di Francesco Grazioli

Il 24 settembre 2020 inaugura al Contemporary Cluster di Roma la mostra “Poltronova e La casa non domestica – Una mostra in due atti“, un progetto a cura di Poltronova e Gabriele Mastrigli.

Locandina della mostra, in alto a destra lo specchio Ultrafragola di Sottsass

Locandina della mostra, in alto a destra lo specchio Ultrafragola di Sottsass. Credit: Contemporary Cluster

“Rendere il pianeta un posto più confortevole attraverso la loro arte ingegnerizzata”¹

È questa una delle tante definizioni trovate nel tempo per il mestiere del designer, a volte artista celebrato oltre misura, altre relegato al ruolo di creativo con la testa tra le nuvole. Il suo lavoro può essere così molte cose allo stesso tempo: è più un’opera d’arte da esporre nei musei, un utile strumento della quotidianità o un vezzo costoso per collezionisti?

La galleria romana Contermporary Cluster prova a dare una loro risposta a questa domanda con la mostra Poltronova e la Casa non domestica, partendo dal pretesto del cinquantesimo anniversario di due oggetti considerati ormai cult: lo specchio Ultrafragola e la poltrona Joe.

Questi due oggetti iconici sono frutto del così detto Movimento Radicale Italiano, diffusosi a cavallo tra gli anni ’60 e ‘70. In questo periodo i sogni di progettazione socialdemocratica del dopoguerra tramontano con la crisi petrolifera del ’72, i progettisti non seguono più le utopie e nei loro lavori non si trova più traccia dell’ideologia.Il designer non lavora più per cambiare il mondo, ma semplicemente per renderlo un posto un po’ più attraente. Nasce così il Soft Design, che ricerca i colori brillanti e le sensazioni tattili più peculiari, ma, soprattutto, qualsiasi cosa rompa gli schemi della convenzione borghese.

Così nel 1970 Ettore Sottsass realizza lo specchio Ultrafragola, incastonato in una cornice che riproduce la chioma ondulata di una donna, con incorporate luci “pensate venir fuori dal corpo di fiberglass, come il bianco splendente della pelle bianca dei seni”.

Poltrona Joe di De Pas, D’Urbino e Lomazzi (DDL)

Poltrona Joe di De Pas, D’Urbino e Lomazzi (DDL). Credit: Poltronova

Lo studio DDL si spinge persino oltre, andando a pescare nella cultura Pop dominante l’ispirazione per la poltrona Joe, omaggio al mito del baseball italo-americano Joe Di Maggio, nasce così la nota seduta a forma di guantone.

La mostra si arricchisce inoltre con altri oggetti iconici, anch’essi veri e proprie istantanee di questo nuovo mondo. Tra loro il divano Superonda di Archizoom, tutto fuorché un tipico sofà da salotto, con forme che ricordano il mare e colori sgargianti che sorprendono. Ma anche la poltrona Mies, dello stesso studio, in cui la forma segue una geometria che non potrebbe essere più pura, ma sicuramente non la funzione di seduta, come professato dal maestro Van Der Rohe, a cui è dedicata.

L’esito di tutto ciò? Gli oggetti si svuotano di significati specifici, il rapporto forma-funzione si capovolge e il processo stesso di progetto viene in qualche modo messo in discussione. Il rischio? Mettendo in gioco la funzione si rischia di perdere la funzionalità: le sedie diventano scomode, i mobili d’intralcio e gli utensili inutili. Il design cessa così di offrire comfort al mondo e la casa diventa non-domestica.

Quest’ultimo è il titolo dedicato da Contemporary Cluser alla seconda parte della mostra. Qui ci viene proposto di indagare il ruolo che questi oggetti non-domestici possono avere nella vita delle persone, poiché, in fondo, il design può essere semplicemente ciò che sta tra l’uomo e il suo modo di vivere, i suoi riti e le sue abitudini.

Il confine tra domestico e non-domestico è evidentemente molto difficile da tracciare, e spetta forse più all’utente farlo che non al progettista. Dietro questa distinzione si cela però il più grande potere del designer: superare le nostre abitudini, suggerendo nuovi modi di abitare e di vivere, anche se questi, talvolta, possono apparire in prima analisi un po’ scomodi.

[1] Gloria Koening, 2015

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