Mi arrabbio quando mi dicono che sono un artista; cioè, non mi arrabbio ma sono fondamentalmente un architetto.

(Ettore Sottsass, da Maestri del design, Mondadori, 2005)

Così si raccontava il grande Ettore Sottsass, perché per lui tutti i suoi progetti “assomigliano a delle piccole architetture“. Odiava l’idea di essere diventato famoso solo grazie alla rossa Valentine, la macchina da scrivere portatile della Olivetti che nel 1970 vinse il Compasso d’oro, prestigioso premio del design mondiale. C’è molto altro da scoprire della sua pur longeva vita, poiché ricorre quest’anno il centenario della sua nascita e il decennale dalla sua morte: 90 anni di progetti, disegni, fotografie, oggetti, idee.

Il design della Valentine, realizzato da Ettore Sottsass per Olivetti, 1968.

Il più grande successo lo ha raggiunto nei primi anni 80 con la creazione del collettivo Memphis, con, fra gli altri, gli architetti Arata Isozaki, Michele de Lucchi, Matteo Thun. Ispirati da movimenti eclettici come l’art déco, il futurismo, la pop art, proponevano in chiave postmoderna una reazione al design minimale e patinato degli anni ’70.

La libreria Carlton con il suo designer Ettore Sottsass, 1981. (Photo by Vittoriano Rastelli/Corbis via Getty Images)

Prima di entrare a pieno titolo nella storia dell’architettura, fra il 1972 e il 1979, ha lavorato a un progetto molto particolare, “Metafore“, un lavoro intenso in cui ha messo in discussione in maniera provocatoria, poetica o ironica il design e l’architettura, ormai legati a un meccanismo di consumo che non rispondeva ai bisogni reali dell’uomo. Un ritorno al passato, al legame con la natura e il paesaggio, agli archetipi dell’architettura.

 

Disegno di un pavimento su cui tuoi passi saranno incerti, 1973

In viaggio per la penisola iberica, sui Pirenei, Sottsass produce con l’aiuto della sua fidanzata dell’epoca Eulalia Grau, artista e attivista catalana, una raccolta unica nel suo genere: fotografie che catturano paesaggi incontaminati, segnati solo da effimere installazioni fatte di materiali fragili, o da tracce di una presenza umana, accompagnati da frasi tanto essenziali quanto poetiche che ci fanno comprendere il dialogo che Sottsass ha instaurato con il luogo.

E’ molto difficile disegnare un pavimento lucido, quasi un miracolo.

Un arrangiamento molto complesso da realizzare, formato da più strati di riflessione e capacità artistiche, ma che risulta incredibilmente comunicativo.

Sentivo una grande necessità di visitare luoghi deserti, montagne, di ristabilire un rapporto fisico con il cosmo, unico ambiente reale, proprio perché non è misurabile, né prevedibile, né controllabile, né conoscibile… mi pareva che se si voleva riconquistare qualche cosa bisognasse cominciare a riconquistare i gesti microscopici, le azioni elementari, il senso della propria posizione.

Cinque gruppi di fotografie come fossero cinque racconti: Disegni per i destini dell’uomo, Disegni per i diritti dell’uomo, Disegni per le necessità degli animali, Fidanzati, Decorazioni, che raccontano dell’uomo prima che dell’architetto, delle sue personali interpretazioni talvolta ironiche, romantiche o iperboliche della realtà, in una conversazione tra interiorità e il paesaggio. Si tratta di paesaggi naturali che vengono discretamente abitati da opere quasi invisibili e temporanee, progetti di land art fragili ma potentissimi nel significato.

C’è sempre una porta attraverso cui qualcuno non ti lascia passare.

C’è sempre una porta attraverso la quale incontri il tuo amore.

I primi tre gruppi ci mettono in contatto con un’architettura primordiale e con la natura stessa, e ne ricostruiscono il legame; ci parlano del rifiuto di Sottsass per la realtà consumista in cui viveva e per il ruolo che si andava delineando per gli architetti, delle imperiture domande sul significato profondo delle cose.

Vuoi guardare il muro…

… o vuoi guardare la valle?

La seconda parte, Fidanzati e Decorazioni, si avvicina di più all’artificialità e alla presenza umana, spazia in nuovi luoghi e comprende alcuni viaggi fuori dall’Europa. Raggiunge riflessioni quasi metafisiche che, dopo anni di maturazione, non sono più domande ma pura accettazione della precaria natura delle cose, e della loro effimera bellezza.

La mia ragazza saluta l’architettura, 1976.

 

Decorazione con raggio di sole.

Gli emozionanti dialoghi di “Metafore” sono in mostra fino all’11 marzo 2018 a Parma, all’archivio BDC18, ma il genio di Ettore Sottsass è stato e sarà celebrato in molte altre città: si è da poco conclusa un’importante esposizione dedicata al suo iconico design radicale al museo Met Breuer di New York, mentre la Triennale di Milano ha inaugurato il 15 settembre una imperdibile mostra monografica dal titolo “Ettore Sottsass. There is a planet“, visitabile fino alla primavera del 2018.