Lo studio meneghino Piuarch, non nuovo all’architettura per la moda, progetta la recente sede milanese della casa di moda Gucci, il “Gucci Hub“. Si tratta di un vero e proprio restauro ad hoc delle archeologie industriali presenti nel lotto occupato dalla ex- fabbrica della compagnia Caproni, leader nell’aeronautica. Per la sua vocazione originaria di industria aeronautica gli spazi interni della fabbrica si sviluppano intorno ad un grande Hangar dove un tempo venivano depositati gli aeri bimotori e trimotori al termine della loro costruzione, con una serie di edifici a shade all’interno dei quali si svolgeva la filiale produttiva con affaccio sul grande viale che fungeva da area di prova per l’accensione degli aeroplani.

Gucci Hub. Piuarch 2016, Milano. Credit ©Piuarch

Gucci Hub. Piuarch 2016, Milano. Credit ©Piuarch

Lo studio Piuarch decide di intervenire con un restauro molto rispettoso, con un approccio quasi scientifico, dei padiglioni e dell’hangar della ex-fabbrica. Tutti gli edifici costruiti in un periodo successivo rispetto al progetto iniziale della zona, sono stati demoliti in quanto la loro aggiunta non seguiva le linee guida del complesso originale, in compenso gli architetti hanno deciso di realizzare un nuovo volume come punto di identificazione urbanistica del nuovo “Gucci Hub”. Lo studio Piuarch realizza infatti una costruzione di sei piani a pianta rettangolare, che svetta nettamente sui bassi capannoni industriali dell’area diventando così un faro che attira lo sguardo dei passanti. La nuova realizzazione perciò si pone volumetricamente in contrasto con l’esistente, occupando il vuoto dovuto al crollo dei padiglioni danneggiati. In questo modo la costruzione si pone idealmente come una nuova pietra miliare del sito rappresentando la volontà del brand di moda di inserirsi nel panorama urbanistico come nuovo centro attrattivo. Un atteggiamento che richiama l’azione dell’intervento intrapreso da OMA per Fondazione Prada, costruita in una zona periferica della città di Milano e che ben presto è divenuta fonte di riqualifica per l’intera area.

Il “Gucci Hub” può essere considerato come un vero e proprio condensatore di funzioni: uffici, showroom, zone per allestimenti temporanei e ampia area destinata alle sfilate. Viene quindi a meno la dichiarazione formale delle funzioni contenute all’interno dei vari edificati. Tanto da esser completamente stravolto il layout distributivo interno degli edifici preesistenti con coperture a shed, all’interno dei quali si giunge a creare perfino un unico open space, ribaltando invece la netta distinzione in fabbricati distinti ma accostati, esplicita all’esterno. L’intervento complessivo si pone come un inserimento, a volte nascosto a volte dichiarato, all’interno di un guscio preesistente del quale però viene mantenuta la funzione solo esclusivamente di quinta “urbana”. Idealmente il dipendente che passeggia all’interno di questa “Gucci town” si trova in un ambiente che dichiara esteticamente il suo retroterra storico-culturale ma che non mostra, se non alzando lo sguardo verso la torre contemporanea, l’attuale funzione dell’edificio.

Gucci Hub. Piuarch 2016, Milano. Credit ©Piuarch

Questo tema diventa il marchio non solo del progetto, ma anche della nuova direzione presa dall’azienda Gucci, che vuole scardinare l’idea che moda sia estetica che si fonda su delle radici storico-culturali. Infatti, gli interni dell’intero Hub sono curati dal Direttore Creativo di Gucci Alessandro Michele, che pone all’interno dei veri e propri gioiellini di antiquariato da un lato e di design ultracontemporaneo dall’altro. Una sorta di San Vitale in chiave civile, che vede trasformare la bellezza e raffinatezza interna dei mosaici in un’accurata sistemazione di design d’interni e che mantiene all’esterno un aspetto sobrio e rassicurante. Solo entrandovi all’interno si può veramente capire a pieno l’espressione artistica del luogo.

Interni Gucci Hub. Alessandro Michele, 2016, Milano. Credits ©Elle

Viene quindi spontaneo chiedersi come mai all’interno di un elaborato processo di distinzione tra quinta urbana ed interni si sia deciso di creare una torre “alla contemporanea”? Certo si tratta di un forte landmark per il luogo, ma è davvero necessario? Non è forse una citazione fin troppo letterale del concetto alla base della Fondazione Prada, che ormai fa già da scuola per il restauro delle archeologie industriali?

Gucci Hub. Piuarch 2016, Milano. Credit ©Piuarch

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