Nei Paesi Arabi la volontà di seguire linee occidentali per la costruzione di edifici è sintomo di ricerca di modernità ed integrazione. Sono noti i riferimenti all’architettura moderna come nel caso del Burj Khalifa a Dubai, il grattacielo più alto del mondo, che ha un’evidente analogia con il progetto mai realizzato del grattacielo Illinois di F.L. Wright.

Seguendo la ricerca dell’occidentalizzazione estetica il Qatar chiama Jean Nouvel, già noto nell’ambiente arabo per aver realizzato a Parigi l’Istituto del mondo arabo e ad Abu Dhabi il Louvre, per progettare il nuovo museo nazionale. Il nuovo progetto nascerà come un ampliamento dell’edificio Abdullah bin Jassim Al Thani, la storica residenza dello sceicco che fu sede del governo per 25 anni ed oggi è uno dei monumenti più importanti del Qatar. La sfida colta da Nouvel è nell’integrazione dell’edificio esistente con un nuovo intervento contemporaneo con l’obiettivo di trasformare il nucleo in un nuovo monumento altamente riconoscibile. La prima azione dell’iter progettuale è stata la fusione del vecchio con il nuovo: la scelta è stata di  non  porsi come continuazione lessicale delle forme del precedente edificio, ma sperimentare un’evoluzione che vuole diventare il nuovo landmark della città e quindi discostarsi dalla cultura architettonica locale.

Il nuovo museo presenta all’interno numerose gallerie di arte permanenti, delle aree adibite ad esposizioni temporanee, due caffetterie, un ristorante e un bookshop. Questa differenza di funzioni è espressa da una differente angolazione dell’elemento decorativo esterno: dischi, quasi navicelle spaziali, che si inseriscono l’uno nell’altro a creare suggestive intersezioni. L’architetto ha definito quest’ampio complesso decorativo come una rosa del deserto e in effetti la somiglianza, se si guarda l’edificio complessivo, è evidente. Questo fiore roccioso del deserto diventa qui un nuovo modo per esprimere un’architettura che non ha ancora trovato una propria identità contemporanea come l’architettura araba-musulmana.

Questo progetto porta sulle proprie spalle una forte componente organica nelle volumetrie ma anche nella ricerca del dettaglio: il rivestimento delle superfici è composto da pannelli poligonali diversi tra loro che uniti vanno a creare, una composizione molecolare della struttura della roccia. Queste lastre che ad una prima vista appaiono irregolari e casuali, in realtà presentano una composizione formata da sette pannelli di diversa geometria con una modalità unica d’incastro.

Museo Nazionale del Qatar. Jean Nouvel 2019, Doha Qatar. Credits ©JeanNouvel

Dal punto di vista planimetrico l’intero complesso museale si configura come un anello aperto solo in corrispondenza della preesistenza, il palazzo dello sceicco, che crea al suo interno una piazza a cielo aperto. La forma del complesso porta con se una forte carica sociale tipica del mondo occidentale. La sperimentazione, o provocazione, proposta da Jean Nouvel sta nell’inserimento di una piazza, luogo di socializzazione ed interazione, in una regione geografica dove la cultura rigida lascia poche occasioni di aggregazione.

La cultura araba ha storicamente rallentato l’evoluzione dello stile architettonico in linea con la vita religiosa e sociale, ma con questi tentativi contemporanei gli stati del Medio oriente dimostrano la volontà di integrazione e di modernità delle loro città.

Questo crea dei contrasti tra la tradizione e il futuro, portando a delle discordanze politiche e popolari sulla scelta dello stile da seguire. Affidare la costruzione di un museo nazionale ad un architetto europeo è stata una scelta ardua volta alla ricerca di integrazione dello stile con sensibilità ed efficacia.  Il contrasto tra i due mondi è ancora evidente ma lo stesso dibattito ha portato alla nascita di un edificio complesso nelle volumetrie e nelle struttura, dove le forme libere dimostrano l’identificazione di un elemento statico in landmark, sconfiggendo le barriere culturali.

Museo Nazionale del Qatar. Jean Nouvel 2019, Doha Qatar. Credits ©IwanBaan

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