Il padiglione tedesco dell’esposizione internazionale di Barcellona, 1929, è considerato l’edificio manifesto della poetica dell’architetto Ludwing Mies Van Der Rohe, 1886-1969, nonché di tutta una corrente architettonica che ha rivoluzionato l’idea di architettura di tutto il Novecento.

Padiglione tedesco, Esposizione Internazionale di Barcellona, 1929. Des Van Der Rohe

Il Padiglione di Barcellona nasce da una composizione di piani e linee che si incontrano dolcemente creando degli spazi ampi e comunicanti, dotati di perfezione e flessibilità. La perfezione ricercata da Mies sta nell’assenza di dettagli, less is more, creando un’architettura pura e liscia, priva di peso e di struttura gravosa e emblema dell’innovazione tecnologica dell’industria edilizia.

Padiglione tedesco, Esposizione Internazionale di Barcellona, 1929. Des Van Der Rohe

La preziosità di questo edificio è data dalla capacità dell’architetto di integrare materiali di differente natura, scandendo la loro diversità su piani e superfici che vivono in attrazione reciproca.

Mies Missing Material, Barcelona 2017

Un intervento temporaneo fa di questo prezioso edificio un oggetto di profonda discussione della critica architettonica, un momento di riflessione del rapporto tra passato e nuovo.

L’istallazione “Mies Missing Material“, opera degli architetti catalani Anna e Eugeni Bach, va ad operare sulla materiacità dell’architettura di Mies, andando a de-materializzare le superficie.

Mies Missing Material, Barcelona 2017

Pannelli di vinile bianco sono stati sovrapposti alle superfici cromate di travertino, marmo e onice, eliminando anche gli ultimi elementi di dettaglio presenti in questo spazio, ben oltre il “less is more”.

Mies Missing Material, Barcelona 2017

L’istallazione ha lo scopo di riflettere sul ruolo delle superfici asettiche dell’architettura, sulla percezione dei materiali in un contesto costruito e sulla ricerca dello spazio autentico in un’architettura cosi famosa.

Le intenzioni sono state premiate dalla fondazione Van Der Rohe, che da subito ha seguito l’idea degli Bach, ma questa decisione ha sollevato non pochi dubbi da parte della critica architettonica.

L’azione di “celare” un edificio è ormai un immagine quotidiana nello scenario dell’arte, basti pensare alle istallazioni land art di Christo e Jeanne Claude, ma l’intento di privare un edificio di tale importanza della sua preziosa natura lascia molti perplessi.  Gli stessi obiettivi sarebbero stanti raggiunti ugualmente costruendo un modello neutro allo spazio antistante o in un luogo ancor più asettico come un museo o una galleria, come tante copie esistenti di arte e scultura.

Mies Missing Material, Barcelona 2017