Martedì 17 aprile 2018 avrà inizio la seconda collettiva di questa stagione dal titolo “A word for each of us” della galleria romana Richter Fine Art, presentando al pubblico tre giovani talenti dell’arte pittorica transilvana: gli artisti Dragoş Bădiţă, Răzvan Botiş e Tincuta Marin.
Gli artisti romeni presentati condividono una formazione presso l’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD), mostrando una predilezione verso la pittura contemporanea e lo studio del suo linguaggio, il che li pone in linea con la ricerca portata avanti dalla Galleria Richter Fine Art.
La UAD negli ultimi venti anni è diventata un punto di riferimento internazionale  per l’arte contemporanea, specialmente in ambito pittorico, formando vari artisti di livello internazionale tra cui Victor Man (1974), Adrian Ghenie (1977), Mircea Cantor (1977) e Serban Savu (1978).  Dopo la riorganizzazione scolastica del 2001 la UAD prende forma dall’ex Institut de Artă Ion Andreescu, dando nuova linfa alla vita artistica e ai dibattiti culturali della città, tramite un’offerta educativa ad hoc per lo sviluppo dell’arte nel territorio e soprattutto grazie alla scelta cruciale e consapevole di aprire le porte a un liberalismo comportamentale, intellettuale e morale ponendo le basi alla possibilità di sviluppo, ampliamento e crescita.
Le tre personalità artistiche scelte da Tommaso Richter per questa mostra si pongono come esemplari nella descrizione fisica della freschezza della Şcoala de la Cluj, a suo avviso delineano appieno lo scenario plurale di un paese dove la partecipazione colletiva avverte l’importanza della singolarità, dove il manuale e il mentale si intrecciano indissolubilmente per creare piacevoli e accattivanti stordimenti visivi.
Vi introduciamo al lavoro degli artisti tramite le parole di Antonello Tolve, occupatosi del testo critico della mostra.

“Quasi a rileggere una piccola vita dolorosa dentro la vita, a disegnare il volto smagliato della quotidianità, a rielaborare la evocazione nostalgica del tempo, Dragoș Bădiță (Horezu, 1987) presenta un cosmo dall’aura magica e mitica che sovrastoricizza, sovratemporalizza luoghi e occasioni. Decisamente lontana dalla sfera neo-pop, la sua pittura presenta una fluidità composta e allucinata, una visionarietà intermittente – resa in alcuni casi da un buio giallognolo che si insinua negli occhi dello spettatore fino a togliergli il respiro – che è in grado di richiamare alla memoria Magritte ma anche di discostarsene piacevolmente per creare una personal cosmology, both spiritual and profane, dove fluttuano immagini, corpi, segni e tracce provenienti da diverse declinazioni del sapere umano.”

“Concentrandosi sull’idea e sul procedimento che porta alla realizzazione dell’opera, Răzvan Botiş (Brașov, 1984) propone uno spaccato riflessivo senza laccature che ricuce al suo interno strati d’animo differenti: dalla cupezza del capitalismo e della corruzione planetaria all’alienazione dell’uomo contemporaneo, dalla perdita della certezza alla vetrinizzazione sociale, dalle periferie ai residui di una libertà condizionata dal potere. Figure sospese, sorprese da una pennellata veloce, ironica, croccante e in alcuni casi malinconica, sembrano inghiottite, nel suo territorio, da una pasta cromatica che si apre costantemente alla muta volta del cielo e che invita il pubblico a interrogarsi sul malcontento generale dove tutto è controllato, studiato a tavolino, addomesticato.”

A un passo dalla street art e dall’espressionismo astratto, Tincuța Marin (Galați, 1995) concepisce scenari che decodificano la realtà investendola di suffissi magici, ludici e traumatici per dar vita a una favola per adulti dove la deformazione, il mescolamento dinamico e il colpo di scena trascinano in un mondo ansioso, vivace, alienante, senza falsi miti e senza eroi. Partendo dal riconoscimento della polimorfia dei giochi linguistici (quei giochi che, manipolati, orientano la vita delle società) che Lyotrad individua partendo dalle Philosophische Untersuchungen di Wittgenstein, Marin plasma una quotidianità distorta, erotica e grottesca in cui si sommano ingredienti visivi presi a prestito dalla tradizione pittorica e rimodulati come fa il Ludi magister col giuoco dei giuochi nel Glasperlenspiel (1943) di Hermann Hesse.”

Questa mostra è quindi un’occasione per conoscere e vivere il vivace clima culturale della città romena, quasi scrutando il Departamentului Pictură dove giovani artisti si cimentano in ardite sperimentazioni e vivono di un clima di scambio e arricchimento reciproco, stimolati dalla nascita di gallerie d’arte come la Sabot, Blue Air o ancora la Fabrica de Pensule, centro culturale indipendente con studi d’artista e importanti luoghi espositivi.

Periodo
17 aprile 2018 – 25 maggio 2018

Dove
Galleria Richter Fine Art
Vicolo del Curato, 3
Roma

Orari
Da martedì a sabato  13.00-19.00

Ingresso
Ingresso libero

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