Passo importantissimo per gli Stati Uniti che dopo nove anni riportano l’uomo nello spazio direttamente dal suolo nazionale. Una nuova capsula, Crew Dragon, sviluppata dalla SpaceX di Elon Musk e spinta dal razzo Falcon 9 della stessa azienda, è partita ieri alle 21:22 dall’iconico Lauchpad 39A del Kennedy Space Center a Cape Canaveral.

Crew Dragon Space X illustration

Illustrazione di Alessio Colzani per Artwave

A bordo della navicella due veterani astronauti Nasa, Robert Behnken e Douglas Hurley, entrambi con due voli Shuttle all’attivo e che alle 16:30 di oggi hanno raggiunto la ISS (Stazione Spaziale Internazionale). L’azienda SpaceX ha impiegato molti anni a programmare la missione e quasi 4 anni a progettare le tute da equipaggio.

La capsula

Crew Dragon è la seconda versione della capsula cargo Dragon di SpaceX progettata con un approccio differente ponendo l’accento sul garantire la sua riconoscibilità come un veicolo moderno del 21° secolo. Il team di SpaceX si è concentrato sulla conversione della capsula per uso umano dotandola con comfort attraverso i 3 tipi differenti di sedute, garantendo così un piacevole viaggio nello spazio.

Le tute

Per l’uniforme spaziale, disegnate da Jose Fernandez, è stato studiato un outfit adeguato e in linea con l’estetica contemporanea. Molto differenti da quelle usate negli anni Settanta e Ottanta o dalle classiche tute arancioni dello Space Shuttle. La Starman Suit segue una linea minimal ed estremamente semplice. Bianche con fregi grigi, i loghi dell’agenzia spaziale della Nasa e dell’azienda sviluppatrice SpaceX ed infine la bandiera americana.

La tuta è funzionale, leggera e offre protezione da un’eventuale depressurizzazione” ha sottolineato la Nasa

È realizzata unibody, cioè su misura per ogni astronauta e assemblata nel laboratorio dell’azienda situato in Califonia. La tuta infatti si collega al sedile nella capsula tramite un cordone ombelicale che fornisce all’astronauta ossigeno, alimentazione elettrica e l’accesso alle comunicazioni con il controllo di Terra.

Gli astronauti Bob Behnken e Doug Hurley © NASA

Immediata anche la logica dei sistemi di sopravvivenza durante le fasi più complesse del lancio: attraverso un unico attacco passano i sistemi di supporto respiratorio e di comunicazione, ma non è pensata per le attività extraveicolari nello Spazio.

Le tute fanno parte dell’unico sistema Dragon, fanno davvero parte del veicolo” afferma Chris Trigg, Space Suits e Crew Equipment Manager a SpaceX

Gli accessori

Il casco, anch’esso realizzato su misura, è realizzato attraverso la stampa 3D. Oltre a proteggere la testa e a garantire un adeguato flusso di ossigeno all’astronauta, ospita anche microfoni, valvole e meccanismi per il sollevamento del visore e per la sua chiusura ermetica.

La vera rivoluzione del kit spaziale sono i guanti, flessibili, anti-strappo e conduttivi. Disegnati e abilitati per funzionare sullo schermo touch della navicella, consentendo agli astronauti di interagire in modo intuitivo con la moderna cabina di pilotaggio.

Schermo touchscreen della Dragon Crew © NASA

Una delle maggiori funzionalità di Dragon sono i touchscreen all’interno. Li abbiamo progettati non solo per essere funzionali, ma tendendo presente l’esperienza dell’utente” afferma l’ingegnere spaziale John Federspiel.

Non saranno le ultime tute che vedremo nell’universo spaziale. Un altro passo importante è dietro l’angolo e porta il nome di missione Artemide, che ha l’obiettivo di portare la prima donna sulla Luna.

Voi come ve la immaginate?

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