Concepite come decorazioni natalizie, le due installazioni, composte da grandi fiocchi rossi dotati d’illuminazione interna per risultare visibili anche la notte sulle facciate degli edifici, ricopriranno la facciata del Palazzo Argonauta (zona Ostiense), attualmente in ristrutturazione, e del Palazzo Lafuente (località Parco de’ Medici) dal 9 dicembre al 15 gennaio 2019.

Sul Palazzo Lafuente – progettato nel 1977 dall’architetto spagnolo Julio Lafuente per Esso in collaborazione con l’ingegnere Gaetano Rebecchini e ora sede di aziende – i fiocchi sono su entrambi i lati dell’edificio, sia sul lato sud sia sull’ingresso principale, mentre nel giardino antistante è presente un enorme rocchetto di nastro rosso con un paio di forbici, come se un gigante le avesse lasciate lì con l’intenzione di tornare a finire la decorazione. 

Un unico grande fiocco è invece visibile sulla facciata di Palazzo Argonauta in zona Ostiense.

Per realizzare entrambi i fiocchi sono stati impiegati studi strutturali e complessi calcoli dei venti, oltre a test illuminotecnici. “Due installazioni ambiziose, rese possibili grazie a un importante lavoro di squadra”, spiega la project manager Claudia Campone.

Il progetto è stato commissionato da Valle Giulia Real Estate, proprietaria degli edifici, e ideato da Thirtyone Design, studio fondato nel 2015 da Claudia Campone, e realizzato da FLY IN, azienda italiana leader nel settore dei gonfiabili.

“Siamo orgogliosi e felici di fare a Roma e a chi la vivrà anche solo per giorno durante le feste un regalo che unisce arte, design e bellezza”, dice Massimo Tarquini, amministratore unico di Valle Giulia Real Estate.

Thirtyone Design nasce nel 2015 come studio multidisciplinare specializzato in design e management e ha all’attivo, tra gli altri, lavori per Fendi, Ferrari e Roberto Cavalli. Claudia Campone ha lavorato dal 2008 per il gruppo LVMH (Fendi) come designer e project manager nello store planning department, seguendo numerosi progetti in otto anni tra Stati Uniti, Asia, Russia ed Europa. In Thirtyone Design si incontrano alta manifattura italiana e dimensione internazionale. Lo studio lavora con una rete di professionisti attivi in tutto il mondo, occupandosi dell’intero processo dal concept alla pianificazione del budget fino alla realizzazione delle opere.  

 

Per l’occasione abbiamo rivolto qualche domanda a Claudia riguardo alla sua esperienza professionale e all’ideazione di queste due originali installazioni romane.

 

Ciao Claudia, ci parli del tuo percorso professionale nell’ambito del luxury retail e delle collaborazioni più importanti? Da dove nasce questa grande passione per il design e il management?

Come tanti percorsi anche il mio nel mondo del luxury retail non è stato scelto ma è felicemente capitato nella mia vita. Mentre stavo completando gli studi e lavorando alla tesi finale sulle relazioni tra sharing economy e design, ho sostenuto un colloquio in Fendi per uno stage all’interno dell’ufficio store planning: allora, da studentessa in Design a Roma, credevo che gli unici sbocchi lavorativi fossero negli studi di architettura o in qualche azienda di arredo, poche, nel panorama della capitale. E invece mi imbattei in questa realtà dinamica e internazionale, fatta di schizzi a mano, fogli Excel e tanti tanti viaggi in giro per il mondo. E questo mi piacque, perché i tempi stretti del mondo retail ti consentono di lavorare a più progetti allo stesso tempo e ad avere il lusso (questo sì, è davvero un lusso!) di attraversare uno spazio che solo pochi mesi prima avevi solo schizzato su un foglio. Dopo otto anni in Fendi ho fondato Thirtyone, che amo definire contenitore multidisciplinare perché è quello in cui credo come progettista ma soprattutto come persona: non credo nelle ultraspecializzazioni tout court, credo, invece, che il nostro approccio olistico al sapere, che arriva da tanto lontano nella nostra storia, sia la strada su cui affondare l’acceleratore.E penso sia essenziale che esistano, nel mondo del design e delle costruzioni, delle figure trasversali che sappiano tenere insieme e conversare con ogni figura: dal grafico UX, al docente universitario, al falegname, allo strutturista. Thirtyone ha collaborato con nomi altisonanti (Roberto Cavalli, Ferrari) ma anche con realtà locali perchè, per fortuna, mantengo la libertà di scegliere i miei interlocutori e le mie sfide.  Mi piace soprattutto citare la felicissima collaborazione che ormai da due anni portiamo avanti con il brand romano Mondelliani: eccentriche e bravissime persone, quei clienti illuminati che poche volte si ha il piacere di incontrare”.

Da dove è nata l’ispirazione per la tua duplice installazione romana?

A proposito di clienti illuminati, mi sono imbattuta in una delle poche persone che porta innovazione nel mondo del real estate romano: Massimo Tarquini di Valle Giulia. I progetti realizzati con Massimo iniziano sempre con una semplice chiacchierata e si trasformano poi in “mostri” che fino all’ultimo minuto tengono tutti col fiato sospeso. Quando Massimo mi chiese di pensare ad un “qualcosa” per il Natale imminente a Parco dei Medici risposi che, se ne stava parlando proprio con me, non si aspettava certo un semplice albero di Natale sul piazzale antistante. E così abbiamo ragionato sulla forma dell’edificio e sulla sua posizione strategica così visibile dall’autostrada che collega la città con il suo areoporto. Bisognava fare le cose in grande e quale migliore ispirazione se non il maestro Oldenburg e quegli oggetti magnificati e magnifici che sembra far cadere per caso in giro per il mondo. Un’altra forma di ispirazione è arrivata dalla città di Nantes, dove ho trascorso un anno di Erasmus ai tempi dell’università, a dalle meravigliose performance che organizzava il collettivo Royal de Luxe: tutta la città si sentiva parte di una storia che loro stavano raccontando in maniera raffinatissima.  Così abbiamo immaginato anche noi una storia, un gesto: una figura enorme che aveva infiocchettato l’edificio di Lafuente, dimenticando rocchetto e forbici. Il mattino seguente sono tornata sul posto solo per guardare le facce delle persone che lavorano lì e che vedono ma forse non guardano quell’edificio ogni giorno: occhi sbarrati e naso all’insù.  A me questa cosa piace tantissimo. Da sempre. Da quando bambina dipingevo sui muri del mio paesino di 2000 anime in provincia di Cosenza e ognuno si fermava a dire la sua e alzava il naso all’insù per gustarsi lo spettacolo. Quest’anno, quindi, mentre i lavori di riqualificazione del Palazzo dell’Argonauta vanno a terminare, Massimo ha espresso la volontà di fare “qualcosa” anche lì. E così ci è sembrata un’opportunità eccezionale quella di portare questa storia anche nel centro della città e immaginare che ogni anno, questo gigante, aggiunga un pezzo per continuare il dialogo con i romani. Sono consapevole che la provocazione sia forte: in una città che fatica a gestire la manutenzione ordinaria, la città a cui voglio più bene, invece di tappare le buche e raccogliere la spazzatura, pensiamo ad un futile fiocco: legittimo, soprattutto in questi tempi di narrazione violenta e populista.  Ma molto tempo fa, quando mi interrogavo sull’utilità del mio lavoro di designer, un carissimo amico, un padre gesuita, mi raccontò della sua esperienza in Brasile, visitando le case delle famiglie più povere e disperate: notava la presenza di una tenda a fiorellini a coprire una apertura che ricordava una finestra: un gesto disperato e semplice, a significare il bisogno che ognuno di noi ha di bellezza. Non voglio avventurarmi su terreni non miei, ma se a Roma si continuano a fare e a raccontare, soprattutto, cose belle non può essere un problema, anzi”.

Per gli amanti del design e dell’architettura o per i semplici curiosi, vi lasciamo i due indirizzi da raggiungere per ammirare le installazioni gonfiabili:

Palazzo Lafuente: Viale Castello della Magliana, 25, Roma

Palazzo Argonauta: Via Ostiense 131, Roma

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