Le distese di scrivanie accostate una all’altra senza una soluzione di continuità hanno rappresentato il concetto di lavoro di ufficio in open space dagli anni Sessanta del secolo scorso ad oggi. Il concetto di associazione tra attività lavorativa e luogo di lavoro è stato radicalmente ripensato dalla rivoluzione del Coworking, da cui è derivato anche un radicale ripensamento della progettazione degli spazi lavorativi.

Sono, infatti, sempre maggiori le realtà che immaginano una rete globale di spazi di lavoro e offrono diverse soluzioni di layout pensate per soddisfare le esigenze del singolo professionista fino alla media struttura aziendale, spesso riconvertendo i locali di grandi complessi abbandonati. L’idea è che sia possibile noleggiare un vero e proprio luogo dotato di una propria identità che possa valorizzare ed essere valorizzato dall’attività che lo occupa anche se per un periodo brevissimo, e non più la mera postazione operativa.

Questo concetto, se dal punto di vista morfologico mira ad una nuova progettazione integrata e identitaria dei luoghi del lavoro, dall’altro auspica alla costruzione di una community esplicitata attraverso l’allargamento a livello globale delle relazioni professionali.

Il nuovo volto del Mercado da Ribeira ©Dezeen

Il progetto di Josè Selgas e Lucia Cano (Selgascano) dei luoghi di lavoro di Second Home a Lisbona abbraccia tutti questi concetti e parte dall’immaginare un unico spazio all’interno del famoso Mercado da Ribeira che possa unire sotto lo stesso tetto numerose professionalità diversissime tra loro, creando varie gerarchie di intimità.

L’ingresso di Second Home ©Rosa Scognamiglio

Sviluppato a L all’interno di uno dei mercati alimentari più noti della capitale portoghese, la strategia progettuale è stata quella di preservare il più possibile la struttura originaria, costituita da esili colonne e capriate in ghisa, pur adattando gli spazi a nuove funzioni. Un ampio open space definisce gli ambienti e sui lati si aprono finestre, scandite dal ritmo della struttura di sostegno verticale.

La sfida è stata chiedere di condividere alle diverse aziende un’unica grande scrivania di 70×10 metri, suddivisa in tre parti, che mira ad incoraggiare l’instaurarsi di nuovi rapporti interpersonali e a favorire la comunicazione. Le aree residuali ricurve del grande tavolo permettono ad ogni dipendente di ricavarsi un proprio spazio privato di lavoro, garantendo una maggiore concentrazione pur stando in uno spazio così grande e non rischiando di perdere il senso di comunità.

La pianta ad L si suddivide in due grandi aree dal diverso carattere formale: una dedicata alle postazioni operative, l’altra alla caffetteria e all’area relax. La divisione è percepibile anche attraverso il differente trattamento degli ambienti, oltre che dall’atmosfera che vi si respira: l’area ufficio ha i soffitti bianchi, gli arredi dai colori chiari e pochi elementi di spicco; l’area relax ha i soffitti scuri e ambienti molto più colorati che, diversamente dai precedenti, favoriscono il distrarsi “staccando la spina”.

Gli obiettivi del progetto hanno, inoltre, soddisfatto anche importanti requisiti in termini di risparmio energetico, soprattutto grazie alla collaborazione dell’ingegnere Adam Ritchie, che ha immaginato di eliminare il tradizionale impianto di climatizzazione e di sostituirlo con un sistema di riscaldamento e raffreddamento radiante a pavimento abbinato alla ventilazione naturale, controllata per mezzo di motori tradizionalmente usati nelle serre. Il tema della serra ha inoltre suggerito ai progettisti di utilizzare le piante come ulteriore elemento di privacy tra i dipendenti, contribuendo alla realizzazione di spazi flessibilmente privati all’occorrenza.

In totale, Second Home di Lisbona apre le porte ai suoi dipendenti con 250 sedie, 100 lampade, 1000 piante e una grande e comunitaria “scrivania-serra”.

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