Cosa ci fa nella seriosa ex capitale dell’Impero Austro Ungarico fra vetrine di fine pasticceria e negozi Swarovski un nuovissimo museo, definito dai fondatori il “museo del futuro“? Nuovo in tutti i sensi, poiché scardina ogni caratteristica Icom applicabile alla definizione museo. Chiamarlo museo è un azzardo? Probabilmente sì, eppure non è possibile ignorare una realtà che è sempre più diffusa nel mondo, ci piaccia o no. I ‘quirky museums’ sono sempre più diffusi, eccentrici, fatti per curiosi, fanatici o semplicemente al passo coi tempi, essi sono sempre più appetibili, unitamente alle ‘mostre pop up’ ed attraggono una moltitudine di giovani appartenenti alla cosiddetta ‘generazione z‘.

Selfie bubble lollipop, fonte pagina Instagram del No filter Museum

Selfie al No Filter Museum, fonte pagina Instagram del No filter Museum

Il No filter museum, ribattezzato presto come ‘Instagram Museum’ o ‘Selfie Museum’, si propone come ‘personificazione’ di Instagram, ossia un luogo fisico dove ritrovare e toccare con mano oggetti e sensazioni che prima erano vivibili solo virtualmente con app fotografiche, le stesse che ci permettono di fare foto con colori fluo, effetti e filtri posticci,  che tanto ci piacciono.

Ecco quindi ben 24 stanze, vere e proprie installazioni a tema con ogni genere di sfondo e oggetti con cui giocare e interagire, scattare foto da condividere sui social. È un luogo di aggregazione, di divertimento effimero. Così come lo è la sua durata, poiché non sarà un museo permanente. È infatti un museo temporaneo aperto fino a fine marzo, poi probabilmente sarà smantellato e farà tappa in altre città, come una novella rock band in tournée.

no filter museum

Selfie di gruppo con l’installazione che riproduce un armadio al No filter Museum, fonte bbc.co.uk

Il museo è nato grazie a due giovani economisti Nils Pepe e Petra Scharinger i quali dichiarano che lo scopo della loro invenzione è avvicinare i giovani all’arte e spingerli a visitare i musei.

Secondo Petra Scharinger: “il numero di giovani che visita musei è drasticamente crollato, quindi stiamo cercando di combattere questo fenomeno usando proprio i social media. Anche se non tocca a noi educarli, oggi la gente trascorre molto tempo sul proprio dispositivo mobile. Così abbiamo pensato di combinare questa abitudine con qualcosa di concreto, un’esperienza divertente. Questo è il museo del futuro. Penso che sia il futuro dei musei. Il punto principale è che non si tratta solo di selfie, ma anche di divertirsi, essere in grado di interagire mentre si sperimenta l’arte”.

I fondatori del No Filter museum Nils Pepe e Petra Scharinger che fanno un selfie con le installazioni messe a disposizione, fonte bbc.com

Considerato che il costo per visitare le installazioni è di ben 25 euro ci risulta un po’ difficile credere che lo scopo principale sia avvicinare i giovani al museo, visitare i Musei Vaticani costa 17 euro, per esempio.  Ma su una cosa non si può non essere d’accordo, è verissimo che il fenomeno social è inarrestabile, così come la voglia di non prendersi troppo sul serio. Quindi è plausibile pensare che queste realtà rispondano ad un bisogno di gran parte del mercato culturale espresso da un target di persone dai 16 ai 28 anni che vede l’esperienza culturale anche come divertimento, intrattenimento e  condivisione.

Selfies al No Filter Museum, fonte dailymail.co.uk

Nelle varie sale ci si confonde fra sfondi multicolor, palline di plastica come bubble gum, stampe, gadget, colori, tappeti, bolle di sapone, sedie stravaganti, palloncini, specchi, accessori, cibo finto e coloratissimo, coriandoli e glitter, fenicotteri rosa giganti, specchi deformanti, insomma tutto è una wunderkammer del selfie a disposizione per 90 minuti di orgiastici autoscatti. In pratica un mondo incantato per blogger e influencer, che fanno dei loro scatti un vero e proprio business su Instagram.  Molti di essi infatti  già hanno risposto entusiasti della novità e hanno annunciato che presto visiteranno Vienna proprio per vedere il museo, così come hanno fatto per altre realtà, come ad esempio l’Ice Cream museum di Los Angelers, altro temporary museum da cui trae spunto,probabilmente, questo viennese.

Selfie nella stanza con fiori al No filter Museum, fonte Vienna.at

La mission del museo recita “be part of the art” invita cioè a farsi opera d’arte con gli strumenti cool messi a disposizione, a rimescolarli, a personalizzarli. Una gara al selfie perfetto, più trendy e più cliccato e poi la corsa a rivedere i like guadagnati. Un luna park dell’autostima fugace, quella che crea l’illusione di essere stato per breve durata e allo stesso tempo creatore e oggetto della propria arte, replicabile all’infinito, con buona pace del buon vecchio Walter Benjamin.

Copertina della pagina Instagram del No filter museum, fonte pagina Instagram del No filter Museum

Tuttavia basterebbe studiare un po’ l’arte contemporanea e capire tutte queste innovative idee da dove vengono. Il movimento dada, il ready-made, la pop art le opere d’arte viventi e body art di Piero Manzoni e potremmo ancora continuare … insomma dal punto di vista artistico nel 2019 non abbiamo inventato niente, escludendo il mezzo tecnologico, la dimensione social, ma questo non  appartiene alla categoria artistica in senso stretto.

Selfie nella sala da the del No Filter Museum, fonte bbc.co.uk

Ci viene da pensare che sarebbe bello, una volta scesi dalla ‘giostra’, se dopo questo sfrenato divertimento autocelebrativo i fruitori del Museo dei selfie attravessassero la strada per andare a visitare anche le chiese e i veri musei che sono lì a pochi passi; poiché se è vero che non vi è cultura senza divertimento, è pur vero che non vi è affatto cultura con il solo divertimento. Ma come disse qualcuno: ” Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza“.

 

Immagine di copertina Selfie nella sala delle palle colorate al No Filter Museum di Vienna, fonte Vienna.at
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