BUILDING A FUTURE COUNTRYSIDE“, ovvero “costruire la campagna del futuro”, è il titolo della mostra del Padiglione Cinese che illustra i sei grandi progetti dedicati alle aree “periferiche” della Cina alla 16. Biennale di Architettura a Venezia; non si tratta però, sottolinea il curatore Li Xiangning, di un’operazione-nostalgia, di costruire villaggi-museo dove il tempo si ferma a uso e consumo dei turisti venuti ad ammirare la Cina leggendaria dell’età imperiale. La campagna del Terzo Millennio è un centro di produzione quanto la città. Lo sviluppo economico ha privilegiato in larghissima parte i contesti urbani lasciando da parte le campagne, anzi spopolandole, vista la massiccia emigrazione di ex contadini che preferivano diventare operai. Oppure, in alcuni casi, si è assistito alla rapida nascita di città al posto di piccoli villaggi e a un’industrializzazione del territorio, spesso con irreparabile rottura degli equilibri, anche naturali, preesistenti. Restano tuttavia vastissime aree rurali da modernizzare o comunque armonizzare, e in quest’ottica è stato lanciato un vasto programma di sviluppo che ha per scopo la ricerca di un equilibrio fra passato e presente, la valorizzazione del territorio e il consolidamento di un’architettura a misura d’uomo. Inoltre, il turismo si sta interessando sempre di più a queste aree che racchiudono bellezze naturalistiche e antichi monumenti. A questo nuovo scenario si vuole però affiancare la salvaguardia di quelle tradizioni millenarie che nelle campagne sono ancora presenti e che fanno parte del patrimonio spirituale del popolo cinese.

Padiglione Cina, interno dell’esibizione, © Inexhibit

Quartieri residenziali, scuole, asili, musei, bar e ristoranti, sono stati pensati come luoghi d’incontro e socializzazione, caratterizzati da atmosfere calde e gioiose, dove immergersi in un ritmo placido, lontano dallo stress cittadino. L’utilizzo di materiali tradizionali, inoltre, garantisce un basso impatto a livello ambientale, e maggiori condizioni di salubrità degli edifici. La campagna cinese è un immenso spazio libero che offre infinite opportunità, anche lavorative, ma nell’aprirla al Terzo Millennio il governo cinese intende salvaguardarne l’identità.

Questi progetti si avvalgono molto spesso del coinvolgimento della comunità locale e che ha il pregio di aumentare nei locali il senso di “vicinanza” con quanto costruito per loro. Ad esempio, molte strutture della Taiyang Organic Commune (una comune agricola condotta con il metodo dell’agricoltura biologica), sono state costruite dai contadini del posto, per i quali l’architetto ha pensato particolari telai in acciaio leggero facilmente installabili, ai quali sono state poi aggiunte le pareti in mattoni.

Invece, nel caso del Xinchang Central Kindergarten e del LostVilla Boutique Hotel, gli architetti si sono consultati con gli abitanti del luogo, per conoscere le tecniche tipiche di costruzione e i materiali tradizionali (come il bambù) da impiegare nelle strutture. Un sistema di consultazione “dal basso” che irrobustisce il senso di appartenenza al territorio nei cittadini delle campagne.

In questa Biennale la Cina conferma la validità di una scuola d’architettura che, supportata da adeguate politiche nazionali, sta lavorando per il progresso del Paese, in un’ottica di sostenibilità e salvaguardia del patrimonio culturale in uno scenario che presto si presenterà anche nel mondo occidentale.

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