È stata inaugurata il 21 dicembre scorso all’interno del Museo della Centrale Montemartini, polo espositivo dei Musei Capitolini, la mostra ‘Egizi Etruschi’ visitabile fino al 30 giugno 2018.
La storia del polo espositivo dei Musei Capitolini nella ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini, straordinario esempio di archeologia industriale riconvertito in sede museale, ha avuto inizio nel 1997 con il trasferimento di centinaia di sculture in occasione della mostra dal titolo “Le macchine e gli dei” (per permettere la ristrutturazione di ampi settori del Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini) e viene oggi celebrata con questa mostra per rendere omaggio al ventennale della fondazione del museo e inaugurare il nuovo spazio di 250 mq dedicato alle esposizioni temporanee.
Egizi Etruschi. Da Eugene Berman allo Scarabeo dorato pone l’accento sul dialogo tra due grandi culture, analizzando attraverso 250 oggetti esposti molteplici aspetti fascinosi del legame che si venne a creare e dell’influenza che suscitarono sui posteri le due grandi civiltà degli Etruschi e degli Egizi.
Ma la mostra non si limita a un mero confronto artistico tra i due popoli presi in analisi, infatti una sezione introduttiva avvicina il visitatore a cogliere il valore delle opere attraverso uno sguardo tutto ottocentesco, che ci parla di due veri protagonisti del collezionismo dell’epoca: Augusto Castellani e Giovanni Barracco., nati entrambi nel 1829.


Augusto, come racconta Antonella Magagnini, era figlio di Fortunato Pio Castellani titolare di una rinomata bottega orafa che ebbe grande successo nella creazione di monili ad imitazione di quelli etruschi, greci e romani che negli anni Sessanta dell’Ottocento, parallelamente alla sua attività di orafo, grazie ai suoi personali contatti con scavatori, proprietari terrieri e mediatori, acquistò per la sua collezione ingenti quantità di materiale archeologico restituite dai territori dell’antica Etruria. Seppur coinvolto in un procedimento penale dell’autorità pontificia legato all’acquisto fraudolento di reperti antichi, dopo la breccia di Porta Pia del 1870 riuscì a prender parte alle profonde trasformazioni del nuovo Regno d’Italia divenendo infine Direttore onorario dei Musei Capitolini. Nel 1866 e 1876 seguirono due importanti donazioni al Comune di Roma di parte della sua collezione, affinchè rimanesse “in perpetua proprietà comunale”.
Giovanni Barracco, figlio del barone Luigi, ebbe una educazione accurata orientata agli studi umanistici, archeologici e alle lingue classiche. Eletto nel 1861 deputato al Parlamento, a Torino subì il fascino delle grandi raccolte egizie che lo portò un decennio dopo a creare la sua grande collezione romana. Nella sua casa a Via del Corso allestì la sua raccolta di sculture antiche comprendenti opere  etrusche e greche, e per meglio comprendere lo sviluppo di quest’ultima arte si interessò all’acquisto di reperti egizi, assiri, ciprioti, fenici e di scultura palmirena. Nel 1902, con gesto di liberalità, Giovanni donò l’intera collezione di sculture al Comune di Roma che trovarono definitiva collocazione nel 1948 all’interno del palazzo Farnesina ai Baullari.

 

Una selezione di opere della collezione Castellani, rari volumi antichi illustrati della biblioteca di Giovanni Barracco e una serie di fotografie delle opere raccolte introducono quindi il visitatore a comprendere i pensieri, gli sviluppi e le passioni che trainarono il vasto circuito del collezionismo ottocentesco, e che furono la premessa delle basi del collezionismo di un altro personaggio: Eugene Berman, la cui raccolta di opere egizie costituisce il nucleo fondante della mostra. Eugene fu pittore, illustratore, scenografo e collezionista d’arte russo che donò la sua preziosa collezione d’arte egizia nel 1952 alla Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale.
Il percorso espositivo prosegue con cinque sezioni: Il metallo degli dei: l’oro simbolo di regalità; Faraoni e Principi; Il sogno di immortalità; Dee e dei dall’Antico Egitto all’Etruria; L’oro di Nefertum: profumi d’Oriente.
La mostra si conclude con un riferimento alla attività del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, con l’esposizione al pubblico del prezioso corredo funerario della Tomba dello Scarabeo Dorato, trovata a Vulci nel 2016 nell’ambito della attività di contrasto agli scavi clandestini.
In occasione dell’inaugurazione della mostra, sarà presentato il restauro della facciata del museo, per il quale si ringrazia ACEA, Areti S.p.a.
L’edizione romana della mostra a cura di  Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Simona Carosi e Antonella Magagnini si pone come l’ideale prosecuzione di quella che ha avuto esordio a Montalto di Castro (14 giugno-30 novembre 2017), ed è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Quando
21 dicembre 2017 – 30 giugno 2018

Dove
Museo della Centrale Montemartini, Nuovo spazio per le mostre temporanee
Via Ostiense, 106
Roma

Orari
Da martedì a domenica  9.00-19.00
Lunedì: chiuso
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Ingresso Museo + Mostra
– intero 11€
– ridotto 10€ 

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