Una città a vocazione turistica che riesce ad aumentare il numero di visitatori annuali e il benessere di chi vi abita è il sogno di ogni cittadino. Aumentare l’offerta dei luoghi destinati alla cultura, all’intrattenimento e al conseguente benessere che questo comporta dovrebbe essere il fine di ogni giunta comunale; a Rimini sembrerebbe che ci stiano riuscendo, come dimostrato dal primo posto ottenuto nella classifica stilata da Il Sole 24 Ore per quel che riguarda l’indice del tempo libero, posizionandosi davanti a Firenze e Venezia.

L’iconica cittadina del turismo balneare da decenni attrae vacanzieri italiani e stranieri grazie al mix vincente di luoghi destinati allo svago e di una vasta offerta etno-gastronomica dovuta alla ricchezza del territorio e della rinomata cucina Romagnola.

Rimini è quella città che prova continuamente a rinnovare se stessa, rimanendo al passo con i tempi; dall’attenzione alla salute di chi si immerge nelle acque del litorale romagnolo – grazie al Piano di salvaguardia della balneazione (PSBO) e al mega impianto di depurazione in costruzione, terzo più grande in Europa – allo zelo mostrato nei riguardi dei trasporti ecosostenibili – è la prima città italiana a lanciare i monopattini elettrici da prendere in affitto, noleggiabili grazie a un’applicazione.

Rimini, dove la cultura rinasce

La città è stata quasi completamente rasa al suolo durante il secondo conflitto mondiale, trattamento riservatogli a causa della posizione strategica lungo la Linea Gotica, rendendola di fatto un importante baluardo nazi-fascista. Questa situazione è confermata dal coefficiente di distruzione che è stato successivamente calcolato, percentuale che coinvolse l’82% del totale degli edificati; un triste primato nazionale che ha lasciato segni indelebili nel tessuto cittadino.

Subirono ingenti danni il teatro comunale, rinominato nel 1947 Amintore Galli, e altri monumenti, quali l’Arco d’Augusto, il Tempio Malatestiano, il gli edifici del potere cittadino, il palazzo dell’Arengo e del Podestà: è proprio da questi luoghi iconici che parte la storia di Federico Fellini (1920-1993), nato e cresciuto a Rimini fra le due grandi guerre.

Uno degli ultimi interventi di ricostruzione post-bellica, riguarda proprio il Teatro Galli, oggetto di un complesso intervento di restauro filologico che ha investito la cavea e i palchi della sala; l’apertura della 70^ Sagra Musicale Malatestiana alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del maestro Riccardo Muti e delle principali cariche politiche cittadine e regionali è avvenuta all’interno del teatro, inaugurato lo scorso 28 ottobre.

“L’unico vero realista è il visionario”

Questo famoso aforisma felliniano ben riassume la personalità del riminese, un vero e proprio “pataca” romagnolo; iscritto al liceo classico della città, fin da subito si evince che lo studio non fa per lui. Entra in contatto con il gestore del cinema Fulgor e guadagna piccole somme eseguendo caricature degli attori celebri del momento da esporre in loco. Questo cinema affascinerà per il resto della vita Federico, tanto da averlo evocato in numerose pellicole, fra le quali spiccano Amarcord – ambientato proprio nella cittadina natale – e Roma.

Nel 1939 decide di lasciare Rimini alla volta di Roma, dove inizia a collaborare come sceneggiatore; da questo momento in poi la strada che lo consacrerà al mondo come uno dei migliori registi di sempre è segnata.

Federico Fellini. Credits@wikipedia

Il Museo, nuovo centro culturale cittadino

Il prossimo 20 gennaio sarò il centenario della nascita di Fellini, a la città non vuole farsi cogliere impreparata. Il nuovo Museo diffuso non vuole solo essere un omaggio al Genio ma, dalle dichiarazioni del sindaco Andrea Gnassi, si pone l’obbiettivo di essere

[…] una chiave per riprenderci il Castello malatestiano, per far si che piazza malatesta non sia una landa desolata di asfalto che ha come sfondo un castello o aveva un teatro che era un capannone con una palestra. Il museo Fellini è la chiave per un grande investimento che va dal corso d’Augusto, dal Fulgor, al Castello

Il progetto si sviluppa su alcune aree del centro storico, connettendo due edifici-polarità; il primo è il neoclassico palazzo Valloni,  progettato da Giuseppe Valadier nel 1787 e divenuto poi cinema proprio nel 1920, il secondo Castel Sismondo, residenza malatestiana degli anni della Signoria.

All’interno di palazzo Valloni, sede del neonato cinema Fulgor – riaperto il 20 gennaio del 2018 dopo sette anni di interventi di consolidamento e restauro – si indagheranno le origini dell’immaginario felliniano, osservando le opere del regista attraverso una lente che mette a fuoco i forti legami con la terra d’origine.

Castel Sismondo è il gioiello rinascimentale edificato nel XV secolo sotto il mecenatismo del signore della città, Sigismondo Pandolfo Malatesta; la storia della Rocca si relazionerà a Fellini con tecniche digitali all’avanguardia, video proiezioni, i disegni, le immagini, i set e i costumi utilizzati da Federico durante le riprese.

Castel Sismondo. Credits@luciobove

Indispensabile è l’apporto della collezione della Fondazione Federico Fellini, ente nato nel 1995 per espressa volontà della sorella del regista, Maddalena, la cui attività viene perpetrata dal Comune a partire dal 2015.

Il Castello è una macchina spettacolare con le suggestioni felliniane famose a livello mondiale: la fontana di Trevi con Anita Ekberg che vi si immerge, frammenti tratti dal Amarcord con i suoi personaggi caricaturali, vere e proprie macchiette della Rimini di inizio Novecento, una stanza con un misto di tecnologia e poesia dove, soffiando su una piuma, voleranno le pagine del Libro dei sogni e molto altro ancora.

Fra i due poli si trova il CircArmarcord piazza d’Arti, un progetto di riqualificazione di piazza Malatesta, dell’area che collega il Fulgor con il Castello; fino a pochi anni fa era un parcheggio, dove le tristi colate di catrame dell’asfalto arrivavano a ridosso delle mura quattrocentesche della Rocca, ma progetti già avviati stanno puntato a valorizzare il patrimonio storico-urbanistico della città, rendendo l’area fruibile pedonalmente.

Museo Fellini, una delle installazioni previste dietro il palazzo dell’Arengo. Credits@bologna.repubblica

È già parzialmente realizzata l’area verde con attigua arena per gli spettacoli all’aperto mentre il secondo stralcio progettuale prevede uno spazio esterno dedicato al nuovo Museo d’arte moderna e contemporanea ospitato in alcune sale dei trecenteschi palazzi del Podestà e dell’Arengo; il centro storico viene a dotarsi di ulteriori aree pedonali dedicate ai cittadini e ai turisti, percorribili da chiunque.

Ai 9 milioni di euro stanziati dal Ministero dei beni Culturali nel febbraio 2017 se ne sommano altri 3, per un totale di 12 milioni dedicati al Piano Strategico Grandi Progetti Culturali.

Stando alle dichiarazioni del Sindaco:

Nelle nostre intenzioni il Museo Fellini dovrà avere lo stesso ruolo e centralità del Museo Guggenheim per Bilbao. Un motore e attrattore di cultura e d’arte, che ha l’ambizione di coprire un suo spazio preciso nella grande rete museale internazionale. Non sarà un sacrario immobile ma l’esaltazione dinamica e mai ferma dell’eredità più elevata lasciata dal Maestro: il ‘tutto si immagina’

A cent’anni dalla nascita di Federico Fellini, la città prova a rendergli onore; se anche il Time inserisce il Teatro Galli di Rimini tra le 100 esperienze da vivere nel 2019 -World’s Greatest Places 2019-, ci auguriamo che il Museo Fellini possa entrare fra quelle del 2020.

Dicendola alla Fellini, “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare“.

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