In occasione del cinquecentenario della sua nascita, il Palazzo Ducale di Venezia decide di dedicare una mostra “diffusa e permanente” per esaltare il genio di uno dei suoi artisti più prolifici. Nato e cresciuto a Venezia, Jacopo Robusti – in arte Tintoretto, il cui nome indica la professione di tintori della sua famiglia d’origine – progetta la maggior parte della sua produzione per gli spazi urbani della sua città natale, riservando una grande attenzione per la relazione che la Pittura doveva intratteneva con il luogo in cui si collocava.

Un legame così profondo e radicato quello tra Dipinto e Spazio nella produzione artistica del Tintoretto, tanto che a distanza di tantissimo tempo non ci è ancora consentito (e speriamo non lo sia mai) conservare le sue opere lontano dal loro contesto di ubicazione originaria. Questo il motivo per il quale ci è ancora possibile vedere i suoi dipinti esattamente lì dove il pittore stesso li ha lasciati, superbi e immortali. Un fenomeno inconsueto se consideriamo la grande fama che già a suo tempo circondava l’artista, considerato emblema della contemporaneità cinquecentesca e che lo portò ad essere celebrato instancabilmente anche nei secoli a seguire.

Ma il suo genio, e di conseguenza il suo successo, non si ferma semplicemente alle sue indiscutibili doti grafiche e compositive, bensì è stato il frutto di una mente brillante molto attenta alla rendita economica della sua attività unita ad una profonda esigenza innovativa del suo mestiere.

È risaputo che durante la sua carriera, Tintoretto fu un abilissimo arrivista e stratega commerciale. Infatti, nonostante la sua incredibile passione per i soggetti religiosi, si specializza nella ritrattistica. Le famiglie più potenti e abbienti di quel periodo amavano farsi ritrarre come simbolo di prestigio, e questa sua precisione realistica nel rendere le fattezze umane gli diede la possibilità di affermarsi tra le classi benestanti. Inoltre, era anche un fautore del lavoro in velocità: sviluppò una tecnica innovativa a base di colori ad olio (gli oli hanno un tempo di asciugatura molto più lenta rispetto alle tempere ad uovo) che gli permisero di ridurre i tempi di preparazioni disegnando quasi direttamente sulla tela con la possibilità di modificare la composizione in corso d’opera prima che l’asciugatura fosse giunta a conclusione.

Era solito anche riciclare i bozzetti preparatori di un dipinto per poterne produrre uno successivo con maggiore facilità e addirittura l’intera tela quando questa non aveva trovato un acquirente o parte di essa se poteva essere inserita all’interno di una nuova composizione.

Tintoretto, Susanna e i Vecchioni, 1555

Insomma, una genialità creativa a tutto tondo che non rilega la figura di Tintoretto ad un semplice disegnatore manieristico, ma a quella di un uomo di successo che fece della sua Personalità la fonte primaria della sua notorietà e della sua stabilità economica. Esaltando, allora come ora, una cifra espressiva unica e intramontabile.

 

Avete tempo per visitare la mostra fino al 31 ottobre 2018.
Per maggiori informazioni vi rimandiamo al sito ufficiale.

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