di Martina Scacciatella

Se mai esistesse una sorta di linea del tempo nel quale collocare l’anno 0 del design, ecco questo potrebbe trovare posto in un periodo di tempo compreso tra il 1760 e il 1830, nel quale, in Inghilterra, si registra uno dei più importanti avvenimenti di livello artistico, sociale e culturale, la Rivoluzione Industriale.

È un periodo di cambiamento e innovazione e la Rivoluzione Industriale svela un’Inghilterra ancora principalmente rurale; la maggior parte delle fabbriche è nei boschi, in quanto forniscono materie prime per i forni che lavoravano i minerali del ferro e con la scoperta della forza idraulica altre industrie spostarono le sedi ovunque ci fosse dell’acqua corrente. Nel 1769 poi con il brevetto della macchina a vapore la diminuzione dei costi di trasporto permette la libera crescita delle città in qualsiasi luogo con un conseguente abbandono delle campagne in favore delle città e uno smisurato aumento di popolazione.

In questo clima così burrascoso l’evento più importante della storia del design è dato dalle macchine industriali che nascono all’insegna della grande funzionalità e dell’efficacia. Ma come ogni grande rivoluzione che si rispetti c’è anche chi, come Morris, sviluppa un’idea contrastante e critica. L’artista britannico infatti punta il dito contro quellaproduzione industriale che non solo manca di qualità rispetto all’artigianato ma che porterà gli operai a lavorare meccanicamente senza personalità contrariamente agli artigiani che invece lavorano con gioia.

Sedia n.14 e le sue componenti, 1859, Michael Thonet, © a rredativo.it

Età Vittoriana

Sulle orme di Morris un grande esponente dell’Età Vittoriana (1837-1901), Michael Thonet, si fa portavoce di una tecnica innovativa che consiste nell’inumidire elementi di legno in modo da poterli piegare per restituire al legno, grazie al vapore, la sua elasticità iniziale. Nel 1841 ottenne i brevetti per la sua tecnica nel 1856 venne costruita la prima delle sue grandi officine per la produzione in serie dei mobili. L’officina Thonet non produceva solo mobili ma sperimentò anche la produzione di famose seggiole tra le quali spunta la n.14 che rappresenta la fase più matura e conveniente dell’evoluzione che stiamo descrivendo. La forma-tipo di quest’ultima si avvale di tutte le esperienzeprecedenti: dal modello n.9 conserva l’innesto diretto delle gambe anteriori al sedile e del modello n.8, l’arco curvato all’interno del “nastro” gambe posteriori-spalliera. Pertanto con 6 pezzi di legno, 8 viti e 2 perni a bulloni sarà composta quella che viene tutt’ora considerata come il primo e insuperato caso di industrial design nel campo del mobile. Lo stile di Thonet non solo vive forme esigenze produttive del suo tempo ma sarà anche anticipatore di nuovi orientamenti del gusto, quello dell’Art Nouveau.

Movimento artistico diffusosi in Europa tra il 1890 e il primo decennio del secolo scorso, l’Art Nouveau ha come peculiarità l’assumere caratteristiche diverse nei Paesi in cui si diffonde. In Inghilterra troverà terreno fertile nella persona di Charles Rennie Mackintosh, considerato uno dei principali esponenti del movimento artistico, e nei suoi oggetti di design, frutto della nota Scuola di Glasgow. Tra i tanti progetti iconici dell’artista inglese quello che più spicca è senza dubbio la Ladder Black Chair, ovvero la sedia dallo schienale a scala, progettata nel 1903. L’opera fu progettata come complemento di arredo della camera da letto dell’editore Walter Blackie e della moglie, all’interno del famoso edificio della Hill House. Mackintosh concepiva l’opera in maniera globale, curandone ogni aspetto, controllando tanto la progettazione quanto l’esecuzione. La sedia è strettamente correlata con l’architettura della stanza dove il legno di frassino scuro contrasta con il bianco candido dello sfondo, in questa sedia Mackintosh prende le distanze dal caratteristico stile floreale dell’Art Nouveau per dedicarsi al rigido geometrismo ispirato dal minimalismo giapponese. L’altezza, che potrebbe risultare eccessiva dello schienale, in realtà è concepita in proporzione alle dimensioni della camera da letto; la struttura slanciata dello schienale è formata da sottili listelli che si innalzano per incontrarsi nella parte superiore con altri listelli ortogonali e che formano il classico reticolo che caratterizzerà tutta l’opera di Mackintosh. Ad oggi, nonostante questo risulti un mobile dal forte effetto decorativo, risulta estremamente attuale, elegante e adatto ad ogni tipo di ambiente.

Ladder Black Chair, 1903, Charles Rennie Mackintosh, © id esign.wiki

Bauhaus

Altro movimento artistico iconico che rappresentò un punto di riferimento fondamentale per tutte le correnti di innovazione nel campo del design e dell’architettura fu il Bauhaus. La celebre scuola fondata da Walter Gropius nel 1919 e durata quanto tutta la repubblica di Weimar, fino al 1933, prevedeva l’educazione tramite l’Arte, l’Azione e il Lavoro, costanti che si possono trarre dal pensiero pedagogico degli stessi maestri. Nel corso della sua storia la scuola e il movimento artistico vennero interessati da tendenze e influenze non indifferenti che comportarono anche un cambio di sede da Weimar a Dessau della stessa scuola. Il periodo di Dessau, d’altro canto, segna una maturazione di molte esperienze iniziate a Weimar e una svolta decisiva di ogni settore progettuale, soprattutto quello che riguardò l’officina di falegnameria diretta da Marcel Breuer nel periodo 1925-1928. L’oggetto che incarna al meglio tali cambiamenti è la Sedia Wassily, conosciuta anche come Modello B3 che fu considerata rivoluzionarianon solo nell’uso dei materiali, tubolari di acciaio per la “struttura” ed eisengarn (nome in lingua tedesca di un materiale di tipo tessile) per braccioli, schienale e sedile, ma anche nei metodi di produzione. Per la realizzazione della sedia Breuer, dopo aver incassato un rifiuto da parte della Adler, si rivolse alla ditta Mannesmann che si occupò di piegare, modellare, i singoli elementi per costruire il primo prototipo. Le sperimentazioni per questo tipo di seduta ovviamente non si conclusero qui; l’anno successivo, nel 1926, Martin Stam aveva realizzato un modello di sedia a sbalzo e l’anno ancora dopo, nel 1927, anche Mies Van Der Rohe si era cimentato in una progettazione simile apportando semplici modifiche, ma quella di Breuer risulta essere senza dubbio il modello più perfezionato e maturo tanto da diventare uno dei prodotti del design domestico maggiormente diffusi.

Sedia Wassily, 1925, Marcel Breuer, © Pinterest

Il secondo dopoguerra

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale e la disposizione da parte della Gestapo alla chiusura delle scuole private, molti die maestri del Bauhaus emigrarono in America. Stessa sorte fu riservata ad un giovane mobiliere tedesco, Hans Knoll, che sul suolo americano fondò, insieme alla moglie Florence, la ditta che nel 1951 divenne la Knoll International. Fu proprio la moglie che durante gli anni alla Cranbook Academy of Art (Bloomfield Hills, Michigan) ebbe modo di conoscere Eero Saarinen e con il quale diede vita a una delle più importanti collezioni della azienda: la Tulip Chair, chiamata anche Pedestral.

Alla base del progetto della sedia c’è la volontà di riportare ordine formale affrontando la “confusione intricata e irritante” delle parti inferiori di tavoli e sedie e di restituire unicità formale e costruttiva in onore ai principi dell’organic design: un pezzo, una forma, un materiale (la plastica). A quest’ultimo punto Saarinen dovette arrendersi in quanto la plastica non era in grado di reggere pesi consistenti ma, d’altro canto, la serie Tulipano, di cui i primissimi disegni vengono datati 1953 e poi prodotta dalla Knoll nel 1957, riuscì a raggiungere il massimo della continuità tra parti portanti e portate realizzando con un materiale plastico tavoli, sedie e poltrone ad un unico piede a forma di fungo. La base con il piedistallo circolare è composta da alluminio pressofuso mentre la scocca è in fibra di vetro sagomata e rinforzata; la tipica forma del piedistallo flessuoso ha rappresentato una fonte di ispirazione per numerosi progetti di successo e a distanza di 60 anni, con declinazioni in varie versioni, conserva ancora quel fascino di un prodotto proveniente dal futuro.

Esattamente come sembra venuta dal futuro la Poltrona Proust di Alessandro Mendini, architetto, designer e artista italiano. Secondo Mendini tutto è stato inventato e ciò che resta da fare è solo una rivisitazione di oggetti preesistenti aggiungendo magari elementi decorativi che ne vadano a modificare la dinamica originale; nasce così il re-design che trova espressione nella Poltrona Proust, finta poltrona barocca trovata in Veneto, rivestita con un nuovo tessuto. Dal carattere estremamente provocatorio Mendini la realizzata con l’artista Franco Migliaccio nel 1978 rivestendo la struttura in legno con un tessuto, definito “tessuto Proust”, al quale il designer aveva pensato già qualche anno prima: un tessuto che nascesse dall’unione delle varie correnti artistiche come puntinismo, impressionismo e divisionismo. La prima versione della poltrona esordì proprio nel 1978 come elemento di arredonella Sala del Secolo a Palazzo dei Diamanti a Ferrara nell’ambito di una mostra curata da Andrea Branzi ed Ettore Sottsass e in seguito presentata alla Biennale di Venezia; oggetto dal carattere fortissimo, la poltrona diventa inevitabilmente il fulcro dell’ambiente nel quale è collocata.

Poltrona Proust, 1978, Alessandro Mendini, © sbandiu.com

Il tempo si evolve e con lui anche i materiali, anche se nell’ultimo caso che analizzerò ci sembrerà di essere tornati alla sedia di metà Ottocento di Thonet in piena Età Vittoriana. Piegatto, uno studio di design con sede in Guatemala, si focalizza nel creare nuove idee nell’ambito dell’arredamento, dell’arte e dell’architettura. Lo studio nella persona di Alejandro Estrada ha dato vita alla Double section s chair, prodotta nel 2006 e composta da 15 sezioni longitudinali di legno laminato di banak, di 23 mm di spessore l’una, e 5 trasversali. Lo spazio lasciato tra le sezioni conferisce alla sedia un aspetto più leggero lasciando passare aria e luce, la bellezza della sedia inoltre viene considerata da Piegatto come il problema più importante, la sedia deve essere bella quando la vedi per la prima volta, come il primo amore.

E voi? Vi siete mai innamorati di una sedia a prima vista?

Front view ”Double section s chair”, 2006, Piegatto, © piegatto.com

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