Abitare in un edificio patrimonio dell’umanità Unesco è sicuramente privilegio di pochi. Tra loro, la scrittrice Ana Viladomiu che vive nel suo appartamento di 350 mq al quarto piano di Casa Milà, da oramai 32 anni.

Dall’inizio del lockdown Ana ha riscoperto il silenzio e la tranquillità che ora dominano l’opera di Gaudì, costruita tra il 1906 e il 1912. L’esperienza è stata così forte che Ana ha deciso di raccontarla sia nel suo ultimo libro “La última vecina” che sul suo profilo Instagram.

Qui la scrittrice ha testimoniato e documentato il suo day-by-day della quarantena e attraverso foto e video ha mostrato l’immenso amore che nutre per il suo palazzo.

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“Di solito ci sono così tante persone che non oserei mai prendere l’ascensore in camicia da notte, in questo periodo ho vagato liberamente. Mi piace molto.”

Ma come è possibile che Ana viva all’interno di un monumento patrimonio dell’Umanità? Ripercorriamo la storia dell’iconico edificio.

Casa Milà, fu commissionata al celebre Antoni Gaudì da Pere Milà, ricco uomo di affari, e dalla moglie Roser Segimòn, di famiglia benestante, nel 1906. L’ultima opera civile dell’architetto modernista catalano nasce all’angolo tra Calle Provenza e Paseo de Gracia, storico quartiere borghese e ad oggi principale via dello shopping.

Casa Milà, è conosciuta anche come “La Pedrera”, poiché è realizzata facendo ricorso a una pietra grezza, battuta e modellata. Si crea così una facciata rocciosa e contemporaneamente ondulata dove è chiaro il trionfo catalano della linea curva; tetti e balconi richiamano inequivocabilmente le onde del mare. L’edificio occupa un lotto di circa 1620 mq e a sostegno della sua struttura dinamica Gaudì ha previsto un solido telaio interno in ferro rinforzato. Persino le curvature presenti in facciata seguono le linee geometriche di iperboli e parabole, grande dimostrazione di come Gaudì sia stato in grado di coniugare il proprio estro con delle leggi geometriche precise e affidabili.

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Progettata come residenza privata al suo completamento i signori Milà tennero il piano principale affittando il rimanente spazio suddiviso in circa venti appartamenti. Non tutta la storia dell’edifico però è una favola a lieto fine. Si pensa che durante la guerra civile spagnola il POCUM (Partito dei lavoratori dell’unificazione marxista) abbiano occupato il fondo dell’edificio per fondarci il proprio quartier generale mentre il PSUC (Partito socialista unito di Catalogna) ne occupò la parte centrale. La stessa Ana, che vive nell’edificio dai primi anni ’80, sospetta che il suo appartamento venne trasformato in uno dei checas della polizia nei quale i detenuti venivano torturati e uccisi.

Dagli anni ’80 ad oggi

Nei primi anni ’80 Ana si trasferisce a vivere nella Pedrera per amore di quello che sarà poi suo marito, Fernando Amat, proprietario del famoso negozio di decorazioni Vinçon, ora scomparso. Stipularono un contratto di affitto, oggi ancora valido, che però non è aumentato in modo significativo in oltre tre decenni, anche se il valore turistico è aumentato vertiginosamente.

Una volta dichiarata monumento storico-artistico nel 1969, nel 1984 entra a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Nel 1986 la banca Caixa Catalunya acquista Casa Milà per 900 milioni di pesetas che tramite la sua fondazione rinnoverà e aprirà al pubblico.

Ad oggi la “Pedrera” rimane una delle attrattive principali dell’architettura modernista di Gaudì, collezionando milioni di visitatori ogni anno.

In quanti invidiamo Ana?

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