La Fondation Botìn, promotrice di arte e cultura, decide di commissionare a RPBW un nuovo centro a Santander, città dove ha sede la fondazione. Questo centro ha la prerogativa di essere un incubatore di arte e promotore di eventi culturali, per questo è munito di ampi spazi dedicati a esposizione permanenti, sale conferenze, una sala per spettacoli e un auditorium all’aperto che può contare fino a 2000 spettatori.

L’edificio si colloca in corrispondenza di un’area, dove in precedenza vi era un grande parcheggio proprio in prossimità del lungomare di Santander. Renzo Piano provocatoriamente, scatenando anche il dissenso di parte della cittadinanza, decide di collocare l’edificio proprio lungo la percorrenza pedonale, in modo da diventare di diritto parte stessa della promenade lungo il mare. La atteggiamento progettuale, in questo progetto, non è di assecondare la linea della costa, ma quello di andare a sfidare il mare stesso ponendosi, come un molo, perpendicolarmente al margine marino. Questa provocazione data dalla sua perpendicolarità è accentuata anche grazie a ponderosi aggetti sulla costa.

Dal punto di vista compositivo il complesso è costituito da due edificati separati nettamente da un’ampia area aperta. Questo tracciato si pone perpendicolare alla vostra, dividendo un unico blocco in due parti distinte e segnando un traguardo visivo tra le costruzioni puntato verso il mare. Le due unità sono collegate da delle passerelle in quota, sorrette da dei tiranti collegati alle travi di copertura in aggetto.

Centro Botìn. RPBW 2017, Santander. Credit ©RPBW

L’intervento non si limita però semplicemente a sfidare la convenzione di costruire parallelamente alla costa e quindi interrompere, almeno dal punto di vista planivolumetrico, la promenade, ma vuole essere fulcro di riqualificazione di un intero brano di città. Infatti, RPBW collega il parco già esistente ai due edificati, per fare ciò crea un tunnel sotterraneo in modo che la strada carrabile non interrompa il parco, ma passi al di sotto di esso. Si vuole far vincere la natura sulla macchina, ma anche sull’urbanizzazione insensata tanto tipica della nostra epoca, in particolare delle zone periferiche.

Un altro tema, ormai sempre più caro al progettista, è il distacco dal livello del terreno, che non è più una semplice prerogativa ideale alla Le Corbusier, ma diventa lo strumento per permettere a tutti i passanti per la passeggiata lungo la costa di poter vedere direttamente il mare, ovvero la bellezza. RPBW enfatizza ciò attraverso l’inclinazione verso l’alto delle parti finali del porticato che si crea sotto l’edificio, in questo modo la sezione si configura come un uccello in volo con le ali avere inclinate verso l’alto: un gabbiano che fa della libertà verso il cielo e il mare la sua prerogativa d’esistenza.

Per rimanere coerente con la sperimentazione tecnologica, Renzo Piano presenta un rivestimento ideato ad hoc per questo edificio: dei pannelli composti da dischi di ceramica bianca legati e riflettenti la luce. In questo modo avvicinandosi all’edificio si trova un’ulteriore chiave di lettura, che da lontano non si noterebbe: l’edificio è rivestito da tante perle che fanno della luce il loro colore caratterizzante, come il mare è specchio del cielo e di tutto ciò che vi è in esso, così il centro Botin diventa il riflettore della città di Santender, che trova in esso una nuova perla. Un centro che non vuole essere uno scrigno, ma che dichiara sin dal rivestimento la sua natura stessa di perla e non di guscio: non è un contenitore, ma è in realtà già il contenuto; il contenuto culturale della città di Santender e chissà, prima o poi il contenuto culturale spagnolo. Renzo Piano, risolve il dilemma tra contenitore e contenuto eliminando uno dei due termini di paragone.

Centro Botìn. RPBW 2017, Santander. Credit @RPBW

Il centro Botin è contenuto all’interno della bellezza del luogo, che in esso si riflette. La riflessione sulla bellezza non è forse il centro di ogni riflessione culturale e artistica? Se si, probabilmente Renzo Piano non solo ha creato un centro per la cultura, ma ha creato un nuovo modo di guardare alla bellezza. Renzo Piano ha trovato insomma la sua Atlantide tanto attesa.

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