Il Museum of Modern Art di New York, conosciuto da tutti come MoMA, è senza ombra di dubbio l’incubatore moderno  più importante al mondo. Fu fortemente voluto da Abby Aldrich Rockfeller, insieme alle amiche  Lillie P. Bliss e Mary Quinn Sullivan, il trio delle “Ladies” o “The daring Ladies” appartenenti alla società avanguardista degli anni ’30 newyorkesi, con lo scopo di raccogliere all’interno di un unico spazio le opere dei più grandi artisti di arte moderna dell’epoca.

L’inaugurazione del MoMa nel 1939 ©artribune

Dalla sua inaugurazione ad oggi, il museo ha aperto le porte a centinaia di migliaia di visitatori e messo al loro servizio tutto ciò che possa essere considerato arte: quadri, fotografie, architettura e oggetti di design, illustrazioni, serigrafie e opere multimediali.

Negli anni ha spesso cambiato volto  nella sua forma e nelle sue dimensioni grazie alle mani di alcuni degli architetti più famosi del mondo. Nel decennio ’50-’60, Philip Johnson è stato l’artefice della sua metamorfosi e qualche tempo dopo Cesar Pelli ha guidato la sua espansione, fino ad arrivare alla grande ristrutturazione del 2004 di Yoshio Taniguchi.

Con queste premesse, essere chiamati ad intervenire su un’opera monumento conosciuta da esperti del settore e da profani, da appassionati e da occasionali di tutto il mondo, icona incomparabile della Midtown di Manhattan, è una sfida complessa e una grande responsabilità che potrebbe deludere le altissime aspettative riposte.

Il nuovo ingresso del MoMA sulla 53esima strada ©Diller Scofidio + Renfro

Per il suo ultimo rinnovamento, il team di Diller Scofidio + Renfro in collaborazione con Gensler si è posto obiettivi molteplici legati non solo all’esigenza di ampliare lo spazio della galleria e consentire al Museo di esibire più significativamente la propria variegata collezione, ma anche all’ambizione di offrire un’esperienza più profonda e multidisciplinare al visitatore, anche attraverso una migliore integrazione del Museo con il tessuto urbano della città. Elizabeth Diller, socio fondatore del team, ha dichiarato che questo progetto ha comportato un intenso lavoro di ricerca storico-architettonica del complesso e ha richiesto la curiosità di un archeologo e l’abilità di un chirurgo per ricercare delle nuove logiche compositive che ben si confacessero agli interventi precedenti ma che, al contempo, ri-affidassero al luogo nuove relazioni, sia urbane che sociali.

L’operazione prevede la riconfigurazione di circa 5000 metri quadri, in corrispondenza dell’estremità orientale, per dare vita a due nuove ed ampie gallerie al terzo piano che garantiscono una forte flessibilità per esibizioni fisse e mostre speciali. La storica scala del Bauhaus viene estesa al livello del suolo per recuperare e migliorare l’accessibilità alle gallerie del secondo e terzo piano e si aggiunge al sistema un nuovo collegamento verticale al primo piano, di fronte al giardino delle sculture The Abby Aldrich Rockfeller, dedicato alla fondatrice, sul quale affacciano una nuova sala espositiva e un bar caffetteria. L’atrio principale si allarga e diventa uno spazio a doppia altezza, illuminato dalla luce naturale, in cui si raccolgono tutti i flussi e le circolazioni che attraversano il museo. Una nuova ed imponente pensilina accoglierà i visitatori in uno spazio totalmente open da cui si avrà una vista ininterrotta della 53esima e della 54esima strada, liberando la facciata dalla vecchia configurazione più bloccata.

L’espansione complessiva determina un aumento di un terzo delle gallerie del MoMa e il design flessibile, studiato per l’occasione dal team di progettisti, ottimizza gli spazi per renderli elastici ed aperti ad ospitare qualsiasi tipo di installazione, attraverso soluzioni tecnologicamente sofisticate, e punta sulla diversificazione degli ambienti con aree dedicate interamente ai visitatori per rilassarsi, riflettere e incamerare ciò che stanno osservando.

La nuova parte occidentale sarà dedicata interamente agli spazi espositivi con una pila di gallerie ad incastro,  sviluppate su diverse altezze. Ci saranno spazi dedicati al design contemporaneo e altri personalizzati adibiti alle esibizioni multimediali che accoglieranno performance e film e un salone al sesto piano con una terrazza panoramica che affaccerà sulla 53esima strada.

Il Flagship Museum Store sarà ribassato di un livello e diventerà uno spazio a tutta altezza con una facciata vetrata dalla quale anche chi attraverserà di fretta la 53esima potrà beneficiare di una visione inaspettata e stupefacente, sia di notte che di giorno, del nuovo spazio riconfigurato.

L’elemento che caratterizza appieno questi interventi, si potrebbe dire, di agopuntura è senza dubbio la nuova scala a pale che segna la soglia della nuova espansione del museo e determina a tutti gli effetti la firma dei progettisti incaricati. È una vibrante scultura urbana che combina un elemento monumentale con un’intangibile leggerezza strutturale. L’espressione minimalista è raggiunta attraverso interessanti innovazioni strutturali, ravvisate nell’utilizzo di una colonna verticale in acciaio da sei pollici che pende dalla struttura della copertura e sostiene la scala e gli smonti, lasciando la struttura libera da qualsiasi rinforzo laterale. Le balaustre in vetro sono a sbalzo e sono agganciate alle pedate attraverso inserti metallici che esaltano l’intersezione dei due materiali e determinano il dettaglio che riecheggia la rinnovata scala Bauhaus, completandone il collegamento fino al terrazzo.

Dal 21 ottobre 2019 sarà possibile immergersi in questo nuovo spazio rinnovato nel suo aspetto ma fedele alla sua storia, in cui il nuovo design integra le varie sfaccettature della storia architettonica del Museo e invita ad un dialogo più aperto tra gli ambienti interni e quelli esterni.

La grande pensilina di accoglienza e di integrazione urbana ©Diller Scofidio + Renfro

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