”

Serres Séparées

Design Mediamatic

Un’altra soluzione in stile arriva dai Paesi Bassi. Mediamatic, organizzazione no-profit nonché centro di nuovi sviluppi tra arte e scienza dal 1993, propone una piccola stanza in vetro chiamata Serres Séparées. Delle serre private e ben distanziate tra loro che ricordano l’idea di una piccola sala da pranzo all’esterno, andando a creare un ambiente sicuro e intimo a bordo del molo dove sorge il ristorante Medimatic_Eten. L’idea che Mediamatic suggerisce per una cena sicura e in perfetta privacy sembra davvero originale, ma è applicabile anche negli orari diurni sotto il sole estivo? “Alla Mediamatic stiamo progettando e testando una nuova ospitalità sicura. Entro la fine dell’anno serviremo ai nostri visitatori cene a base vegetale nella loro piccola serra.”

 

Progetto Idea Green

Design Giorgio Tesi Grup

Una proposta Made in Italy proveniente da Pistoia, dove la Giorgio Tesi Group, azienda vivaistica toscana leader in Europa, si interfaccia a questo problema con una visione e un design green. L’idea dell’azienda è quella di suddividere lo spazio pubblico con degli elementi verdi. Spiegano: “Una linea di piante realizzate appositamente in molte varietà e misure, per risolvere in modo naturale, colorato e ecosostenibile il distanziamento sociale nelle aree esterne”.

Il loro design si può riassumere nel concetto di distanziatori verdi i quali saranno usufruibili e impiegabili non solo per ristoranti e bar ma anche per gli stabilimenti balneari e spazi pubblici. Inoltre, un’altra caratteristica che contraddistingue questa soluzione sta nella personalizzazione dello stesso elemento verde. Sono numerose infatti le essenze disponibili all’uso tra cui bambù, vite, cipresso, lauro, pitosforo, oleandro, cespugli di more ma anche gelsomino, passiflora, bouganville e altre ancora. Esse infatti, oltre che per tipologia di pianta, si differenziano per la loro resistenza a temperature elevate, vicinanza al mare, carenza d’acqua e con una fioritura che segna l’intera stagione estiva. Afferma Paolo Fedeli responsabile vendite del “Progetto Idea Green”: “Alcuni stabilimenti balneari del nostro Paese hanno già avviato i contatti per l’installazione di questo tipo di distanziatori sociali.” Tra le tante proposte che il mercato offre, questa è probabilmente una fra le più sostenibili, originali e su misura per la singola utenza, ma è forse anche quella che richiede una maggiore attenzione e manutenzione.

White Circles

Rimanendo in tema green, un altro tipo di iniziativa arriva dall’America. A Brooklyn, le autorità locali hanno disegnato dei cerchi bianchi sul prato del Domino Park, cosi che le persone possano mantenere le distanze necessarie anche nei luoghi piu spaziosi e dispersivi. Soluzione semplice ed efficace, che forse potrebbe essere impiegata anche negli stabilimenti balneari o, ancora meglio, nelle spiagge libere.

White Circles ©SpencerPlatt

 

Cappelli distanziatori

Ad Hangzhou, Cina, dopo la fine del lock down e le riaperture delle scuole, i bambini di una scuola elementare hanno escogitato un sistema per il distanziamento sociale davvero creativo in modo da limitare il rischio contagio. Questi infatti, prendendo ispirazione da un antico copricapo degli imperatori di oltre cento anni fa, hanno disegnato e assemblato con un tocco artistico dei cappelli muniti di ali, le quali creano una distanza di un metro tra loro e i propri compagni di classe.

iSphere

Design Canevacci e  Young

Altro sistema di protezione, stavolta ispirato dal mondo fantasy e pop anni 50′ e 60′, arriva da Berlino e i due designer Marco Canevacci e Yena Young nonché fondatori del collettivo artistico Plastique Fantastique. Si chiama iSphere e la loro semplice idea consiste nella realizzazione di queste sfere in PVC personalizzabili ed economiche. I due spiegano, sul loro sito e attraverso un video tutorial, che la realizzazione di quest’ultime prevede una procedura di 30 minuti e un costo massimo di 24€.  Aggiungono M. Canevacci e Y. Young: “L’iSphere è un oggetto divertente e serio che stimola come affrontare questa situazione eccezionale.”

 

Dunque, siamo appena entrati in questa fase 2.1 e sicuramente le nuove proposte non finiranno qui. Rimaniamo nella speranza di trovare le soluzioni più efficienti e sicure  per ritornare al più presto alle nostre abitudini di sempre che vivremo diversamente ma soprattutto con maggiore responsabilità e rispetto. E voi vi sentite pronti ad entrare in questa nuova fase o siete già nostalgici della Fase 1?

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