L’attenzione al tema dell’abitare segue i flussi di incrementi e decrementi della popolazione in un dato sito e contesto socio-economico, sviluppando nuovi caratteri e nuove risposte per soddisfare le esigenze del vivere oggi.

Gli ultimi sviluppi e dati statistici europei hanno registrato un rapido cambio di registro sul rapporto uomo-casa, con un passaggio dalla permanenza al carattere transitorio dell’abitare che prevede e un conseguente uso del bene senza la proprietà dello stesso.
Questo nuovo meccanismo sociale, ha messo in risalto i nuovi modi del vivere un ambiente portando alla luce numerosi esempi di abitazioni che nascono da nuove costruzioni o da risanamenti e recuperi di patrimoni esistenti.

Le nuove tipologie edilizie dovranno seguire i cambiamenti nel tempo dei caratteri legati alla natura sociale, all’esperienza di vita e alle relazioni con lo spazio. Caratteri che non permettono ai progettisti di seguire un modello pre-costruito ma lo spingono a concepire programmi abitativi che possano assumere sfumature diverse a seconda delle esigenze.
Questa nuova concezione dell’abitare è tradotta dalla disciplina architettonica in due manifestazioni concrete: il Social Housing e il Cohousing.

Coventidue. Credits ©Newcoh-cohousing.it

Coventidue. Credits ©Newcoh-cohousing.it

Il Social Housing è una tipologia di interventi immobiliari e urbanistici anche conosciuta come Edilizia Residenziale Sociale Ers nata recentemente, soprattutto per esigenze economiche e per far fronte alla rigidità del mercato immobiliare.

Indirizzato ad una fascia di popolazione media che si trova in difficoltà a far fronte al prezzo immobiliare sul mercato odierno, ma allo stesso tempo sono escluse per reddito ai programmi di edilizia popolare.

Il modello sociale offre una soluzione a gruppi di persone variegata ed individuati dal punto di vista non solo economico ma anche sociale, con differenti condizioni di vulnerabilità e ricchezza, mirando quindi all’integrazione degli stessi nella società.
Il Social Housing diventa in questo modo un rimedio alla disuguaglianza abitativa, combattendo l’esclusione e mantenendo attivo mix sociale, con costruzioni di alto standard qualitativo a basso costo e basso impatto ambientale. I componimenti di social housing presentano moduli abitativi multipli per famiglie più o meno numerose che coinvolgono le loro attività in spazi comuni di sosta, giardino o servizio.

La tipologia del Cohousing fece la sua comparsa in Danimarca nel 1960 e ancora oggi continua a riscuotere consensi e successo. Si tratta di una forma di collaborazione libera di cittadini in grado di auto-sostenersi a condizioni di free Market, ponendo maggiore sensibilità sull’impatto sociale attraverso la creazione di servizi e offerte di lavoro, attività utili alla collettività e al proprio arricchimento personale.

Le strutture Cohousing alternano ambienti comuni e spazi privati con alternarsi abitazioni riservate a tipologie sociali differenti. Sono numerosi gli esempi sperimentali di abitazioni miste famiglie e studenti o nei casi più recenti di famiglie e centri di accoglienza. Gli spazi comuni sono riservati alle attività collettive come asilo o scuola materna, sala studio, lavanderia e nei casi di maggior sperimentazione pongono la cucina e soggiorno in comune per alcuni piani.

Urban Village Navigli Credits©Newcoh-cohousing.it

Urban Village Navigli. Credits©Newcoh-cohousing.it

Lo scopo della ricerca di queste nuove tipologie è la condivisione degli spazi e attività con l’ambiente comunitario offrendo servisi e lavoro e garantendo il mix delle fascie sociali, sperando in un futuro di integrazione e socialità per una vita smat e sostenibile anche nei rapporti interpersonali.